Torino, 17 maggio 2026
(Andrea Biraghi) Per Arrigo Barbaglio il Salone del Libro di Torino non è una novità, ma resta una tappa importante. Fotoscrittore, film-maker e autore, torna nella cornice della manifestazione con Il profeta & l’emigrante, romanzo nato durante i primi mesi del lockdown.
“È sempre una bellissima esperienza, anche se caotica”, racconta. “Quando sei lì sembra che tutti amino i libri, poi fuori da quel contesto gli appassionati diventano sempre meno”. Per Barbaglio è la nona esperienza legata al Salone: la prima risale al 2016, con un libro per ragazzi pubblicato con Brioschi.
Il profeta & l’emigrante è stato scritto nei primi due mesi della pandemia, ma non è un romanzo sul Covid in senso stretto. Il lockdown fa da sfondo alla storia: le sirene delle ambulanze, le paure collettive, le statistiche quotidiane, i gesti di solidarietà. “È un libro per non dimenticare”, spiega l’autore, ricordando anche l’immagine della musicista che durante l’emergenza suonava sul tetto dell’ospedale di Cremona.
Secondo Barbaglio, di quel periodo è rimasto poco. “Allora molti pensavano che saremmo diventati più buoni. Io avevo già la sensazione che non sarebbe andata così. La pandemia aveva fatto scattare una solidarietà umana forte, ma finito tutto mi sembra che siamo diventati più incattiviti”.
Il romanzo segue un giovane emigrante egiziano che arriva in Italia proprio mentre esplode l’emergenza sanitaria. Per sfuggire al lockdown si sposta verso la Spagna, convinto di trovare una situazione più libera, ma scopre che anche lì la pandemia colpisce duramente. Da questo spunto, ispirato a una vicenda reale, la storia prende poi una direzione più romanzata.
Barbaglio rifiuta l’idea di un libro autobiografico. “Io non ci sono mai, per fortuna. Le autobiografie mi sembrano noiose”, dice. Nelle sue storie, però, entrano luoghi reali, viaggi, paure ed emozioni personali, trasformati in materia narrativa.
Da qui nasce anche la definizione di fotoscrittore, attribuitagli per la prima volta da un giornalista. Nei suoi libri, anche nei romanzi, compaiono spesso fotografie collegate alla storia. Le chiama fotolocation: immagini che non decorano il testo, ma mostrano luoghi e atmosfere già attraversati dalla narrazione. “È come un film su carta”, spiega.
Il profeta & l’emigrante diventa così un romanzo di memoria: non una cronaca sanitaria, ma il racconto di un’esperienza collettiva fatta di paura, fuga, incontri e bisogno di non rimuovere troppo in fretta ciò che è accaduto.