Crema News - Crema - Imprenditore ai domiciliari

Crema, 23 giugno 2026

A seguito di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Brescia, la Guardia di Finanza di Cremona ha messo agli arresti domiciliari un imprenditore bresciano.

Il Gip ha ritenuto sussistere i gravi indizi in ordine alla costituzione, da parte di due imprenditori edili di Castrezzato (BS), di un’associazione a delinquere operante attraverso diversi uffici occulti, susseguitisi nel tempo e dislocati nella provincia bresciana, ove sarebbe stata gestita una fitta rete di società intestata a prestanome compiacenti, aventi sedi presso indirizzi inesistenti e inserite in un complesso sistema di frode dedito all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, alle indebite compensazioni - mediante utilizzazione di crediti fittizi - dei contributi previdenziali e assistenziali di centinaia di operai edili, nonché – ricorrendo al meccanismo della rateizzazione dei versamenti dei contribuiti degli operai – alla creazione di un imponente debito nei confronti dell’Inps per circa 3.5 milioni di euro.

Il provvedimento fa seguito a un decreto di sequestro preventivo che ha riguardato 15 persone fisiche e 29 persone giuridiche per un totale di quattro immobili, un'autovettura, 15 rapporti finanziari, quote societarie, sei orologi Rolex, bracciali tennis, collane, orecchini anelli e pendenti in pietre preziose per un valore complessivo di circa due milioni di euro nonché 30mila euro in contanti. Tali attività di perquisizione sono state eseguite anche mediante l’ausilio di unità cinofile cash dog” specializzate nella ricerca di denaro.

L’attività investigativa, scaturita da controlli fiscali avviati a carico di società della nostra provincia, è stata sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, indagini bancarie e patrimoniali, esame delle fatture elettroniche, oltre ai connessi servizi di osservazione, controllo e pedinamento. L’organizzazione criminale ha fatto ricorso alla sistematica costituzione di persone giuridiche (le indagini eseguite hanno permesso di individuarne ben 29 oltre alla società “sana” del gruppo) poste in capo – sia come amministrazione che come titolarità delle quote societarie – a prestanome ma di fatto gestite dall’imprenditore messo ai domiciliari.