Crema News - Vegliate perché non si sa né il giorno né l'ora Don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 08 novembre 2026

32 ª Domenica ordinaria anno A  

 La Parola: ​Sap 6,12-16  Sal 62 1Ts 4,13-18 Mt 25,1-13

 Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». 



Parola del Signore.

 

(Don Natale Grassi Scalvini) Mi stupisce sempre pensare come alcuni aspetti delle tradizioni dei diversi popoli si mantengano per secoli e ancora oggi testimoniano una diverse origine e cultura.

La parabola di oggi ci rivela in pieno l’appartenenza di Gesù alla tradizione ebraica tuttora presente in questo popolo. Tradizione culturale che appare molto diversa dalla nostra. Avrete notato come in un racconto centrato sulla festa di nozze non si parli assolutamente della sposa. Se pensiamo invece alle nostre celebrazioni di matrimoni, purtroppo sempre più scarse nelle nostre parrocchie, ci ricordiamo bene che noi siamo in attesa non dello sposo, che arriva sempre un po’ prima e quasi di nascosto, ma piuttosto della sposa. Eppure nella parabola in cui lo sposo rappresenta Cristo, dall’altra parte la Chiesa, cioè noi, dovrebbe essere la sposa e quindi dovremmo avere un posto di riguardo. Ma evidentemente a Gesù interessa di più richiamarci al tema della vigilanza e della preparazione al nostro incontro con lui.

Accontentiamoci per oggi di far parte del gruppo delle vergini sapienti che si tengono sempre pronte con la luce della fede e della carità ad accogliere lo Sposo e a far festa con lui. Anche se rimane sempre valida la simbologia della Chiesa sposa di Cristo l’importante è poter entrare per quella porta, che alla fine rimarrà chiusa per chi non si è preoccupato di essere trovato pronto, che ci permette di stare sempre con il nostro Signore godendo delle gioie paragonate a una grande festa di nozze. 

Probabilmente in attesa di quel momento siamo tutti un po’ stanchi e assonnati, perché il tempo dell’incontro definitivo con il Signore è sempre abbastanza lontano e non riconoscibile facilmente. In mezzo alle nostre difficoltà e tristezze ma anche nei momenti sereni e tranquilli, la nostra attenzione verso l’incontro con il Signore è solitamente abbastanza debole e certamente quasi soffocata dal buio abbagliante delle nostre preoccupazioni concrete legate allevicissitudini quotidiane, nella buona e nella cattiva sorte. La lungimiranza e la paziente attesa a lunga durata non sono certo le nostre qualità migliori. Oltretutto il nostro mondo ipertecnologicoci sta abituando a muoverci sempre più in fretta, visto che la rivoluzione digitale sta progredendo a velocità sempre maggiore e troppo più grande rispetto alle nostre capacità di comprensione e di spirito critico.

Probabilmente la parabola, che pure sembra focalizzata sull’incontro definitivo e pieno di gioia delle nozze vuole soprattutto richiamarci proprio al dovere di affrontare il quotidiano, comunque lo vogliamo interpretare, con lo sguardo e il pensiero rivolto a quel momento che darà pieno significato a tutte le nostre opere e progetti, che devono sempre essere illuminati dalla fede per poter scorgere i segni di quella presenza di Dio che un giorno si svelerà in tutto il suo splendore.

Ora siamo certamente nel tempo dell’attesa ma non inerte e oziosa ma piuttosto attenta a realizzare quelle opere che un giorno potranno testimoniare il nostro impegno quotidiano nel preparare la strada al Signore realizzando i suoi progetti nella nostra vita e nella storia dell’umanità. Certo gli aspetti bui e negativi della storia dell’uomo sembrano non finire mai e addirittura ogni generazione, anche la nostra attuale, pensa sempre che il futuro sia ancora più incerto e preoccupante.

Ma non dobbiamo lasciarci andare al sopravvivere quotidiano perché quell’olio in piccoli vasi di riserva è proprio quello che noi dobbiamo preoccuparci di preparare attraverso le nostre opere quotidiane, non solo per mantenere quel poco di benessere che abbiamo raggiunto ma perché davvero in tutto il mondo si diffonda il bene che Dio vuole per i suoi figli, attraverso la nostra testimonianza della sua parola e del suo messaggio d’amore e di attenzione agli ultimi perché nessuno sia lasciato indietro e tutti possiamo partecipare alla grande festa che il Signore ci ha preparato.