Crema News - Il bene è destinato a lasciare un segno Don Natale Grassi Scalvini, con il suo nuovo amico

Cremasco, 25 gennaio 2025

III Domenica Ordinaria A​ ​

 La Parola: ​​Is 8,23-9,3  Sal 26 1Cor 1,10-13.17 Mt 4,12-23

 Dal Vangelo secondo Matteo ​Mt 4,12-23

 Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo, loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. ​

Parola del Signore.

 

(Don Natale Grassi Scalvini) Vedendo i grandi della terra che si accapigliano ancora per possedere dei pezzi di terra, che sia l’Ucraina o la Groenlandia non fa differenza, fa pensare a come anche ai nostri giorni sia ritenuto importante il luogo fisico dove si svolge la storia dei popoli. Non voglio dare adesso un giudizio o un parere sulle mire espansionistiche di Russia e Stati Uniti ma trovo una interessante somiglianza con i vangeli. Anche gli evangelisti infatti sembrano molto attenti ai luoghi concreti, la Galilea, il lago di Tiberiade, Cafarnao, di cui si ricorda anche l’antico nome della regione di cui fa parte, cioè Zabulon e Neftali, oltre il Giordano, dove appunto si sono svolti gli eventi che riguardano Gesù. Potremmo subito pensare allora che noi non c’entriamo niente con queste storie, visto che viviamo in tutt’altro luogo e in tempi molto lontani e diversi. Ma credo che l’attenzione degli evangelisti alla localizzazione precisa dei fatti ci suggerisca che in realtà gli eventi della salvezza non capitano a caso o chissà dove: adesso sono proprio qui e tra di noi.

La grandezza della istituzione parrocchiale, su cui si fonda da secoli l’esperienza della fede nei nostri territori, penso si mostri proprio nella sua collocazione concreta in un determinato territorio. La comunità cristiana, unita dalla fede e dall’amore, guidata dallo Spirito Santo, ha bisogno davvero di un luogo preciso e di strutture concrete per poter vivere in pienezza il proprio rapporto spirituale con Dio. 

Sappiamo bene che Gesù spesso e volentieri insiste molto sull’aspetto spirituale e interiore della fede, certamente perché voleva smarcarsi nettamente da una concezione tipica del suo tempo troppo materialista ed esteriore, legata a luoghi e tradizioni umane che pian piano erano riuscite a offuscare se non cancellare completamente il valore della intenzione personale e della partecipazione profonda ai riti e ai modelli di comportamento.

Noi invece, spinti da una società che vuole espellere dal mondo concreto, quello dell’economia, della politica, del lavoro e dei rapporti sociali, tutti i riferimenti al sacro e alla spiritualità, ritenendole adatte al massimo ai piccoli o alle persone fragili e anziane, dobbiamo riprenderci e recuperare al più presto il valore della realtà concreta della nostra vita dove devono fiorire visibilmente i frutti della fede. 

Non si tratta ovviamente di impegnarci a farci vedere e mettere in bella mostra, come in una vetrina, le opere della fede, ma sicuramente dobbiamo tenere sempre presente che la fede senza le opere è ben poca cosa. Le piccole parrocchie della nostra diocesi hanno sicuramente tanti problemi legati alla esiguità dei numeri costringendole così a unirsi tra loro in unità pastorali per proporre esperienze significative. Ma ricordarsi ogni giorno di avere delle radici ben fondate in un luogo, cioè una parrocchia, ben preciso e circostanziato ci permette di avere e far crescere legami profondi che anche quando si increspano per le inevitabili differenze di vedute e di modi di operare, trovano comunque una soluzione nell’impegno comune di far continuare e crescere ogni giorno le nostre più profonde convinzioni e le opere comuni della nostra fede.

Magari quello che possiamo fare noi qui e ora è ben poco rispetto alle necessità del mondo ma sicuramente il bene che noi facciamo è destinato a lasciare un segno non solo nella storia delle nostre piccole comunità ma anche al mondo intero, perché oggi tutti possano vedere il nostro impegno e comprendere che in esso ci sono dei semi di speranza per un futuro di pace da costruire insieme.

don Natale