La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 06 giugno 2021

Domenica del Corpus Domini

La Parola: Es 24,3-8 Sal 115 Eb 9,11-15 Mc 14,12-16.22-26

+ Dal Vangelo secondo Marco

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.


Questo sabato abbiamo finalmente ripreso l’attività all’Auditorium diocesano nella chiesa di S. Bernardino in città, con un bellissimo concerto dedicato al nostro compositore cremasco, poi veneziano di adozione, Francesco Cavalli. Sentire risuonare le voci dei cantanti dopo tutti questi mesi di silenzio mi ha davvero emozionato e rincuorato. Ancor più bello poi trovare nella liturgia per la festa del Corpus Domini l’unico brano del vangelo in cui si dice esplicitamente che anche Gesù ha cantato. Certo non è successo solo quella volta ma è notevole che i vangeli ricordino che Gesù abbia cantato proprio la notte dell’ultima cena, dell’agonia e del tradimento. Credo che non riusciamo neanche a immaginare con quali sentimenti riuscisse a cantare in quel momento sapendo bene quello che lo aspettava. Ovviamente non era una canzone allegrotta in compagnia di amici, trattandosi dell’inno rituale che concludeva il rito della Pasqua ebraica, anche se proprio per questo era un canto di gioia, magnificando le grandi opere di Dio a favore del suo popolo per la liberazione dalla schiavitù egiziana. Ma soprattutto voglio pensare che la gioia del canto fosse soprattutto legata al gesto appena compiuto durante la cena, proprio quello che vogliamo celebrare con la stessa gioia anche noi oggi: la consegna del suo corpo e del suo sangue come segno di comunione profonda con lui di noi suoi discepoli, da allora e per tutti secoli. Se c’è un motivo per cui tutti noi dovremmo cantare di gioia è proprio questa offerta totale di Gesù per essere sempre con noi rinnovando così l’alleanza d’amore tra Dio e gli uomini. Prima di riflettere su come noi possiamo rispondere adeguatamente a questo gesto d’amore è bello e necessario fermarci a meditare su quanto egli ha fatto per noi senza alcun nostro merito, anzi quasi in previsione del nostro peccato e della nostra ingratitudine. Anche se la celebrazione dell’Eucarestia è ormai quasi l’unico momento di ritrovo della comunità, nonostante le proposte sempre rinnovate di momenti di adorazione o preghiere diverse dalla S. Messa, ancora troppe volte viviamo con superficialità questo incontro con il Signore, forse convinti che tutto ci sia dovuto come se fosse un diritto acquisito simile ai tanti diritti civili di cui ci sentiamo padroni. Se fossimo più consapevoli di quanto in realtà è costato quell’ultimo canto di Gesù forse saremmo davvero più attenti e partecipi al mistero del suo corpo e del suo sangue offerti per noi. La conseguente risposta di una vita offerta ai nostri fratelli sul suo esempio diventerebbe infatti quasi scontata. Come non sentirci impegnati ad amare davvero tutti, anche i nemici, sapendo che lui ha condiviso il suo corpo anche con chi lo tradiva e con chi lo avrebbe, dopo pochi momenti, rinnegato e abbandonato. Solo con una vita ugualmente offerta per il bene dei fratelli possiamo cantare con sincerità con il Signore Gesù, sapendo che non esiste per lui canto più bello di una vita spesa per il bene del mondo.

(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/gEh92FTPsnI ) 


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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