Crema News - Tempo di guerre e invasioni (LIV)

Crema, 17 gennaio 2022

(Luigi Dossena) Cinque giornate di Milano, dal 18 al 22 marzo 1848, con il cremasco Ottaviano Vimercati che s mette in mostra sulle barricate. Anche a Crema arrivano gli echi della rivolta contro gli austriaci e anche qui i cremaschi scendono in piazza. E' il 19 marzo quando nella sommossa vengono uccisi sei cremaschi. Qualche giorno dopo, il 25, ben 20mila soldati austriaci passano in città, in fuga da Milano, al comando del maresciallo Radetzky che pernotta a casa di Enrico Martini. Restano tre giorni e se ne vanno con nove ostaggi. Il 30 marzo arriva Luciano Manara, che guida la rivolta. Viene formato un governo provvisorio di Crema, al vertice del quale c'è Fortunato Albergoni, il quale il 1° aprile accoglie re Carlo Alberto, che è ospite, anche lui, di Enrico Martini. Due settimane più tardi Albergoni viene sostituito da Giacomo Guarini che diventa Podestà. Le sorti della guerra arridono agli austriaci che tornano in Lombardia e rientrano in Crema con squadre di Ussari e Ulani, il 1° agosto e i patrioti cremaschi fuggono in Piemonte.

Nel 1850 viene scattata la primo fotografia a Crema. Immortala la famiglia Chiappa, con dodici persone che sono i progenitori del dottor Chiappa fondatore della omonima farmacia.

Tra una guerra e l'altra arriva anche un'epidemia di colera, nel 1855 che stermina 524 cremaschi (su una popolazione di 48mila).

Arriva il treno. Siamo nel 1856, quando Crema decide di concorrere con altri paesi del territorio per acquistare terreni sui quali passerà la ferrovia. Per avere questo servizio, le aree acquistate dai comuni dovranno essere cedute gratuitamente alla Società delle strade ferrate che vi costruirà la ferrovia da Cremona a Crema e a Treviglio, per poi andare a Milano (sembra oggi).

Siamo nel 1858 quando vengono costruiti i giardini pubblici nella zona di Porta Serio. Lì c'era un laghetto formato dalle rogge Crema e Fontana che sarà prosciugato per far spazio alle piante. Ma è sempre la guerra a scandire i tempi, con gli austriaci di nuovo in rotta e di passaggio in città, il 12 giugno 1859, inseguiti dall'esercito piemontese e francese. Per rendere la fuga efficace, gli austriaci abbattono il ponte sul Serio. Viene nominato un nuovo podestà, Luigi Viola che non ha vita facile, visto che il 1° agosto Enrico Martini e i suoi adepti si scontrano con gli amministratori. La sommossa viene sedata dalla Guardia nazionale in arrivo da Lodi e nel ruolo di podestà è nominato Girolamo Fadini. Nella città teatro di passaggi di truppe arriva anche il re Vittorio Emanuele II. E' il 19 settembre e non è ancora re d'Italia. Viene ospitato nel palazzo Terni. Il 23 ottobre ha fine la provincia Lodi-Crema, con la nostra città che viene staccata e aggregata a Cremona, ma con la qualifica di capoluogo di circondario.

Il conte Enrico Martini resta molto attivo nella politica non solo locale e fonda il settimanale L'eco di Crema, il cui direttore è Ferdinando Meneghezzi, professore di latino al Ginnasio.

Il 5 marzo 1860 viene nominato il primo sindaco di Crema che è Angelo Cabini.

Arriviamo al 1860, quando il 5 maggio da Quarto parte la spedizione dei Mille, agli ordini del generale Giuseppe Garibaldi, della quale faranno parte 67 cremaschi.

Ma questa è un'altra storia, la prossima.


Ottaviano Vimercati, cremasco alle Cinque giornate di Milano

Re Carlo Alberto, ospite a Crema nel 1848

L'eco di Crema, settimanale di Enrico Martini diretto da Ferdinando Meneghezzi

Lapidi che ricordano i cremaschi caduti nelle guerre d'indipendenza

Editto per la fiera

Angelo Cabini, primo sindaco di Crema

La prima foto scattata a Crema, 1850

Le Cinque giornate di Milano


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(Luigi Dossena) Siamo nel 1797, nel mese di dicembre e ci sono i francesi che con la loro rivoluzione, rivoluzionano anche il calendario. E così nel mese di fruttidoro dell'anno primo cisalpino (appunto dicembre 1797) ecco apparire in città il Cittadino cremasco, primo quotidiano della storia. Passiamo il secolo per vedere che nel 1804 il demanio di Lodi decidere di vendere il castello di Porta Serio, il quinto maniero della storia di Crema, che affonda la sua costruzione nel 1335. La vendita a tre lodigiani è finalizzata alla sua demolizione e frutta 34mila lire. La distruzione del castello avviene nel 1809 a opera del capomastro Gaetano Viscardi e sullo spazio che si crea verranno costruite, nel 1822, le abitazioni che vanno da quello che una volta era l'albergo Sole, in piazza Garibaldi a Porta Serio.

Atto di forza di Napoleone che vuole imporsi al potere della Chiesa e lo fa nominando i vescovi. Tommaso Ronna, parroco a Milano in S. Babila, nel 1806 viene nominato undicesimo vescovo di Crema, ma la bolla viene emessa ufficialmente solo il 28 marzo 1812.

Nel 1806 muore a Bologna la celebre cantante Brigida Giorgi. Aveva 49 anni ed era celebre in Italia ed Europa per la sua splendida voce. Era figlia di un suonatore ambulante che girava le vie di Crema e del cremasco. Sempre nel 1806 la città annovera ben sei caserme dove vivono numerosi gendarmi, per preservare l'ordine e difendere la dominazione francese. Servirà a poco perché a breve torneranno gli austriaci. Ancora nel 1806 viene istituito in città l'ufficio del registro, mentre nel 1809 si inaugura il cimitero maggiore, in via Camporelle, nel posto dove è ancora oggi, su progetto dell'anno precedente dell'ingegner Antonio Maridati. Sempre quest'anno è aperta in città una casa per i vecchi indigenti, l'albergo dei poveri. In autunno, sul campanile di S.Bernardino, secondo per altezza in città, si installa il telegrafo ottico, un sistema di comunicazione basato sulla luce che permette di passare notizie a grandi distanze in tempo relativamente brevi.

Il 20 aprile 1814 gli austriaci rientrano in Crema. E' la fine del regno d'Italia e in città i nuovi padroni danno ordini al podestà Benvenuti. L'anno successivo nasce il Lombardo Veneto, con tanto di giuramento del consiglio comunale di Crema nella sala del consiglio.

Siamo nel 1816 quando gli austriaci ristabiliscono la provincia Lodi Crema, che resterà attiva fino al 1859 (anno in cui cade il Lombardo Veneto), ma che vedrà il capoluogo sempre e solo a Lodi. Sempre in quell'anno grandi feste in città per la visita di tre giorni dell'imperatore d'Austria Francesco I, ospite a palazzo Benvenuti, oggi sede del seminario, con il musicista Stefano Pavesi che lo allieta con la sua musica nel teatro del Piermarini. In questa occasione l'imperatore concede il titolo di città regia a Crema.

Intanto un nobile cremasco inventerà una pistola a più colpi, senza però brevettarla. Ma questa è un'altra storia, la prossima.


(LII)

(Luigi Dossena) Primi anni del XIX secolo che vedono nascere e fiorire a Crema grandi musicisti che si affermano ben più lontano delle mura amiche, quattro dei quali, per sorte, videro la luce in via Civerchi. Ebbero i natali in quella via Giovanni Bottesini (1821), Ranuncio Pesadori (1800), Vincenzo Petrali (1830) e parecchio prima Francesco Cavalli (1602). Contemporaneo dei primi tre fu Giovanni Vailati, nato a S. Stefano nella cascina Torchio nel 1815, artista cieco, chiamato il Paganini del mandolino e amico di Giuseppe Verdi, con il quale suonava spesso. Vailati venne chiamato alla corte della regina Margherita per far ascoltare la sua arte. Prima di lui, portò la musica di Crema in Italia Stefano Pavesi, nato nel 1779 a Casaletto Vaprio. Lui suonò davanti a Francesco I, l'imperatore d'Austria venuto a Crema, accolto nel teatro del Piermarini e omaggiato della maestria di Pavesi.

Ma in quei tempi a far parlare di sé fu il nobile Cesare Rosaglio (1788-1857). Rosaglio sarebbe passato alla storia come l'inventore del revolver. Infatti nel 1830 fabbricò una specie di fucile con caricatore a cinque colpi, che divennero poi sei e infine dodici. Siamo nel 1826, anni prima che Colt brevettasse la sua pistola a ripetizione, chiamandola Revolver (dal latino revolvere, ritornare) appunto perché, grazie al tamburo rotante, dopo un colpo in canna ne arrivava un successivo. Colt passò alla storia, Rosaglio no. Ma del suo fucile a ripetizione oggi ne esistono ancora tre esemplari: uno a Torino, nell'armeria reale, uno a Venezia e uno a Crema, a casa di un privato.

Al di là di musicisti e inventore, gli albori del XIX secolo vedono fatti importanti. Per esempio, la costruzione del piazzale Rimembranze nel 1817, opera dell'ingegner Luigi Massari e quella del viale di S. Maria che, partendo dal piazzale arriva fino alla Basilica, la nascita degli 'Stalloni' nel terreno dell'ex convento S. Maria Mater Domini, la demolizione del Ghirlo, che chiudeva a est piazza del Duomo, dando così origine alle odierne quattro vie. Nel 1819 Crema viene dotata di una rete di scolo, la città è tombinata in modo che le acqua piovane e i rifiuti vengano convogliati nelle tre rogge centrali e poi nel Serio. Nel 1825 Antonio Allocchio apre la prima agenzia di assicurazione, mentre nel 1830 viene abbattuta la chiesa di S. Agostino, dismessa da oltre trent'anni. Ci furono anche scempi, come l'abbattimento della cupola della chiesa di S. Agostino, nel 1809 perché faceva ombra al telegrafo ottico...

Sempre in quegli anni a Crema si gioca la prima partita di pallone, ma questa è un'altra storia, la prossima.


LIII

(Luigi Dossena) Siamo nella prima metà del XIX secolo, quando a Crema la vita media è di 30 anni e quattro mesi, ma scende a 22 anni e 4 mesi nelle campagne.

L'inizio del secolo è percorso dalla vicenda di Paolo Ghedi, sarto cremasco autore di efferati delitti, impiccato poi a Campisico di Capralba nel 1816 e anche oggi ricordato con una lapide nel bosco Canito nella località nota come Busa da Ghed.

Tempo di grandi novità per la città, che vede l'istituzione del corpo dei pompieri, nel 1835, dove il comando è affidato all'ingegner Luigi Massari, vero fac totum cittadino, autore di opere importanti, come piazzale Rimembranze e il viale S. Maria. Morirà nel 1847, a 90 anni, dopo aver scritto un libro di memorie, prezioso documento della storia della sua epoca. Sempre in quell'anno la diocesi di Crema si stacca da Bologna e viene assoggettata a Milano per volere di papa Gregorio XVI. Arriva un'epidemia di colera, nel 1836, che uccide 175 persone in città (su 8410 abitanti) e 564 nel cremasco (che contava 38.043 residenti). Arriva in città Ferdinando I d'Austria che era stato a Milano per ricevere la corona ferrea di re del Lombardo Veneto. Il 18 settembre è ospite con la consorte Maria Carolina di Savoia del conte Girolamo Vimercati.

Nel 1841 si fonda l'istituto delle Figlie della carità, oggi Canossiane, con sede nell'odierna via Urbino. L'anno successivo viene costruito, su progetto del lodigiano Baldassarre Corbetta il mercato austroungarico che sarà dedicato all'imperatore Francesco I ed è il primo mercato coperto di Crema. Dal 1843 c'è un servizio di diligenza con Milano per chi vuole andare nella capitale. Sarà Antonio Rampazzini a condurre la società di trasporti che ha sede nell'odierno palazzo Marazzi.

Arriva la prima banca. Nel 1843 entra in attività la Cassa di risparmio delle province lombarde, con sede in piazza Duomo. Resterà lì fino agli albori del 2000. Arriva anche la prima partita di pallone, con tanto di manifesto celebrativo. E' il 12 giugno 1844 e scendono in campo appena fuori Porta Serio due formazioni di sei giocatori, contraddistinti dai colori nero bianchi e gialloblu formati dalle famiglie Benzoni e Benvenuti.

Nel 1845 apre la prima biblioteca, con sala di lettura capace di contenere 80 persone e nel 1847 il comune delibera di costruire il Campo di Marte, che sarà adibito alle manovre militari della fanteria e della cavalleria. Sarà utilizzato per scopi militari fino al 1918 per poi essere trasformato in un giardino pubblico.

Il 18 marzo Milano insorge contro gli austriaci. E' la prima delle cinque giornate e il maresciallo Radetzky emette un editto di ammonimento contro chi si volesse associare alla rivolta.

Ma questa è un'altra storia, la prossima.