Crema News - Vedere per credere Don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 12 aprile 2026

II Domenica di Pasqua anno A

 La Parola: ​At 2,42-47  Sal 117 1Pt 1,3-9  Gv 20,19-31

 Dal Vangelo secondo Giovanni​Gv 20,19-31

 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

 

(Don Natale Grassi Scalvini) Abbiamo iniziato questa settimana, subito dopo Pasqua, la bella tradizione dell’incontro casalingo con le famiglie per la benedizione pasquale e come succede normalmente, anche se da parecchi anni si cerca di concentrare l’orario della visita verso sera, per trovare in casa la famiglia riunita, per tanti motivi manca sempre qualcuno. Forse dovremmo fare proprio come Gesù che la settimana dopo ritorna subito dagli apostoli riuniti sembrerebbe proprio per incontrare Tommaso e rafforzare anche in lui la fede nel risorto.

Certamente per Gesù e la prima comunità cristiana era davvero importante essere tutti uniti e insieme tanto che proprio nelle prime pagine degli Atti degli apostoli più volte si ricorda che i fratelli stavano sempre insieme e tutto facevano insieme perché la testimonianza alla risurrezione del Signore fosse opera della comunità e non di un singolo, convinti che lo scopo della predicazione degli apostoli fosse innanzitutto quello di far crescere la comunità dei credenti.

Non dimentichiamo che la preghiera del maestro durante l’ultima cena, quasi un testamento, era stata proprio una invocazione all’unità, a essere una cosa sola con lui, con il Padre e tra di noi fino ad essere servi gli uni degli altri pronti a lavarci i piedi a vicenda secondo il suo esempio.

Questo desiderio del Signore per l’unità e la comunione dei credenti penso che oggi debba essere sempre più allargato a tutta la comunità umana. Ora che siamo sempre più consapevoli che su questo piccolo pianeta siamo davvero tutti interconnessi e anche nelle questioni più pratiche e materiali, come quelle economiche, dobbiamo riconoscere che dipendiamo tutti gli uni dagli altri, ci rendiamo drammaticamente conto come le divisioni e le guerre non siano solo contrarie all’insegnamento di Gesù e alla volontà di Dio Padre ma anche una scelta assolutamente stupida e contraria agli interessi di ciascuno. 

Per questa domenica papa Leone ha chiesto a tutta la comunità cristiana una preghiera particolare per la pace e come sappiamo bene il primo dono del Signore risorto ai suoi amici è stato proprio la pace, la sua pace, quindi non c’è davvero momento migliore per invocare da lui questo dono rinnovato per tutta l’umanità. Ugualmente siamo tutti convinti che la pace non può discendere solo come dono dall’alto se non c’è il desiderio e l’impegno concreto ad operare perché si viva tutti insieme da fratelli consapevoli che il bene di tutti dipende sopratutto dalla capacità di vivere nel rispetto e nel servizio reciproco. Non possiamo certo superare in un attimo le divisioni e le incomprensioni costruite in anni di egoismo tra singoli e popoli interi ma se non cominciamo subito, almeno nelle nostre strade e nei nostri ambienti, a costruire qualcosa insieme superando le reciproche diffidenze, non possiamo pretendere che poi i responsabili delle nazioni si sentano impegnati, anche dall’opinione pubblica mondiale, a lavorare per la pace giusta e duratura tra le nazioni. Preghiamo dunque il Signore ma viviamo subito la pace nelle nostre famiglie e attorno a noi come segno della presenza del Signore risorto nella comunità dei suoi amici.