Terremoti, battaglie e vita a Crema nel XII secolo

Crema, 31 gennaio 2022

(Luigi Dossena) Il dodicesimo secolo per Crema è caratterizzato da eventi bellici e terremoti. La nuova città, ceduta nel 1098 a Cremona da Matilde di Canossa, non ne vuole sapere di stare sotto il gioco dei cremonesi e si allea a Milano, diventando la spina nel fianco di Cremona, avamposto milanese dal quale controllare il nemico. A dire il vero, l'anno precedente alla fondazione di Crema, siamo nel 1065, gli storici annotano un primo forte terremoto che colpisce Milano. Passano una cinquantina d'anni e nel 1117 c'è altro evento sismico, ben più tremendo che va avanti per tre giorni, distrugge Piacenza e Cremona e fa danni anche a Crema. Quel terremoto segna la fine dell'architettura romanica. Gli edifici saranno ricostruiti in stile gotico.

Infine nel 1185, ecco il terzo terremoto, che va a colpire Milano e che anche a Crema porta distruzione. Dopo questi eventi ci sarà costruzione ex novo del duomo di Crema, ma prima si metterà mano, per opera del vescovo Oberto, della stirpe di Dovera, fratello du Bellaflora e capo della chiesa cremonese, al duomo di Cremona.

Detto degli eventi naturali, il XII secolo vede Crema dare battaglia sempre contro Cremona e non sempre le sorti delle guerre sono a lei favorevoli.

La prima guerra vera che vede in campo Crema a fianco di Milano è portata nell'anno 1111 contro Lodi Vecchio (Laus Pompeja) che viene rasa al suolo. I cremonesi non stanno di certo a guardare e due anni più tardi attaccano Crema e la occupano. Ma non per molto perché ne vengono scacciati. Nel 1116 si assiste ancora a un assalto con saccheggio del castello di Crema e la devastazione si compie con il terremoto dell'anno successivo che distrugge anche il vecchio duomo. Ma Crema sa rimettersi in piedi e dieci anni più tardi la vediamo alleata a Milano in una fortunata spedizione a Como che arride agli assalitori.

Dal 1129 al 1130 si assiste alla ribellione di Crema non solo contro il potere temporale di Cremona, ma anche contro quello ecclesiastico. Di qui un nuovo assalto sotto le mura cittadine portato dai cremonesi. Ma la battaglia non arride agli assalitori perché i milanesi arrivano in forze a dar man forte a Crema e l'assalto viene respinto.

Siamo nel 1132 quando Cremona cambia strategia. Emissari vanno dall'imperatore Lotario II per chiedere la sua collaborazione. Lotario, infastidito dal fatto che Milano gli aveva preferito Corrado e lo aveva nominato imperatore al suo posto, compie la sua vendetta cingendo ai primi di novembre l'assedio a Crema. Lotario però, vista la strenua resistenza dei cremaschi, ma soprattutto avvertito che stavano arrivando le truppe milanesi in gran numero, decide di lasciar perdere e si ritira.

Tutto questo non porta i cremonesi a migliori consigli, tanto che nel 1139 c'è la sanguinosissima battaglia di Ripalta Arpina, allora sede di un castello. Anche in questo caso però i cremaschi vincono e respingono i cremonesi. In quel luogo ancora oggi c'è un posto chiamato I morti della Motta che ricorda la battaglia.

Arriviamo al 1146, quando accade un fatto importante. Corrado II invia in Italia dalla Germania il vescovo di Costanza. Il vescovo di Cremona coglie la palla al balzo e indica i cremaschi come ribelli. Il legato imperiale ammonisce i cremaschi e ordina loro di mettersi a disposizione della chiesa cremonese, pena una multa di mille lire d'oro. Sarà l'inizio della storia che vedrà poi la discesa dell'imperatore Barbarossa.


Nei disegni, la vita a Crema nel 1111; L'imperatore Lotario; la città di Cremona; il Duomo lesionato dal terremoto del 1117; Il duomo di Piacenza dopo il terremoto; spedizione di Crema e Milano contro Como; i danni al duomo di Crema; la battaglia della distruzione della Laus Pompeja; l'ingresso dei cremonesi con i carroccio a Crema (1113).


Le altre puntate


(prima puntata)

Crema, 22 dicembre 2021

(Luigi Dossena) Questa è la storia di Crema, studiata attraverso testi di storici insigni, ma anche analizzando leggende e fatti che attraversano i secoli ma lasciano una traccia. Nelle case, nelle battaglie, nei monumenti fino a giungere ai nostri tempi.

Ma per arrivare fin qui, è bello capire e conoscere quel che c'è stato tanti e tanti anni fa. Attraverso i disegni che danno volto alla futura città di Crema e ai suoi illustri personaggi che ne hanno plasmato il destino, passo dopo passo.

Quindi, ecco la storia, ma anche un po' la leggenda, della nostra città.

Quando venne fondata Crema? Sicuramente dopo l'anno Mille. Ma la leggenda dice che qualcuno aveva in mente e non solo in mente questa città già molti anni prima. E qui siamo solo nella leggenda.

Non ci sono documenti storici che certifichino la fondazione di Crema, datandola nel VI secolo dopo Cristo, ma Pietro da Terno, vissuto nel XV secolo afferma che la città venne fondata il 15 agosto 570. La fondazione partì proprio da quella che oggi è la piazza del Duomo, dove si dice ci fosse una chiesa dedicata a S. Maria della Mosa (vedi disegno). Venne costruita una piccola rocca e il conte Cremete (vedi disegno) divenne il signore di Crema.

Da quell'accadimento, di Crema nei secoli a venire non si trova traccia. Ci sono riferimenti a paesi del cremasco, come Ricengo, in un documento del 26 agosto 842; Castel Gabbiano, 12 gennaio 862, Casale Cremasco, qualche anno più tardi (data incerta).

Fino all'anno 926, quando entrano in scena quattro donne che saranno fondamentali per l'inizio vero della storia di Crema.

Ma questa è un'altra storia. La prossima



(seconda puntata)

Crema, 27 dicembre 2021

(Luigi Dossena) La storia di Crema e del cremasco comincia nel X secolo e protagoniste saranno cinque donne.

La prima di loro è Rotruda Roza, figlia di Walperto, giudice alla corte di Pavia, in seguito moglie di Gisalberto, capostipite dei conti gisalbertini. Rotruda Roza era la favorita del re di Francia, Ugo I, il quale era solito a soggiornare a Pavia quando veniva in Italia. Rotruda darà anche un figlio al re di Francia e resterà accanto a lui per molto tempo. Fin quando il re la concede in sposa a Gisalberto, capitano del re e nativo di Vailate. Ma prima di questo avvenimento succede un accadimento che cambierà la storia. L'imperatrice Adelaide ha 16 anni quando nel 947 sposa Lotario, quarantenne figlio di Ugo I. Nel 951 viene rapita e portata a Verona da Berengario II, che la vuole sua sposa. Adelaide lo rifiuta e viene rinchiusa in un castello a strapiombo sul lago di Garda. Gisalberto e Adalberto Atto sono i capitani delle guardie del corpo di Ugo I e vengono incaricati di andare a liberare l'imperatrice. Siamo nel 951 quando il 20 aprile viene rapita Adelaide. I due cavalieri organizzano la sua liberazione, che avviene il 20 agosto dello stesso anno, con l'aiuto anche di un prete di nome Martino che permette di nascondere l'imperatrice. I due cavalieri portano a compimento la loro missione con successo e riportano l'imperatrice Adelaide a Lotario suo sposo. Per riconoscenza l'imperatore concede in sposa Rotruda Roza a Gisalberto e come dono per la liberazione di Adelaide concede tutto il territorio dell'Insula Fulcheria a Gisalberto, mentre ad Alberto Atto viene donato il territorio di Canossa (marca di Tuscia, ducato di Spoleto, ducato della bassa Lorena). Gisalberto muore nel 956, lasciando in eredità il territorio al figlio Lanfranco I.



(terza puntata)

Crema, 30 dicembre 2021

(Luigi Dossena) Nasce prima dell'anno Mille la seconda donna alla quale è legata la storia di Crema. Si chiama Richilda (o Richilde) ed è della genia dei conti di Camisano, paese dove sorgeva un castello. E' contessa Gisalbertina e va in sposa nel 1016 a Bonifacio di Canossa, cavaliere del re di Francia Ugo I, figlio di Tedaldo, a sua volta figlio di Adalberto Atto e uno degli uomini più potenti di quel secolo. Ottiene il suo potere aiutando Enrico II a deporre Arduino, che si era proclamato re d'Italia. Il matrimonio avviene poco dopo l'anno Mille. Lei porta in dote i grandi territori dell'Insula Fulcheria, ma la coppia non riesce ad avere figli e Richilda muore, tra il 1034 e il 1037, lasciando l'Insula Fulcheria nella disponibilità di Bonifacio che in seguito, nel 1037 sposa Beatrice di Lotaringia dalla quale avrà tre figli: Beatrice, Federico e Matilde. I primi due morirono presto e i beni del padre passarono alla figlia Matilde la quale, incredibilmente gelosa della prima moglie del padre, che evidentemente non poteva aver mai conosciuto, ordirà vendette postume. Bonifacio muore ucciso da una persona che riteneva amica, trafitto da una freccia durante una battuta di caccia (1052).


(quarta puntata)

Crema, 10 gennaio 2022

(Luigi Dossena) Tutta colpa della stella cometa. Nel 1066 passa vicino alla terra la cometa di Halley (che transita ogni 76 anni circa) e proprio in concomitanza del suo passaggio, secondo gli storici, viene fondata Crema. A mettere le basi della nostra città saranno Enrico II, della dinastia dei conti Gisalbertini e sua moglie Belisia, figlia di Ruggero, conte di Soresina, seconda donna molto importante per le origini della nostra città. I due si sposano forse nel 1064 e di certo abitano nel castello di Cremosano. Il nome del paese deriva da Crem, altura e Moso, cioè altura che sta nella terra del Moso. La coppia decide di spostarsi da Cremosano e va qualche chilometro a sud del Moso, dove mette le basi per la fondazione della nostra città che viene chiama Crema, cioè luogo che sta più in alto. Infatti, dove ci furono i primi insediamenti, nell'attuale piazza del Duomo e dintorni, è proprio il luogo più alto della zona (78 metri slm). Prima della fondazione di Crema c'è anche il primo documento che ufficiale che parla dell'Insula Fulcheria. Siamo nel 1040 quando viene citata l'Izola Fulcherii.

Tra i primi insediamenti c'è il monastero di S. Benedetto (nell'attuale piazza Garibaldi), ma all'epoca già ci sono già costruzioni a Ombriano. Inoltre, Enrico II e la moglie Belisia hanno possedimenti in molte zone del cremasco: Izano, Offfanengo, Vailate, Casaletto Vaprio, Campagnola, Ricengo, Bottaiano, Aire Bressanoro (Castelleone), Almé, Mozzanica.

Dalla coppia nascerà Ruggero che diventerà prima vescovo di Volterra e poi arcivescovo di Pisa.


(quinta puntata)

Crema, 10 gennaio 2022

(Luigi Dossena) Bellaflora da Dovera, sorella del vescovo di Cremona Osberto, sposa Alberto II, conte di Soncino, nel 1114. E' figlia di Donella e di Alberto conte di Bergamo. Bellaflora era la rappresentante della più alta aristocrazia cremasca, ma aveva in sé anche tracce di quelle lodigiana, bergamasca, e cremonese. La famiglia di Bellaflora prende origine da Rotruda Roza, moglie di Gisalberto I, che diede origine al feudo dell''Insula Fulcheria. Rotruda diede un figlio al re di Francia, Ugo I, alla quale venne dato il nome di Rolinda. Lei sposò in seconde nozze il conte Bernardo della corte di Sospiro alla quale diede una figlia di nome Donella, a sua volta madre di Bellaflora. In quei tempi le donne sposate a uomini potenti reggevano di fatto le sorti dei castelli e delle zone sulle quali dominavano. I mariti, troppo impegnati in guerre, alleanze e trame non avevano tempo e soprattutto tornavano di rado a casa. Di qui la necessità di imparare l'arte di governare, che Bellaflora mise a segno con maestria e destrezza, da Cremona, dove risiedeva, governando i possedimenti suoi e del marito.

Bisogna sottolineare come nell'XI secolo nella zona cremasca c'erano ben 77 castelli, per non parlare dei conventi, anch'essi dominio assoluto delle donne badesse. La famiglia di Bellaflora fondò il monastero dei santi Cosma e Damiano a Dovera. E Crema, da poco fondata e ancora giovane città, a quei tempi subisce le intemperanze delle corti e dei domini. Come quello di Matilde di Canossa.


(sesta puntata)

Crema, 13 gennaio 2022

(Luigi Dossena) Tutta colpa del vescovo di Bergamo se Crema ha avuto una prima fioritura, dopo la sua fondazione, avvenuta intorno al 1066, della quale non vi è traccia certa, visto che il primo accenno è in un documento stilato a Offanengo nel 1074 nel quale si cita Rozo da Crema. La storia racconta che in quei tempi il potere della chiesa era molto grande. Tuttavia anche i vari nobili cercavano di contare i più possibile sul territorio. Fatto è che la discendenza dei Gisalbertini avrebbe voluto molto volentieri andare a dettare legge in quel di Bergamo, prima dell'anno 1100, ma vescovo di quella città proprio non ci stava a cedere nulla. Così le attenzioni dei Gisalbertini si spostarono verso Crema e il territorio dell'Insula Fulcheria (citato per la prima volta in un documento del 1040 firmato dall'imperatore Enrico III). Fatto è che verso la fine dell'XI secolo ci sono due cugini che rivaleggiano. Sono Gisalberto IV ed Enrico II, conte di Soncino, sposo di Bellaflora, anche lei nobile da Dovera. Mentre Gisalberto IV punta su Ombriano, centro già allora fiorente e tra i principali della zona, diventato più importante dopo il decadimento di Palazzo Pignano, il cugino invece sta dalla parte opposto, vicino al Serio. Tra i due c'è gara a chi riesce a ottenere più privilegi e alleati. Gisalberto IV strizza l'occhio ai francesi e rivitalizza Ombriano. Inoltre fonda il priorato di Cluny di S. Paolo d'Argon e investe grandi risorse nel monastero a regola clunicense di Ombriano (maggio 1079) che dona ai frati per la salvezza dell'anima sua e di sua moglie Matilde. Non è da meno Enrico II con la sua sposa Belisia che costruisce il monastero di S. Benedetto, che offre ai monaci benedettini di Monte Cassino. Ma sul finire del 1100 il potere dei Gisalbertini termina con l'abbandono di Crema verso Cremona, dove c'è il vescovo Oberto di Dovera, fratello di Bellaflora che comincerà la costruzione del duomo dopo il disastroso terremoto del 1117.

Intanto a Crema va al potere un'altra famiglia di nobili che nella figura di Benzone Benzoni vede il primo potestà di Crema, nel 1102.

Ma prima di tutto questo arriva Matilde di Canossa e il suo odio verso la città di Crema per motivi di gelosia.


(settima puntata)

Crema, 18 gennaio 2022

(Luigi Dossena) Districtum de insula Fulkerii. Fu Enrico III, re di Germania e d'Italia, non ancora nominato imperatore che, nel 1040, stila un documento dove per la prima volta viene citata l'Insula Fulkerii. Il documento è indirizzato a un vescovo e a un marchese. In quell'anno, il 5 ottobre, troviamo il nome di Richilda dei conti di Camisano che era la prima sposa di Bonifacio di Canossa, morta nel 1036. Dobbiamo ricordare che Bonifacio faceva parte della scorta di Enrico II, che morirà senza eredi, sin dal 1021. Bonifacio compare anche come grande elettore di Corrado II, quando questi venne eletto imperatore, nel 1027. Dopo aver assunto questo importante titolo, Corrado II nomina marchese Bonifacio. La circostanza è curiosa. Corrado II deve andare a Roma dal Papa e arriva a Lucca, dove chiede ospitalità al marchese Ranieri. Questi gliela nega e Corrado II, molto arrabbiato, cinge d'assedio la città, la conquista, destituisce Ranieri e nomina marchese al suo posto Bonifacio, che faceva parte dei suoi elettori e prende il nome di Bonifacio di Canossa. Quando Bonifacio resta vedovo, nel 1036, diventa proprietario dei possedimenti della moglie Richilda, cioè di quella che sarà nominata Insula Fulcherii nel documento del 1040 da Enrico III. In quel documento, quindi, il re si rivolge a Bonifacio e al vescovo di Cremona Hubaldo, ufficializzando il dominio di Bonifacio su questi terreni, tacitando così i Gisalbertini parenti della moglie che ne volevano almeno una parte. Inoltre, nel 1040, Bonifacio partecipa al matrimonio di Corrado II a Niberga, in Germania del nord e in quell'occasione conosce Beatrice di Lorena, che sposa poco dopo in seconde nozze.


(ottava puntata)

Crema, 24 gennaio 2022

(Luigi Dossena) 1098, annus horribilis per Crema che il 1° gennaio viene regalata a Cremona da Matilde di Canossa. Perché la contessa cedette la nostra città e il territorio dell'Insula Fulcherii a Cremona? Due i motivi. Matilde di Canossa nasce del 1045, terza figlia di Bonifacio di Canossa e Beatrice di Lorena. Il padre arriva al matrimonio nel 1038, dopo essere rimasto vedovo della prima moglie, Richilda, contessa di Camisano, che gli aveva portato il dote il territorio del districtum Insula Fulcherii, cioè quel che diventerà il cremasco. Da questo matrimonio non nascono figli e Bonifacio si risposa, dopo aver conosciuto Beatrice al matrimonio della figlia del re d'Inghilterra, Canuto, nel 1036, con il figlio di Enrico II, re d'Italia e di Francia. Il fratello e la sorella maggiori di Matilde vengono avvelenati, il padre muore ucciso da una freccia 'amica' durante una battuta di caccia nelle campagne tra Cremona e Mantova nel 1052 e Matilde diventa proprietaria delle terre di Canossa, che si estendono dalla Toscana fino a Crema, nel 1071, quando muore la madre. Lei si rende conto di non poter mantenere il dominio su tutti i suoi possedimenti e il 1° gennaio nel suo castello di Piadena, firma i passaggio dell'Insula Fulcherii a Cremona. La firma viene apposta da tre capitani della chiesa perché in quel momento Cremona è senza vescovo. A Breve sarà eletto il cremasco di Dovera, Oberto. In cambio di queste terre, Matilde ottiene la protezione dei capitani della chiesa che si vede ben presto, nella prima battaglia del maggio 1098 a Salvirola. La seconda tesi è quella che vede Matilde gelosa della prima moglie del padre, Richilda e quando entra in possesso dei territori della contea di Canossa, dovendo scegliere cosa cedere a Cremona in cambio della protezione militare, ben volentieri si disfa dei possedimenti della prima moglie del padre.


(nona puntata)

Crema, 27 gennaio 2022

(Luigi Dossena) Il potere della Chiesa era davvero grande. Papi, cardinali e vescovi condizionavano non solo la vita religiosa del popolo, ma anche quella politica. Non c'era signore che se avesse desiderato governare avrebbe potuto farlo senza accordi con la Chiesa. Ai tempi della nascita di Crema e dell'Insula Fulcheria furono parecchi gli ecclesiastici che salirono i gradini della gerarchia della Chiesa per arrivare a punti estremamente importanti. In particolare tre figure cremasche hanno una parte rilevante. Si tratta di Adalberto da Gabiano, vescovo di Siena, Giovanni da Crema, diventato cardinale e Ruggero da Crema, arcivescovo di Pisa.

Adalberto da Gabiano nacque nel 1012 a Castel Gabbiano, figlio di Rotepaldo da Gabiano. Il suo primo atto pubblico lo troviamo in un documento del 20 gennaio 1034, quando Adalberto era diacono a Bergamo. Con quell'atto dona il Colomberone, territorio che comprendeva Vidolasco e Trezzolasco, al vescovo di Ubaldo di Cremona. Queste proprietà le aveva ottenute da Enrico II. Nel 1078 ritroviamo Adalberto che è vassallo del vescovo di Cremona, ma nello stesso anno diventa vescovo di Siena, nominato da papa Gregorio VII. Adalberto resta vescovo di Siena presumibilmente fino alla morte, sopravvenuta nel 1080.

Giovanni da Crema è di famiglia Gisalbertina. Nacque intorno al 1060 e divenne cardinale nominato da papa Pasquale II. Di intelligenza fervidissima, seppe entrare nelle grazie del Papa che lo mandò come suo legato in Inghilterra per riformare Chiesa e monasteri. Ebbe uno scambio epistolare anche con S. Bernardo. Per la verità in Inghilterra fu anche piuttosto chiacchierato, visto che, secondo alcuni documenti, un giorno venne scoperto dentro a un bordello. Forse per riportare sulla retta via quelle pecorelle smarrite. Tuttavia la sua grandezza non ne venne minimamente intaccato, tanto che alla sua morte, avvenuta nel 1129, venne sepolto nella basilica romana di S. Crisogono, chiesa che lui stesso fece restaurare e riportò a nuova bellezza.

Altra stella brillante del firmamento ecclesiastico dell'epoca fu Ruggero dei conti di Crema, nato tra il 1058 e il 1070. Nel 1119 lo troviamo vescovo di Volterra e in un documento del 1120 lo vediamo ospitare il papa Callisto II, di ritorno dalla Francia, nella sua casa. Probabilmente in quell'occasione Ruggero convince il Papa a consacrare la cattedrale di Volterra, cerimonia che si tenne alla presenza di 12 cardinali e cinque vescovi, riportata il 19 maggio 1120. E in quell'occasione il papa Callisto II dona il teschio di S. Vittore martire alla cattedrale. Poco dopo, nel 1123, Callisto II nomina Ruggero arcivescovo di Pisa, mantenendogli però anche la diocesi di Volterra. Ruggero muore nel 1032 e fu sepolto nel vecchio duomo di Pisa.


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