Rivolta d'Adda, 12 maggio 2026
Niente da fare.
Sembrava tutto pronto per mettere la parola fine al pasticciaccio brutto nel quale è finito Giovanni Sgroi, medico e sindaco di Rivolta d'Adda, agli arresti domiciliari dal 23 maggio scorso con l'accusa, sostenuta da cinque donne, di violenza sessuale durante le visite mediche in studio, nella clinica di Pozzuolo Martesana dove il medico visitava.
Sembrava tutto a posto, con il giudice delle udienza preliminari Tommaso Perna pronto ad ascoltare le parti e a emettere la sentenza e la pubblico ministero Alessia Rosanna Menegazzo a sostenere l'accusa e l'avvocato difensore del medico, Domenico Chindamo, pronto con la sua arringa difensiva.
Sembrava. Invece...
Invece c'è stato un colpo di scena inatteso: l'Ordine dei medici di Milano si è introdotto nel processo, chiedendo di essere accolto come parte civile, sostenendo di aver subito almeno un danno d'immagine a causa del comportamento scorretto del medico.
Ma qui l'avvocato Chindamo si è fieramente opposto. Era già stato respinto un tentativo dell'Ordine dei medici di Cremona di fare altrettanto. Ma non era stata concessa la presentazione di parte civile perché il reato era stato compiuto nel milanese e non in provincia di Cremona. E poi l'avvocato Chindamo con calma e pazienza era riuscito a tacitare le cinque donne che avevano denunciato Sgroi, offrendo loro un risarcimento, alla fine accettato. Quindi, fuori le cinque donne dalle parti civili, ecco cercare di entrare l'Ordine dei medici milanese.
Quindi, alla richiesta c'è stata l'opposizione dell'avvocato di Sgroi. Il giudice, ascoltate le parti, alla fine ha deciso di rinviare per avere un po' di tempo per decidere.
Ci si rivede il prossimo 3 giugno.