Crema News - Dal territorio - Non era un lupo

Dal territorio, 14 gennaio 2026

(Giovanni Todaro) Il canide immortalato nella recente foto a Massalengo, a fianco di una nutria, non è certo un cucciolo di lupo ma un cucciolo di circa tre mesi di cane lupo cecoslovacco. Lo stesso paragone con la nutria evidenzia che il cucciolo, di circa tre mesi, pesi 8-12 kg. I lupi e pure gli ibridi fino alle prime generazioni, si accoppiano e riproducono una sola volta l'anno. A gennaio non esistono cuccioli di lupo di tali dimensioni, poiché i lupi nascono solo tra aprile e giugno e quindi a gennaio avrebbero 7-9 mesi e sarebbero grandi come una femmina di cane pastore tedesco adulta. Tra l'altro, il manto, il colore e la mancanza della classica signatura, ossia la striscia nera sulle zampe anteriori, indicano con certezza che si tratti di un cucciolo di cane. Inoltre, che si tratti di lupo o cane, a quell'età hanno ancora i denti da latte, non atti a tentare di predare una nutria.

Invece, come riferito dal sindaco, da anni il lupo è addirittura stanziale nelle aree tra Massalengo, Borghetto, Villanova, San Martino, Ossago, Cornegliano, anche se ritengo che sia presente in quasi tutto il Lodigiano, così come è stanziale anche nel Cremonese, incluso il Cremasco. In entrambe le province le prime segnalazioni, sporadiche, risalgono al 2018 circa ed è stupefacente che a oggi, nell'arco di soli 8 anni, siano stimati già una trentina di esemplari in ognuna delle due province. I lupi nel Cremonese e Lodigiano hanno avuto tale grande aumento numerico soprattutto grazie alla presenza di moltissime nutrie, preda facile e appagante in termini nutritivi. Tuttavia ciò è preoccupante visto che i lupi, che necessitano anche solo di minima copertura ma abbondanti prede,  quando avranno ridotto di molto le nutrie, saranno tanti e conseguentemente prederanno non solo daini, caprioli e cinghiali, ma anche bestiame e animali domestici come gatti e cani, persino al guinzaglio o dentro i cortili delle case, come già avviene massicciamente in molte parti d'Italia. Non si ridurranno in base alla disponibilità di prede selvatiche, come invece alcuni cercano di fare credere da anni, ma essendo legati alla vita come ogni essere vivente, cercheranno altre opportunità alimentari. Non si lasceranno morire di fame.

La diminuzione delle nutrie è già in atto e dai diversi sopralluoghi nelle campagne di Bagnolo Cremasco e Vaiano Cremasco, anche a detta degli agricoltori che vi lavorano, sono ormai molto rare anche al crepuscolo. Quasi tutte le tane di nutria della zona sono ormai vecchie e prive di segnali di presenza, per il fatto che questi roditori, quelli sopravvissuti, si sono spostati a ridosso delle case a causa dei lupi. Che quindi saranno costretti a cercarle nei pressi o persino dentro i paesi, con tutto ciò che potenzialmente può accadere in termini di tutela della pubblica incolumità. Basta passeggiare nelle periferie dei paesi, in campagna, per vedere molte persone con i cani al guinzaglio o addirittura liberi senza pensare che ormai i lupi sono ovunque, anche là dove parrebbe impossibile e che i cani ne sono prede. Solo nel Parmense e Piacentino i cani d'affezione predati nell'arco di pochi anni sono stati centinaia.

Nonostante quel che comunemente si crede, i lupi nel Cremonese non si estinsero affatto secoli fa. Poiché in passato predavano anche gli esseri umani, sappiamo che l'ultima vittima l'1 novembre 1804 fu una bambina figlia di un fittavolo della cascina Campazzo a Fiesco. Arrivarono in soccorso, purtroppo ormai tardi, il fratello e il padre che uccisero a bastonate l'animale. Il grande lupo fu poi esposto nella corte della Osteria Grande, oggi non più esistente, di Romanengo. Ma nel 1807 la Prefettura del Dipartimento dell'Alto Po riportava che il lupo viveva ancora nei boschi lungo l'Adda oltre il paese di Spino (forse l'attuale e cosiddetto Bosco dei Lupi, presso il vicino Corneliano Bertario), nonché nella grande area boscosa, la più grande del Cremonese, che comprendeva i territori di Soncino, Torre Pallavicina, Melotta, Romanengo, Cumignano, Ticengo e Azzanello. Non solo, i lupi furono avvistati tra gli anni Quaranta e Cinquanta – con ogni probabilità arrivato attraverso le golene boscose dei fiumi dal Piacentino – nella zona di Ripalta Cremasca, dai dipendenti che abitavano nella villa del conte Bonzi.

Il lupo è ovviamente una specie importante e protetta, ma utile come qualsiasi altra specie in natura. L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra, branca scientifica del Ministero dell'ambiente) nel 2021 ne stimò per difetto mediamente 3307 esemplari, dato corretto pochi mesi dopo in 3600. Ma uno dei massimi esperti italiani di lupi, il professor Marco Apollonio, ordinario di Zoologia presso l'Università di Sassari, recentemente ha dichiarato che oggi, con un tasso di incremento del 20% annuo, di lupi in Italia potrebbero essercene almeno 6000: il lupo è uno dei grandi mammiferi europei che ha avuto uno degli incrementi più rilevanti negli ultimi 50 anni. L'Italia infatti è lo stato europeo con il maggior numero di lupi. In pratica, più di quelli sommati di Romania, Spagna e Portogallo. L'Appennino parmense-piacentino, dato scientifico, ha una densità di 10 lupi per 100 km2, la più alta al mondo, più di Russia, Mongolia o Canada.

Tra questi tanti lupi ve n'è una parte indubbiamente pericolosa e definita confidente, anche se il termine esatto è spavalda. L'Ispra ha ufficialmente dichiarato che dal 2017 al 2024 c'è stato un aumento esponenziale degli attacchi documentati – non provocati dall'uomo – di lupi in Italia, con oltre un centinaio di casi segnalati dalle autorità, e ben 20 persone attaccate e ferite, con tanto di analisi del Dna raccolto sulle vittime, confrontato positivamente con quello dei lupi responsabili, infine tutti catturati. Tra questi, tre tentativi di predazione di bambini di 4 e 5 anni – rimasti feriti e ricoverati in ospedale, salvati dai genitori – di cui due nel 2023 a Vasto e uno nel 2024 addirittura dentro la città di Roma.