La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 25 aprile 2021

4a Domenica di Pasqua anno B

La Parola: At 4,8-12 Sal 117 1Gv 3,1-2 Gv 10,11-18:

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

La presenza del vescovo in parrocchia, anche se nella nostra piccola Diocesi non è un fatto straordinario, è sempre un evento significativo. Se poi l’occasione è una celebrazione a carattere diocesano nella nostra chiesa parrocchiale, come è la veglia per la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, allora diventa davvero un momento di gioia e impegno per tutti noi. La comunità di Sergnano si è anche preparata con la preghiera di giovedì, il consueto momento serale di adorazione proprio con intenzioni vocazionali. Certo che se il Signore dovesse tener conto della ‘quantità’, cioè del numero di sergnanesi accorsi in chiesa per chiedere nuovi sacerdoti alla sua Chiesa di Crema, potremmo restare senza vocazioni almeno per un secolo, e se già adesso alcune parrocchie della diocesi devono rinunciare ad avere il prete residente, in futuro andrà sempre peggio. Per fortuna almeno Dio Padre non guarda il numero delle persone o la quantità delle preghiere né tantomeno la somma delle offerte. Sapendo però della attuale carenza di giovani nel nostro seminario impegnati nella verifica per il cammino verso il sacerdozio, per non parlare delle vocazioni alla vita religiosa femminile, qualche domanda sulla serietà e profondità della nostra preghiera al Padre perché non lasci mancare i segni della chiamata a una particolare vicinanza a Gesù, credo sia indispensabile farcela. Preghiamo poco o preghiamo male? Pur ammettendo che possiamo sempre pregare di più, sia personalmente che comunitariamente, credo che il vero problema sia sulla qualità della nostra preghiera, sullo stile fondamentalmente sbagliato di tante nostre preghiere per le vocazioni. Finché chiediamo a Dio di toccare il cuore di qualcun altro, di un qualcuno che abita chissà dove e chissà quando, senza avere il coraggio e la decisione di offrire innanzi tutto noi stessi alla volontà di Dio, possiamo continuare a illuderci che le nostre giornate di preghiere bastino. Sì, forse bastano, ma solo per tranquillizzare le nostre coscienze per aver compiuto anche questo dovere. Che cristiani saremmo se non chiedessimo a Dio operai per la sua messe, secondo il suo insegnamento? Ma in effetti con che coraggio chiediamo a Dio di ascoltare la nostra voce se poi noi non siamo affatto disponibili per primi ad ascoltare la sua. Le vocazioni non piovono dal cielo, ma crescono dalla terra e senza il nostro impegno quotidiano a vivere secondo lo stile di Gesù non possiamo pensare di aver preparato un buon terreno perché possa germogliare e crescere qualche decisione di condivisione più radicale dell’amicizia e della vita di Gesù. Sono profondamente convinto che perché possano sorgere buoni pastori ci deve essere innanzitutto un buon gregge, all’interno del quale poi la voce del Buon Pastore possa risuonare con dolcezza e forza e trovare più facilmente risposte entusiaste e convinte. Le due cose certo vanno insieme, ma è meglio cominciare subito a chiedere al Signore quello che anche lui vuole per noi, cioè che tutti diventiamo sempre più pronti ad ascoltare la sua voce perché sappiamo poi diffonderla ciascuno nel proprio ambiente di vita, famiglia, scuola e lavoro, così che qualche giovane cuore possa di nuovo risuonare con più convinzione al ritmo del cuore di Cristo pronto ad offrire la sua vita, come Gesù, per il bene di tutti.

(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/0SMnPt9Tnbw ) 


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione e appassionato di montagna alla sua prima uscita quest'anno


© Riproduzione riservata

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