Referendum giustizia, FI e Udc invitano a firmare

Crema, 16 luglio 2021

Appello di Forza Italia e Udc ai cittadini perché si rechino a firmare per indire un referendum sulla giustizia. In questi giorni ci sono i banchetti della Lega che raccolgono le firme per sei referendum sul tema della giustizia.

Questi i sei quesiti:

Candidature al Csm, via il vincolo delle firme

Attualmente un magistrato che voglia candidarsi al Consiglio superiore della magistratura deve raccogliere dalle 25 alle 50 firme. «Ciò significa - lamentano i promotori - che per poter presentare la propria candidatura deve ottenere l’appoggio di una delle correnti interne». Il quesito referendario mira, dunque, ad abrogare il vincolo delle firme, contenuto nella legge 195 del 1958, (Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della magistratura), e permettere così a tutti i magistrati di candidarsi, senza dover sottostare al condizionamento delle correnti. Sul meccanismo elettorale vigente (collegio unico nazionale e voti di preferenza), che non viene toccato dal referendum, sono all’esame del Parlamento diverse proposte di modifica. La Commissione Luciani nominata dal governo ha proposto, ad esempio, il voto singolo trasferibile.


Responsabilità civile, rivalsa diretta sulle toghe

Il quesito punta ad abrogare parti della legge 117 del 13 aprile 1988 (Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati) e successive modifiche. Normativa che venne introdotta subito dopo la vittoria, con l’80% dei voti, del referendum radicale del 1987. L’obiettivo, spiegano i promotori, è di «ridurre la specialità della disciplina della responsabilità dei magistrati, permettendo al cittadino leso nei propri diritti dalla condotta del magistrato di poterlo chiamare in giudizio direttamente». Mentre oggi ci si può rivalere contro lo Stato che successivamente può fare lo stesso verso la toga. Fatto che non avviene quasi mai. La tesi di partenza è che al «grande potere di cui gode la magistratura in Italia non corrisponde un adeguato obbligo per i propri membri di rendere conto delle eventuali decisioni sbagliate assunte».


Nella valutazione professionale dei magistrati dare più spazio alla componente non togata

Questo quesito interviene sul decreto legislativo numero 25 del 2006, che istituisce - secondo la legge 150 del 2005 - il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e rinnova la disciplina dei Consigli giudiziari. Sono gli organi dove si valuta anche la professionalità dei magistrati. L’obiettivo è di superare l’attuale situazione che, secondo i proponenti, quando si tratta di discutere o valutare lo status dei magistrati, vede «esclusa dalle discussioni e dalle votazioni su questi temi la componente minoritaria "non togata" (avvocati e professori universitari). L’abrogazione consentirebbe, dunque, anche a tale componente di esprimersi sulla qualità del lavoro dei magistrati, «superando il principio della giustizia solo interna alla magistratura». Il quesito si sovrappone a varie iniziative di riforma, compresa quella del governo.


Separazione delle carriere tra pm e giudici per promuovere "sano antagonismo tra poteri"

Il quesito sulla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente è il più lungo e articolato. La richiesta di abrogazione di parti di testi legislativi sulla materia rileva come presupposto che nel corso della loro carriera i magistrati «passano più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa». Questa «contiguità tra il pubblico ministero e il giudice rischia di creare uno spirito corporativo» e di «compromettere un sano e fisiologico antagonismo tra poteri, vero presidio di efficienza e di equilibrio del sistema democratico». Il quesito punta a «stabilire che il magistrato, una volta scelta la funzione giudicante o requirente all’inizio della carriera, non possa più passare all’altra». L’Associazione magistrati ha sempre difeso, invece, l’unità delle carriere come garanzia di indipendenza della giurisdizione.


Carcere preventivo, limiti alla possibilità di usarlo

La custodia cautelare, vale a dire la detenzione in carcere prima della sentenza di condanna, secondo Lega e radicali, si è trasformato negli anni «da misura con funzione prettamente cautelare a vera e propria forma anticipatoria della pena, con evidente violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza». Il quesito, dunque, tende a «limitare la possibilità di ricorrere alla carcerazione preventiva prima dell’emanazione di una sentenza definitiva di condanna». E lo fa chiedendo l’abrogazione di un articolo del testo del decreto del presidente della Repubblica numero 447 del 1988, (Approvazione del Codice di procedura penale), come risultante dalle modificazioni e integrazioni successivamente apportate. Delle tre circostanze per cui si ricorre alla custodia cautelare (inquinamento delle prove, pericolo di fuga e reiterazione del reato) il quesito interviene solo sulla terza.


Condannati incandidabili, si vuole abrogare la norma

Il decreto legislativo 235 del 2012 (la cosiddetta legge Severino) prevede che in caso di condanna per alcune specifiche ipotesi di reato sia applicata automaticamente la sanzione accessoria dell’incandidabilità alla carica di parlamentare, consigliere e governatore regionale, sindaco e amministratore locale. Il quesito referendario che ne chiede l’abrogazione intende «abolire l’automatismo per quanto riguarda i termini di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza, lasciando al giudice la decisione, caso per caso, se comminare, oltre alla sanzione penale, anche la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici e per quanto tempo». Secondo alcuni cosituzionalisti potrebbero esserci dei problemi di legittimità in quanto la norma recepisce disposizioni anticorruzione di livello sovranazionale.


Ecco gli appelli di Udc e Forza Italia


Udc

"Sono più di trent’anni che attendiamo una vera Riforma della Giustizia senza vederne mai il traguardo. Solo tappe sovente inconcludenti. Una giustizia non giusta, “cattiva”, delegittima il sistema-paese e lo discredita non solo nei confronti dei Cittadini ma anche nei rapporti con i partner europei e mondiali. 

Pensiamo che sulla Giustizia sia arrivato il tempo di affidare al popolo sovrano il diritto di esprimersi rafforzando contemporaneamente il rapporto di fiducia tra magistrati e cittadini! 

L’Udc aderisce con convinzione a questi referendum perché non sono contro qualcuno ma pro: pro Giustizia. L’Udc sostiene il referendum perché vuole una giustizia più efficiente, giusta, equa! 

Attualmente una siffatta giustizia colpisce sia gli imputati nel diritto costituzionale ad avere un giudizio dai tempi ragionevoli sia le parti civili.  

Il degrado che ha raggiunto il terzo potere costituzionale esige una visione molto più ampia e lungimirante insieme ad un maggiore impegno da parte della Politica. 

L'esternazione della volontà di riformare il potere giudiziario, per via legislativa ordinaria, appare come “una necessità” da affrontare più per dovere d'ufficio presentando, in tal modo, più di un elemento di scarsa attendibilità. 

Riteniamo che la chiamata al voto sui Referendum del corpo elettorale sulla modifica della legge possa costituire un ottimo deterrente al continuo chiacchiericcio. 

Per la raccolta delle firme l’Udc parteciperà ai tavoli insieme ai Promotori e invita i Cittadini e simpatizzanti a sottoscrivere i Referendum ai tavoli oppure nel proprio Comune di residenza".


Forza Italia

"In sintonia con gli indirizzi forniti dal Coordinatore Nazionale On. Antonio Tajani anche in Provincia di Cremona Forza Italia collaborerà con il Partito Radicale e con la Lega per la raccolta delle firme a sostegno dei sei referendum sulla giustizia giusta.

Il Coordinamento Provinciale riunitosi ieri sera ha confermato il sostegno convinto alla campagna referendaria, anche perché il nostro partito da sempre sta denunciando che il sistema giudiziario italiano necessita di una profonda riforma per renderlo efficiente e per fornire più garanzie ai cittadini.

Il sistema correntizio che ha caratterizzato il governo della Magistratura italiana negli ultimi decenni ha soppiantato il criterio del merito ed ha penalizzato i tanti magistrati che con grande professionalità svolgono ogni giorno il loro lavoro.

Crediamo che il percorso iniziato in Parlamento e promosso con forza dal Ministro Cartabia possa essere ulteriormente stimolato dall’espressione del voto popolare.

Abbiamo chiesto ai nostri Sindaci, consiglieri provinciali e comunali di collaborare con gli amici della Lega e con gli esponenti locali del Partito Radicale nell’attività di autenticazione delle firme raccolte presso i banchetti su tutto il territorio provinciale già dal prossimo fine settimana. Nei prossimi giorni chiederemo di dar vita ad un coordinamento tra le diverse forze politiche che condividono questa battaglia di civiltà per dare ancora più concretezza al nostro impegno. I nostri iscritti e sostenitori potranno dare il loro contributo rivolgendosi ai referenti locali di Forza Italia. 


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