Lodigiano, 09 luglio 2026
(Francesco Carrubba) "Credo che proprio territori come il Lodigiano e il Cremonese possano diventare laboratori molto interessanti per affrontare il cambiamento climatico. Hanno una straordinaria ricchezza di paesaggi agricoli, corsi d'acqua e sistemi naturali che, se messi in rete attraverso una visione integrata, possono aumentare la resilienza delle città e delle campagne - spiega Andreas Kipar - La sfida oggi non è semplicemente aggiungere verde, ma riconoscere nella natura una vera infrastruttura
pubblica, capace di migliorare salute, qualità della vita e competitività dei territori".
Il Ceo e fondatore di Land sottolinea che il caldo è ormai una questione di pianificazione. Le attuali ondate di calore spingono lo studio di architettura ad incentivare l'approccio Nature-Positive, caratteristico del loro impegno da oltre 30 anni, per fare dell'adattamento climatico un vero e proprio investimento. Nell'intervista a Kipar emergono gli esempi del Lodigiano e del Cremonese.
Come si può favorire l'adattamento climatico sul piano architettonico?
Per molti decenni abbiamo progettato città e edifici pensando soprattutto alle loro funzioni, ai flussi di traffico o all'efficienza costruttiva. Oggi si ritorna a progettare partendo dal clima. Questo significa considerare il sole, il vento, l'acqua, il suolo e la vegetazione come elementi strutturali del progetto, non come semplici componenti accessorie.
L'adattamento climatico passa attraverso edifici e spazi pubblici capaci di dialogare con la natura: superfici permeabili, alberature, ombreggiamento, ventilazione naturale, gestione delle acque meteoriche e continuità ecologica. Non basta inserire qualche elemento verde; occorre ripensare il rapporto tra architettura e natura affinché lavorino come un unico sistema.
In cosa consiste concretamente l'approccio Nature-Positive?
La sostenibilità cerca soprattutto di ridurre gli impatti negativi delle trasformazioni urbane. L'approccio Nature-Positive compie un passo ulteriore: non si limita a conservare ciò che esiste, ma punta ad aumentare il valore rigenerativo della natura in tutte le sue manifestazioni.
Questo significa progettare interventi che producano più biodiversità, più servizi ecosistemici, maggiore capacità di trattenere l'acqua, miglior qualità dell'aria e maggiore resilienza climatica rispetto alla situazione di partenza. Ogni singolo progetto dovrebbe lasciare un territorio migliore di come lo ha trovato.
È un cambio di paradigma che oggi trova riscontro anche nelle politiche europee e nazionali, a partire dal Regolamento europeo sul Ripristino della Natura e dalle recenti Linee guida per i Piani Urbani della Natura lanciate a Roma il 2 luglio.
In che senso "il caldo è ormai una questione di pianificazione"?
Perché il caldo non dipende soltanto dalle temperature registrate dai meteorologi, ma da come sono costruite le nostre città. Due quartieri della stessa città possono registrare condizioni completamente diverse a seconda della presenza di alberi, della permeabilità del suolo, della ventilazione naturale o della quantità di superfici asfaltate. Le ondate di calore rendono visibili scelte urbanistiche fatte anche decenni fa.
Per questo oggi non possiamo più affrontare il caldo soltanto come un'emergenza sanitaria o ambientale. Serve una nuova stagione della pianificazione urbana, capace di integrare natura, acqua e spazio pubblico. Le nuove Linee guida per i Piani Urbani della Natura rappresentano un passaggio fondamentale proprio perché aiutano le amministrazioni a pianificare la resilienza climatica in modo sistemico e non attraverso interventi isolati.
Da questi punti di vista, quali sono le caratteristiche del nuovo Ospedale di Cremona?
Il nuovo Ospedale di Cremona rappresenta molto bene questa visione. Non è semplicemente un edificio immerso nel verde, ma una vera "città nella città" in cui il paesaggio diventa parte integrante del processo di cura. Il progetto si sviluppa all'interno di un grande Health Park di circa 20 ettari, con oltre 1.200 alberi previsti, organizzato in sistemi naturali differenti: un bosco climatico con percorsi terapeutici, un anello dedicato alle attività ricreative e sportive e un grande paesaggio naturale legato all'acqua e alla biodiversità.
La relazione continua tra edificio e natura migliora il benessere di pazienti, visitatori e personale sanitario. I giardini terapeutici, i percorsi immersi nel verde e la connessione visiva costante con il paesaggio contribuiscono a ridurre stress e tempi di degenza. Anche dal punto di vista climatico il progetto integra numerose Nature-Based Solutions: sistemi sostenibili di drenaggio delle acque, riutilizzo dell'acqua piovana, tetti verdi e un grande patrimonio vegetale che, secondo le simulazioni climatiche, consentirà di ridurre la temperatura percepita negli spazi esterni fino a circa 4°C entro gli scenari climatici del 2050.
Siete coinvolti nel progetto con la Provincia di Lodi per l'infrastrutturazione ecologica e ciclabile del territorio lodigiano: quali caratteristiche avranno le infrastrutture e quali sono gli obiettivi?
Il progetto nasce da un'idea molto semplice: le infrastrutture non devono soltanto collegare luoghi, ma anche ricostruire relazioni ecologiche. Per questo la rete ciclabile viene progettata insieme a nuovi sistemi verdi, alberature, interventi di forestazione, aree di sosta, rinaturalizzazione dei corsi d'acqua e opere di mitigazione ambientale.
La mobilità lenta diventa così anche uno strumento per aumentare la biodiversità, ridurre le isole di calore e migliorare la qualità del paesaggio. L'obiettivo è costruire un'infrastruttura che sia contemporaneamente ecologica, climatica e sociale: capace di connettere persone, natura e territori.
Quali sono invece le caratteristiche e gli obiettivi del progetto Vie dell'Acqua?
Le Vie dell'Acqua rappresentano una strategia territoriale che coinvolge 10 comuni del Lodigiano e mette al centro il suolo, l'acqua e il paesaggio agricolo. L'idea è ricucire il territorio seguendo il sistema dei canali Muzza e Sillaro, collegando Adda e Lambro attraverso una rete continua di percorsi ciclabili, aree di sosta e interventi di rigenerazione ambientale.
Accanto alla mobilità dolce, il progetto prevede la rinaturalizzazione dei corsi d'acqua, la forestazione ripariale, la creazione di prati fioriti, la mitigazione paesaggistica delle aree produttive e nuovi interventi di forestazione urbana. Non è quindi soltanto un progetto di piste ciclabili. È un'infrastruttura ecologica diffusa che utilizza il paesaggio come motore di adattamento climatico, incremento della biodiversità e valorizzazione del territorio lodigiano.