Crema News - Crema - Benessere digitale, con un patto I presenti alla discussione

Crema, 02 aprile 2025

Patto di comunità: espressione entrata nell'uso della politica, della sociologia, della pedagogia contemporanee, ma non Patto digitale.

Questo è l'ultimo nato all'interno della sua famiglia, ma forse è il più intrigante, perché può tentare di incidere positivamente su un focus tematico di impellente attualità, il rapporto fra bambini/ragazzi e smartphone, Internet, social. 

L'argomento è stato discusso in Sala Alessandrini, con la presenza di Marco Gui, docente associato di Sociologia dei media all'università di Milano- Bicocca, che da pochissimi anni ha lanciato l'idea, in collaborazione con il Centro di ricerca Benessere digitale della stessa Università, Mec, Aiart e Sloworking.

Moderatore l'educatore Alessio Pacifico; promotori, con il patrocinio del comune di Crema, l'Istituto comprensivo Crema 2 e l'Istituto comprensivo Crema 1.

La proposta di buttarsi a capofitto nell'iniziativa era stata del dirigente scolastico Piero Bacecchi.

Il problema in effetti è generale e va affrontato tramite un coordinamento sinergico fra scuola, famiglia, agenzie educative plurime e territorio nel suo complesso.

Marco Gui, nella prima parte dell'intervento, ha illustrato i risultati della recentissima ricerca in materia Eyes up (benessere digitale), evidenziando in modo puntuale il rapporto tra uso precoce di smartphone e social e apprendimento scolastico, la relazione fra digital divide e appartenenza sociale dei ragazzi, l'evoluzione nelle diverse età di tali dinamiche.

In un secondo momento si è entrati nel vivo dell'argomento spiegando che cos'è un Patto digitale e a cosa serve, cioè sostanzialmente a tracciare linee condivise, concordate tra genitori, insegnanti, alunni e portatori di interesse in senso ampio circa età di approccio a questi ambienti digitali, modalità di contatto, tempistiche, gradualità, presa di autonomia progressiva dei ragazzi secondo scansioni razionali e non estemporanee, magari prendendo spunto dalle recenti raccomandazioni di Milano.

È seguito infine un dibattito a più voci, con numerose domande e relative risposte, a dimostrazione di come in città l'argomento sia educativamente sensibile.

Ora bisognerà costruire i vari step procedurali, costituire gruppi di lavoro, sensibilizzare gli assenti, agire in via regolativa sull'esistente e in via preventiva sul futuro.

È stata una serata di vera comunione di intenti, essendo preoccupazione di tutti che i nostri giovani imparino a vivere onlife in maniera equilibrata e consapevole, conciliando offline e online e non rinunciando al loro Dna di nativi digitali, ma coniugando l'ormai imprescindibile virtuale con la realtà effettuale, una realtà fatta ancora di relazioni, di motivazioni, di emozioni, di conoscenze che passano attraverso le emozioni, secondo la "warm cognition" di Daniela Lucangeli e delle neuroscienze più avanzate.