Crema, 06 febbraio 2026
(Andrea Biraghi) C’è anche Crema nella macchina dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026. Tra i volontari impegnati nelle competizioni di hockey su ghiaccio ci sono infatti tre cremaschi: Michelangelo Ventura, Paola e Riccardo Vernisi, attivi tra le sedi di Milano Santa Giulia e Rho.
Una presenza che racconta il territorio e il suo coinvolgimento in uno degli eventi sportivi più importanti al mondo. I tre fanno parte di un gruppo ampio e molto eterogeneo, composto da persone di età diverse — dai 18 ai 70 anni — e provenienti da più Paesi, con una significativa presenza femminile.
Il loro compito è legato al supporto organizzativo, in particolare all’area stampa: accompagnamento di giornalisti e fotografi, gestione delle postazioni, informazioni operative e aiuto negli spostamenti all’interno degli impianti. Un lavoro continuo, spesso lontano dai riflettori, ma essenziale per il buon funzionamento delle gare.
Negli ultimi giorni l’attività si è concentrata tra Rho e Milano, dove una partita dell’Italia, vinta 4-1, ha richiamato circa 10mila spettatori, restituendo la dimensione dell’evento e dell’attenzione del pubblico. L’ambiente, raccontano i volontari, è dinamico e collaborativo: ritmi serrati, ma anche un forte senso di squadra e di appartenenza alla macchina olimpica.
Dal punto di vista pratico, ai volontari viene fornito abbigliamento completo, con pasti garantiti durante i turni e libero accesso ai mezzi pubblici di Milano per gli spostamenti. Gli alloggi non sono previsti, un aspetto noto fin dall’inizio e parte dell’organizzazione del servizio. «Si corre molto, ma c’è rispetto e attenzione per chi lavora», spiegano.
Grande attenzione è riservata anche agli aspetti tecnici, a partire dalla qualità del ghiaccio, elemento centrale per l’hockey su ghiaccio. «È un dettaglio delicatissimo: basta poco perché non sia all’altezza. Dietro c’è un lavoro di professionisti iniziato mesi fa, non solo sulla pista ma anche sugli spazi comuni».
Solo in chiusura emerge il percorso personale di Michelangelo Ventura, che segue l’hockey da anni e lo ha vissuto anche a livello europeo, tra Praga, Germania e Svizzera. «Con l’assegnazione delle Olimpiadi ho deciso di mettermi in gioco». Una scelta che nasce dalla passione sportiva, ma che oggi si traduce in un’esperienza concreta, vissuta da cremasco, dentro uno degli eventi simbolo dello sport mondiale.