I cremaschi si arrendono, Barbarossa distrugge Crema

(XIII puntata)

Crema, 13 febbraio 2022

(Luigi Dossena) Siamo alla resa. Dopo sette mesi di assedio, quello più lungo di tutto il Medioevo, i cremaschi capiscono che non potevano più resistere e si arrendono. E' il 25 gennaio quando due emissari vanno dal Barbarossa per arrendersi. L'imperatore concede due giorni per uscire dalla città, dopo di che entrerà con il suo esercito. Sono 20mila i cremaschi del territorio ancora vivi che prendono le loro famiglie e le poche masserizie che possono portare via ed escono dalla città da Porta Pianengo. Il 27 gennaio alle 21 tocca a Barbarossa entrare, dopo aver issato la bandiera imperiale sul ponte della Crema. I suoi soldati e i cremonesi prima portano via quel che possono e poi danno fuoco alle abitazioni. Saccheggio e fuoco durarono fino al 2 febbraio. I cremaschi vi assistettero da lontano, accampati nelle campagne. Al termine, il Barbarossa lasciò Crema e a cavallo si diresse prima verso Lodi e quindi a Pavia. Da lì, nel mese di marzo l'imperatore dichiarò contumace papa Alessandro III e nominò papa Vittore IV, che ha vincoli di sangue nel cremasco, che però sarà antipapa, visto che non era stato eletto dal conclave. In quella data Barbarossa dichiarò l'impedimento a ricostruire Crema. I Cremonesi si portarono da Barbarossa e concordarono l'acquisto della giurisdizione di Crema per 10mila marche d'argento. Barbarossa consegnerà poi il territorio al cremonese Tinto Muso del Gatta, il costruttore della più grande macchina da guerra mai vista in Europa. Ma più avanti il vincolo con i cremonesi si guasterà irrimediabilmente.

Ma questa è un'altra storia. La prossima


Nelle immagini, il Barbarossa

la macchina da guerra più grande d'Europa

la distruzione e l'incendio

l'assedio

Tinto Muso di Gatta, costruttore della macchia da guerra

la resa

Aymo de Gabiano, uno degli ostaggi

la bandiera bianca

gli ostaggi cremaschi



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(XI puntata)

Crema, 03 febbraio 2022

(Luigi Dossena) Nella seconda parte del XII secolo Federico I Hohenstaufen, meglio noto come Federico Barbarossa, cala in Italia. Nel 1155 dichiara guerra a Lodi e Como e riceve il sostegno alla sua sentenza imperiale anche di Gerardo da Crema, conte di Crema e figlio di Manfrido, gisalbertino conte di Offanengo. Crema ha un suo stemma, croce bianca su fondo rosso, ma che verrà sostituito da quello attuale, donato dal marchese di Monferrato con castello a Occimiano, su concessione del Barbarossa stesso. Di qui si pensa che la nostra città sia alleata con l'imperatore. Ma non sarà così perché... pecunia non olet. C'è da sottolineare un fatto importante: Barbarossa guarda con attenzione a Milano, alla quale toglie la possibilità di battere moneta e passa questo privilegio a Cremona. Siamo nel 1155. Tre anni più tardi il Barbarossa indice la dieta di Roncaglia con tutti i suoi dignitari e il suo seguito. Presenzia all'evento anche il cardinale Guido da Crema, in rappresentanza del Papa. Sono gli ultimi mesi di pace per la nostra città perché l'anno successivo, nel gennaio del 1159 Barbarossa sosta a Occimiano, in Piemonte, ospite del marchese di Monferrato nel suo castello. Qui vanno a trovarlo i cremonesi che gli propongono di assediare Crema in cambio di 15mila marche d'argento. Federico accetta e manda immediatamente i suoi ambasciatori a Crema con il compito di ordinare alla città di atterrare le mura e riempire il fossato. Siamo al 2 febbraio, festa della Candelora e i cremaschi rispondono picche alle richieste degli ambasciatori, cacciandoli malamente dalla città. Inoltre, per tutta risposta, Crema e Milano assaltano Lodi, fondata proprio da Barbarossa, ma il loro piano fallisce. Quando l'imperatore viene avvertito di questo atto di guerra, dà mano libera ai cremonesi, che marciano sulla nostra città.

E' l'inizio della fine.


(XII puntata)

Crema, 07 febbraio 2022

(Luigi Dossena) L'assedio. Nemmeno cento anni di vita, ma Crema ha già dimostrato carattere e il suo territorio fa da sempre gola a Cremona che cerca in ogni modo di ridurla al suo servizio. Dopo vari tentativi, tutti senza esito, Cremona trova la chiave giusta. Va dal Barbarossa e lo paga 15mila marche d'argento per distruggere Crema. Barbarossa accetta. L'assedio alla nostra città comincia il 2 luglio 1159 con la preparazione dei cremonesi che arrivano col carroccio condotto dal vescovo di Cremona Oberto da Dovera sotto le mura il 7 luglio. Tre giorni dopo arriva lo stesso imperatore Federico I Barbarossa con il suo esercito che si accampa a Porta Serio (a est), oltre il fiume che si poteva passare grazie a un ponte in legno. I cremonesi, invece, si erano accampati tra Porta Ripalta (a sud) e Porta Ombriano (a ovest). Qui c'era anche l'esercito di Corrado, fratello del Barbarossa. Il figlio di Corrado, con i suoi uomini, sono a Porta Pianengo (a nord) e la città è così circondata. In aiuto ai cremaschi arrivano da Milano 400 fanti condotti dal console Manfredo da Dugnano. Pavesi, lodigiani e comaschi si uniscono al Barbarossa. Mentre la battaglia infuria un gruppo di ambasciatori si reca dal papa Adriano IV per chiedere la scomunica di Barbarossa e far porre fine all'assedio, ma l'avanguardia cremasca non arriva in tempo perché il papa muore.

La battaglia infuria, gli assedianti costruiscono una macchina da guerra alta ben 40 metri, mai vista sino allora nelle battaglie in Europa fatta costruire dal cremonese Tinto Muso de Gatta. Barbarossa cerca di colmare il fossato facendo arrivare da Lodi 200 botti di terra, legname e altri 2000 carri di terra. La battaglia infuria e nel mese di dicembre Barbarossa ricorre a un espediente vigliacco: attacca sulla macchina d'assalto gli ostaggi cremaschi: 40 prigionieri che si frappongono, inermi alla difesa di Crema e vengono colpiti dal fuoco amico.

Per avere ragione della tenacia della città, Barbarossa ricorre agli studi di Vitruvio e Vegezio per preparare terribili macchine da guerra. Arriviamo al 6 gennaio 1160, quando un tremendo ariete riesce ad abbattere dodici metri di mura. Ma anche questo non è sufficiente e per far cadere la città serve un traditore. Una notte Marchisio (o Marchese) fugge e si presenta al Barbarossa. Lui è l'ingegnere che ha allestito la difesa e conosce i punti deboli. Si vende al nemico, fa costruire una macchina lunga 24 metri e larga quattro. Con questa macchina e le nuove conoscenze il 21 gennaio parte l'assedio finale. A quel punto i cremaschi mandano due ambasciatori a chiedere la resa, visto che tutto era ormai perduto. Giovanni de Medici e Alboino de Bonate sono ammessi davanti a Enrico il Leone, cugino del Barbarossa, duca di Sassonia. Con lui c'è Pellegrino, il patriarca di Aquileia. Viene stipulata la resa e i due cremaschi, in ginocchio davanti a Barbarossa, chiedono clemenza e pace. Barbarossa le concede. Finisce così il più lungo assedio del medioevo.

Ma quel che succederà dopo è un'altra storia. La prossima.


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