Silani (ex Racchetti): "Malattie neurologiche, prima patologia del pianeta"

Crema, 09 giugno 2022

Il Rotary Club Crema ha avuto il piacere e l’onore di ospitare come illustre relatore il Prof. Vincenzo Silani, professore ordinario di Neurologia presso l’Università degli Studi di Milano, direttore del Dipartimento di Neurologia e del Laboratorio di Neuroscienze presso l’Irccs Istituto Auxologico Italiano, a Milano, nonché ex alunno del Liceo Classico ‘A. Racchetti’ di Crema.

 

“La Neurologia è cresciuta nella scarsa consapevolezza dell’impatto sulla società delle malattie di sua pertinenza: l’ utilizzo di un parametro denominato DALYs che assomma la mortalità prematura per patologia con la disabilità o gli anni di vita sana persi per severità di malattia qualificano oggi le malattie neurologiche al primo posto nel pianeta, sorprendentemente prima, ad esempio, della patologia neoplastica. Patologie come la cefalea con l’ emicrania, l’ ictus, le malattie neuroinfettive e le malattie neurodegenerative e tra queste le demenze con le malattie extrapiramidali dominano la scena ed in particolare nei paesi più avanzati dove la vita media è più elevata. La comune cefalea spesso non diagnosticata adeguatamente come emicrania ha un impatto significativo sulla vita lavorativa provocando forzate assenze che oggi possono giovarsi di farmaci di seconda e terza generazione come gli anticorpi anti-CGRP, in grado di risolvere emicranie in passato ingovernabili oltre che altamente invalidanti. L’ avanzamento delle conoscenze relative all’ incidente cerebrovascolare acuto o ictus sia emorragico che ischemico hanno permesso di sviluppare la trombolisi sistemica e intravascolare con il supporto di una neuroradiologia sempre più sofisticata in grado di orientare le scelte anche più aggressive ma spesso salvavita. La figura del neurologo è uscita dalla negazione terapeutica del passato per muoversi verso interventi terapeutici veloci in cui il tempo fa la differenza e lo sviluppo di Stroke Unit con équipe sempre operative,unitamente allo sviluppo delle tecniche neuroradiologiche, hanno permesso in molti casi il recupero completo del paziente emiplegico evitando mesi di inabilità, segnata da intensi programmi di riabilitazione motoria ed assenza dal lavoro. Le malattie neurodegenerative ed in primis le demenze con la malattia di Alzheimer hanno conosciuto momenti di straordinario sviluppo conoscitivo che hanno portato alla consapevolezza che il processo biologico patologico inizia anni prima dell’esordio clinico. La ricerca esasperata di biomarcatori nel sangue potrà permettere di sviluppare un censimento precoce nella popolazione e di trattare i cittadini portatori di iniziale processo neurodegenerativo: il recente sviluppo di anticorpi monoclonali rivolti verso proteine patologiche specifiche della malattia ha infatti aperto la strada al trattamento presintomatico della demenza. Accanto alla malattia di Alzheimer sono però da ricordare demenze meno note ma altrettanto gravi come la demenza frontotemporale, caratterizzata da disturbi comportamentali severi che compromettono precocemente la gestione familiare del paziente. La consapevolezza che il compagno spesso anche caregiver merita eguale considerazione del paziente caratterizza un nuovo modello della presa in carico della neurologia che è esteso a tutta la famiglia. Quando la trasmissibilità della malattia neurodegenerativa ha fondamento genetico come nella Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), che oggi conta più di 30 geni causali, il problema si fa ancora più serio. Infatti, di necessità bisogna fare appello alla moderna tecnologia di sequenziamento del DNA per identificare l’ eventuale mutazione ma nel contempo deve essere organizzata una presa in carico globale della famiglia che si trova a fronteggiare la possibilità di annoverare diversi soggetti mutati anche sani, quindi preclinici. Se l’ impatto di una diagnosi genetica è tremendo per tutta la famiglia, da contraltare sta la possibilità che alla identificazione del gene mutato possa seguire una terapia genica specifica. La Neurologia ha avuto un sussulto quando i bambini con atrofia muscolare spinale non morivano più alla nascita perché trattati con terapia genica. Il futuro è generoso di risorse terapeutiche ma il paziente deve essere ora caratterizzato nella sua unicità genetica ed epigenetica. Oggi sappiamo anche che un gene mutato può essere all’ origine di diverse patologie: in terra cremasca è stata descritta una famiglia i cui mutati per lo stesso gene esprimevano malattie diverse quali Alzheimer, Parkinson e SLA. Una malattia bene nota come la Sclerosi Multipla, la malattia neurologica della gioventù per antonomasia, ha conosciuto dal 2004 una primavera terapeutica così rilevante da risultare oggi curabile in un numero considerevole di casi. Per finire, che dire del neuroCOVID? Alla ribalta del mondo neurologico per diverse espressioni in acuto, oggi siamo perseguitati dal long COVID, una sequela neurologica molto subdola di cui non conosciamo i meccanismi e quindi le terapie. Il rapporto tra agenti patogeni virali ed il sistema nervoso accompagna il cammino dell’ umanità in una convivenza talvolta segnata da eventi drammatici in cui le manifestazioni neurologiche si sono espresse fino a divenire letali. La recente pandemia ci ha però insegnato che il progresso può correre rapido se opportunamente indirizzato come per lo sviluppo di vaccini, facendo presagire nuove velocità per le scoperte del futuro. La Neurologia è consapevole che il mondo digitale trova nei modelli neurobiologici il riferimento assoluto per approntare strategie sempre più sofisticate che prendono il nome di brain-computer interface, Intelligenza Artificiale e via di seguito. L’ ampio capitolo segnato dalla introduzione di elettrodi di stimolazione nel cervello (DBS) per trattare diverse malattie neurologiche ci fa intravedere un continuum tecnologico senza barriere se non quelle della fantasia e del rigore metodologico, pur sempre nel rispetto e nell’ interesse del paziente che rappresenta per il neurologo come per ogni altro medico il bene ultimo di tutto il suo agire”.

Le domande e le considerazioni dei soci, molto partecipi, hanno certificato la capacità del relatore di comunicare in modo accessibile ai non addetti ai lavori una materia complessa, nulla togliendo al rigore scientifico.


Nella foto, il professor Vincenzo Silani tra Aschedamini e Agazzi



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