Don Natale Grassi Scalvini
Cremasco, 01 marzo 2026
II Domenica di Quaresima A
La Parola: Gen 12,1-4 Sal 32 2Tm 1,8-10 Mt 17,1-9
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 17,1-9
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) Questa settimana ben due amici giardinieri e un agricoltore dei nostri si son dati appuntamento per aiutarmi a preparare, nel piccolo appezzamento di terra dietro la casa parrocchiale, la piantumazione di alcuni alberi da frutta. Vi assicuro che è stato un piacere sentire questi tre esperti dialogare tra loro per predisporre tutto quanto era necessario per fare un buon lavoro. Son convinto che anche ascoltare la voce di Gesù non sia solo un dovere perché lo ordina il Padre ma un vero e proprio piacere, perché lui è un vero esperto. Ma soprattutto è bello ascoltarlo perché lui non è un esperto di giardinaggio o di cucina ma molto di più; dalle sue parole noi comprendiamo davvero il senso e il valore di una vita buona, piena e realizzata su questa terra e in più sappiamo anche che lui è il vero e unico esperto della vita eterna quella che ci aspetta dopo questa esperienza terrena.
In effetti credo che ascoltare e mettere in pratica la parola del Signore sia il modo migliore per comprendere il valore e lo scopo della nostra vita terrena in modo da vivere con serenità e gioia anche questi pochi anni tribolati della nostra vita terrestre. Se davvero poi riuscissimo ad ascoltare e mettere in pratica i suoi insegnamenti, a partire dalla fondamentale legge dell’amore, cercando poi di imitare anche tutti i meravigliosi esempi di disponibilità, attenzione, delicatezza e aiuto disinteressato che lui ci ha dato nella sua vita, potremmo vivere già qui e adesso con un cuore rasserenato e gioioso. Imparare da lui a essere grati per tutto quello che abbiamo ricevuto maturando sempre più la consapevolezza che dobbiamo poi condividere con i fratelli meno fortunati un po’ dei doni ricevuti, sia quelli materiali che spirituali è il primo compito di noi cristiani ed è il miglior modo per vivere in pienezza la nostra quotidianità.
Ma tutto questo forse qualcuno potrebbe dire che lo si trova anche negli insegnamenti di altri saggi e maestri dell’umanità che nei secoli scorsi si son sentiti illuminati e quindi pronti a dispensare massime di vita buona per condurre una esistenza serena e attenta agli altri e alla natura. Ma sappiamo tutti che l’insegnamento di Gesù ha proprio un grande valore aggiunto, un surplus che nessun altro ha osato promettere: la vita eterna insieme a lui e al Padre celeste.
Non dobbiamo e non possiamo neanche indagare come sarà questa vita futura, anche perché lui stesso ha più volte sviato la curiosità dei suoi amici discepoli, ovviamente interessati come noi sul quando e come si realizzeranno concretamente le sue promesse, ma siamo certi che l’ascolto e la messa in pratica della sua parola ci preparano un destino di vera gioia e di pienezza di vita.
Già Pietro e gli altri due testimoni della trasfigurazione erano pronti a fermarsi subito sul monte con Gesù anche se si trattava solo di un assaggio di quello che ci aspetta in cielo, quindi saremmo sciocchi e ingrati se non ci impegnassimo da subito e concretamente per riuscire a meritarci il compimento delle promesse per noi e i nostri cari.
Ricordiamo inoltre che il cammino quaresimale, comprese le rinunce e le opere di carità, non è fine a se stesso, per dare valore e importanza ai digiuni o alla sofferenza. Tutto questo acquista senso solo in vista della Pasqua, cioè della piena realizzazione dell’opera salvifica di Cristo che è passato sì attraverso la sofferenza e la morte ma per giungere alla gloria della risurrezione, a cui siamo chiamati tutti noi e di cui la trasfigurazione è solo un fugace preannunzio.
Non lasciamoci distrarre dalle tante voci discordanti del nostro mondo e puntiamo decisamente a questo traguardo, seguendo ogni giorno la voce chiara e forte del nostro grande pastore il Signore Gesù.