Agnadello, 15 gennaio 2026
(Andrea Biraghi) La procura di Lodi ha chiesto il rinvio a giudizio per due persone e due società in relazione alla morte dell’operaio egiziano di 24 anni precipitato da un capannone a San Grato il 31 dicembre 2024.
Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Alfonso Serritiello, le responsabilità coinvolgerebbero il titolare di un’impresa edile con sede a Milano, il responsabile della sicurezza della proprietà cremasca dell’immobile e le due società interessate dall’intervento: la Logiman di Crema, proprietaria del capannone e la Sam, azienda milanese. Per le persone l’ipotesi è quella di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche; per le società si profila una responsabilità organizzativa con possibili sanzioni economiche.
La tragedia si era consumata la mattina del 31 dicembre 2024 in un’area industriale dismessa di San Grato, tra la Polenghi e la centrale elettrica. Il cantiere era stato formalmente aperto il giorno precedente. Sayed Atef El Bendary, 24 anni, stava lavorando sul tetto del capannone per la rimozione della lattoneria quando una lastra ha ceduto sotto il suo peso. La caduta da un’altezza di circa dieci metri gli aveva provocato lesioni gravissime, tra cui un trauma cranico risultato fatale. Inutili i soccorsi: nemmeno l’intervento dell’eliambulanza è riuscito a salvargli la vita.
Le indagini hanno messo in evidenza una serie di carenze nei sistemi di sicurezza del cantiere. Secondo quanto rilevato, mancavano protezioni adeguate per evitare cadute dall’alto, come una recinzione perimetrale o parapetti e non sarebbero stati presenti sistemi di ancoraggio idonei per le cinture di sicurezza. Elementi che, per l’accusa, avrebbero dovuto essere garantiti prima dell’avvio dei lavori.
La vittima, Sayed Atef El Bendary, era nato nel 2000 in Egitto. Domiciliato ad Agnadello, viveva di fatto ospite di un cugino tra Milano e Pavia. Al momento dell’incidente aveva con sé una fresca richiesta di permesso di soggiorno per motivi di lavoro dipendente. Era impegnato nel cantiere come operaio edile.
Con la richiesta di rinvio a giudizio, ora spetterà al giudice dell’udienza preliminare valutare se aprire il processo. Per le aziende coinvolte, la Procura contesta un’organizzazione del lavoro non idonea a garantire il rispetto delle normative antinfortunistiche, un passaggio che negli ultimi anni è diventato centrale nei procedimenti per infortuni sul lavoro.
I familiari del giovane operaio hanno annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento. A rappresentarli sarà l’avvocato Francesco Militerno del foro di Lodi.