Quintano, 26 ottobre 2026

(Annalisa Andreini)  Dipendenze social ed educazione digitale: tema dell’intermeeting Lions Club Crema Host e Lions Club Pandino Gera d’Adda Viscontea.

Ospite della serata di venerdì sera presso il ristorante Rosary di Quintano il dottor Secondo Cogrossi, psichiatra primario della struttura Santa Marta delle dipendenze di Rivolta d’Adda( con una lunga esperienza sulle dipendenze), che si è focalizzato in particolare sul fenomeno emergente degli Hikikimori.

Dopo i saluti dei due presidenti Umberto Fayer e Alessandro Zanini il relatore, accompagnato dalla neuropsicologa Eleonora Cattaneo, ha illustrato diversi dati e soprattutto i possibili percorsi per ri-educare i giovani iperconnessi del terzo millennio dopo la rivoluzione social.

Parliamo della fascia 14-25 anni: non studiano, non lavorano, non fanno tentativi per entrare nel mondo del lavoro, non hanno amici e rimangono isolati.

Sintomi del malessere: avversione per i rapporti sociali e per l’esterno. Non escono di casa, non frequentano la scuola e preferiscono restare in rete di notte. Internet per loro non è considerata una pausa, ma serve solo per mantenere i contatti di amicizia virtuale, non reale.

In Italia i ragazzi affetti dalla sindrome Hikikomori (i giovani che non escono di casa da almeno sei mesi) sono circa 100mila. 

Un fenomeno che colpisce di più i maschi delle femmine e che nel nostro Paese ha visto i primi casi identificati nel 2015 (attualmente le città più colpite sono Milano, Roma e Torino).

In Francia e in Giappone (quasi un milione) i numeri sono ancora più alti.

Quali sono le cause di crescita del fenomeno? 

L’aumento delle famiglie con un figlio unico, difficoltà economiche e sociali, problemi relazionali e perdita di voglia di socializzare.

Ci sono dei segnali preoccupanti che genitori e insegnanti possono notare: continue assenze da scuola, ritirarsi in un ambiente protetto e invertire il ritmo sonno/veglia. 

Come possiamo intervenire? La parola chiave è Ri-educare.

Non basta, quindi, solo sequestrare ai ragazzi gli smartphone ma puntare sul tentativo di sviluppare un pensiero critico.

È importante anche aumentare la capacità di empatia e di mettersi in contatto con gli altri.

E poi un terzo fattore non trascurabile: la consapevolezza digitale, ovvero migliorare nei giovani la conoscenza dell’utilizzo del digitale.

Sembra scontato ma può aiutare a ridurre una serie di comportamenti, che poi diventano patologici.

Far conoscere meglio il rischio dei fake, recuperare empatia (contro noia e frustrazione) ed educazione emotiva e relazionale sono i punti chiave.

Infine, è essenziale portare un’alternativa al tempo trascorso sui social con momenti conviviali e attività sportive.