Ripalta Guerina, 20 febbraio 2026
(Annalisa Andreini) Efrem Morelli ospite del Panathlon Club Crema a villa Toscanini: la passione per lo sport è tutto per tenere alta l’asticella. Con lui Paolo Morabito, consigliere regionale Fin (Federazione Italiana Nuoto Lombardia), Alberto Lancetti, delegato provinciale del Coni e, infine, Claudio Garozzo, delegato provinciale Fin. Presente anche la sezione Junior del Club Panathlon di Crema.
Al centro della serata lo sport, e in particolare il nuoto, visto come strumento inclusivo.
Dopo i saluti istituzionali del presidente Massimiliano Aschedamini, Efrem Morelli, ha raccontato il percorso delle sue Olimpiadi, delle sue due medaglie (di bronzo nel 2016 e d’argento a Parigi nei 50 metri rana, nel 2024, che aveva al collo) oltre che di un’infinità di quarti posti: “Ci vuole passione ma è necessario aver chiaro un obiettivo prefissato che si porta avanti. Non è sempre semplice, bisogna essere motivati e mantenere la concentrazione. Ci sono anche dei momenti difficili con tante delusioni e sconfitte, ma anche soddisfazioni”.
Cosa ti ha insegnato la fatica nello sport?
“È un banco di prova importante per affrontare tutte le difficoltà della vita, comprese le malattie”.
Com’è la tua routine quotidiana?
“Sette giorni su sette di allenamenti: al mattino nuoto prima del lavoro( un’attività in proprio) negli spazi aperti che ho a disposizione grazie alla Società Baldesio e nella piscina comunale coperta e al pomeriggio palestra, anche se adesso ho ridotto un po’ il carico di lavoro”.
Come ci si sente durante le Olimpiadi?
“È un’esperienza di vita diversa.
Cambia la pressione e le aspettative sono altissime perché tutti gli atleti soffrono e lavorano per questa gara particolare per quattro anni. Si sogna da sempre questa realtà ma poi si deve fare i conti anche con se stessi, come è accaduto per il pattinatore statunitense, nominato re del ghiaccio di queste Olimpiadi in corso, che si è sfogato sui social per gli errori inaspettati durante i salti quadrupli”.
E per il futuro?
“La carta d’identità non gioca a mio favore (ho 47 anni) però, finché mi sento ancora competitivo e riesco ad allenarmi, mi pesa di più l’idea di smettere che quella di cercare di continuare. Di solito ho sempre valutato anno per anno se gareggiare o meno. Stavolta invece voglio provare a mettermi in gioco più a lungo termine e qualificarmi per le Olimpiadi di Los Angeles 2028”.