Crema News - Vivere da figli di Dio Don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 04 ottobre 2026

27 ª Domenica ordinaria anno A

 La Parola: ​Is 5,1-7  Sal 79 Fil 4,6-9 Mt 21,33-43

 Dal Vangelo secondo Matteo​​Mt 21,33-43

 In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!". Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!". Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture : "La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi"? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». 

Parola del Signore..

 

(Don Natale Grassi Scalvini) Oggi è una carneficina! Prima i vignaioli uccidono i servi e perfino il figlio del padrone e poi quest’uomo, giustamente, come sottolineano i farisei, stermina gli assassini malvagi. Per fortuna è solo una parabola. Anzi, no.

In realtà è il resoconto storico di quello che è avvenuto davvero. Prima gli ebrei nei tempi antichi, come è raccontato in diverse pagine della Bibbia, perseguitavano e uccidevano i profeti, mandati da Dio per richiamare il popolo a portare quei frutti che il Signore si aspettava dal popolo eletto. Ma questi son giunti anche a uccidere il Figlio stesso di Dio, proprio quel Gesù che profetizza con queste parole la propria morte per mano dei capi, sacerdoti e farisei del suo tempo e infine racconta quello che l’imperatore romano Tito ha compiuto nel 70 dopo Cristo con la distruzione totale del regno d’Israele e di Gerusalemme, per non parlare dei milioni di ebrei uccisi nei secoli successivi. 

La parte positiva però c’è anche se arriva solo alla fine, perché adesso il nuovo popolo di Dio a cui è stata affidata la cura del regno siamo proprio noi.

Naturalmente con tanto di impegno esplicito di portare i frutti che Dio Padre si attende da ciascuno.

A questo punto la riflessione deve diventare un po’ personale, perché se è vero che questi frutti che Dio attende sono per tutti le opere di giustizia, di pace, di carità e servizio, poi nel concreto ciascuno di noi ha un suo modo personale, quasi unico, di rispondere al progetto che il Padre ha per ciascuno.

In tante parrocchie in questo periodo riprendono gli impegni di preghiera e quelli formativi che caratterizzano i mesi invernali nelle nostre parrocchie. Noi pensiamo subito al catechismo per i ragazzi ma ci sono tante opportunità anche per gli adulti per potersi ritrovare e imparare sempre più a inserirci nel piano che Dio ha predisposto perché riusciamo davvero a portare i frutti di una vita buona. Non perdiamo queste occasioni, anzi cerchiamole, magari anche a livello di unità pastorale o anche diocesano, perché solo con l’aiuto dei fratelli riusciamo a conoscere e realizzare la volontà del Signore e a rendergli non solo un culto degno e santo qui in chiesa ma anche un servizio concreto nei fratelli che lui ci fa incontrare nella vita di ogni giorno. In fondo non è difficile rispondere alla chiamata e alla volontà di Dio perché lui ci conosce bene, fino in fondo e non pretende mai cose eccezionali o impossibili ma ci chiede semplicemente di vivere con consapevolezza cristiana, da veri figli di Dio, le nostre vicende quotidiane in famiglia, nella scuola, sul lavoro, negli incontri con le persone a noi vicine. Non dobbiamo certo interpretare le parole di Gesù come un avvertimento terroristico nel caso non riuscissimo a realizzare ogni giorno la sua volontà. Ascoltiamole però come uno stimolo a non accontentarci della nostra partecipazione domenicale alla S. Messa ma a impegnarci perché davvero le nostre parole e le nostre opere contribuiscano almeno un poco alla crescita di quel regno di giustizia e di pace che Gesù è venuto ad inaugurare ma che adesso spetta a noi costruire giorno per giorno per rendere sempre più bello e vivibile il nostro mondo, in attesa del completamento definitivo del Regno di Dio alla fine dei tempi. Lui si aspetta il nostro apporto perché davvero Dio ha bisogno della nostra buona volontà e delle nostre mani perché solo così adesso lui stesso può operare per il bene di tutti gli uomini, i suoi figli tanto amati