Crema News - L'acqua del salvatore del mondo Dan Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 08 marzo 2026

III Domenica di Quaresima A​ ​

 La Parola: ​​Gen 12,1-4  Sal 32 2Tm 1,8-10 Mt 17,1-9

 Dal Vangelo secondo Giovanni​Gv 4,5-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore - gli dice la donna -, dammi quest'acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: "Io non ho marito". Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l'altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». 

Parola del Signore.

 

(Don Natale Grassi Scalvini) Uno dei primi servizi che ho cercato nella nuova parrocchia era stata la casetta dell’acqua. Felice di trovarla anche qui e come sempre mi son lamentato subito perché era distante dalla casa parrocchiale cento metri in più che a Sergnano. Siamo proprio incontentabili e abituati troppo bene alle comodità. Ai tempi di Gesù andare al pozzo per prendere acqua comportava invece una discreta fatica e un cammino abbastanza lungo. Ma quel giorno la donna samaritana al pozzo non ha trovato solo l’acqua e uno straniero assetato ma ha avuto l’incontro più importante della sua vita, al punto da cambiare tutte le prospettive della sua esistenza: ha trovato la fede. In realtà era proprio di questa che aveva sete Gesù e non soltanto di un goccio d’acqua da bere.

Per comprendere l’importanza per Gesù della sua sete della fede di quella donna e della gente di Sicar dobbiamo pensare a una delle ultime parole dette dal Messia proprio in croce: ho sete. Anche in croce Gesù non ha solo sete di un goccio d’acqua come sollievo nel tormento della crocifissione, ma indica chiaramente il motivo della sua morte redentrice: lui ha sete della fede negli uomini perché si affidino a lui come salvatore.

In effetti poi il brano di oggi si completa proprio con la gente del posto che credette prima all’annuncio entusiasta della donna ma poi ancora di più dopo aver ascoltato la parola di Gesù.

Nel nostro cammino quaresimale verso la Pasqua la tappa di oggi è essenziale, non solo per una pausa al pozzo di Giacobbe per ascoltare la parola di Gesù ma soprattutto per rinnovare e rafforzare la professione della nostra fede. Non possiamo continuare a compiere le opere tipiche della quaresima come le piccole rinunce o i gesti di carità se non poniamo la nostra maggior preoccupazione nel far crescere la nostra fede, perché ciò che compiamo esteriormente cambi davvero la nostra mente e il nostro cuore, rendendoli disponibili a seguire sempre più da vicino il nostro Signore. Come possiamo pretendere di riuscire a seguirlo sulla via della croce se non abbiamo una fede salda e robusta nella sua parola e senza la certezza che la partecipazione alla via della croce conduce alla risurrezione? Lasciamoci toccare anche noi dalla presenza del Signore Gesù che di giorno in giorno ci accompagna verso il compimento della sua opera di salvezza chiamandoci tutti a partecipare anche nella nostra carne a piccoli gesti di sacrificio e carità per essere pronti alla grande gioia della risurrezione.

don Natale