La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 02 maggio 2021

5a Domenica di Pasqua anno B

La Parola: At 9,26-31 Sal 21 1Gv 3,18-24 Gv 15,1-8

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Finalmente questa settimana, dopo tanto tanto tempo, ci siamo ritrovati, noi preti della zona pastorale, non più in modo virtuale, grazie ai computer, ma di persona, ben distanziati ma attorno a un tavolo. Proprio come dice Gesù con la similitudine della vigna e dei tralci, se vogliamo portare frutto, combinare qualcosa di positivo, dobbiamo davvero rimanere insieme, insieme a lui e tra di noi. Pur essendo un grande estimatore dei mezzi multimediali e appassionato di computer e web, devo riconoscere che nulla può sostituire la vicinanza e la presenza fisica per poter confrontarsi e maturare qualche cosa di bello. L’insistenza di Gesù sulla necessità di rimanere collegati fisicamente a lui come il tralcio alla vite, per portare frutti buoni ci deve far riflettere sulla nostra modalità tante volte superficiale e distratta nel mantenere l’amicizia con Gesù. Basta pensare a come la nostra preghiera sia a volte ripetitiva e vuota, mentre anche le formule che abbiamo imparato tutti a memoria fin da piccoli possono diventare una forma viva e piena di contatto con il divino. Naturalmente se riusciamo a rivestire con le parole della nostra millenaria tradizione i sentimenti e la vita dei nostri giorni, perché ancora possano presentare a Dio i nostri cuori disponibili ad accogliere la sua presenza qui e adesso. Più impegnativo ma certo più fruttuoso risulta poi l’impegno a stare uniti a Gesù nell’ascolto della sua parola. A volte anche noi preti nelle liturgie preferiamo la ‘forma breve’ delle letture, quasi avessimo paura di un minuto in più di ascolto, per poi magari perderci dentro le nostre parole di spiegazione. Proviamo a chiederci quante volte siamo davvero riusciti a trovare tempo da dedicare alla lettura del Vangelo, fosse anche solo una rilettura di quello ascoltato alla domenica, in modo da poter cogliere il messaggio personale che Gesù ha per ciascuno di noi. Ma soprattutto siamo chiamati a stare con lui quando ci sentiamo chiamati a vivere secondo il suo stile ed esempio, pronti a dare tempo e amore al servizio verso gli altri, a partire ovviamente da quelli di casa nostra. Forse noi ci sentiamo troppo lontani dagli esempi eroici di altruismo e generosità di quanti, anche recentemente, hanno testimoniato fino al sangue la loro fede operosa consumata per il bene dei fratelli più poveri in qualche lontano Paese di missione. Ma credo che la richiesta di Gesù di essere a lui collegati comprenda anche il legame quotidiano e naturale con le persone di casa nostra o del nostro quartiere. Anche per noi è possibile vivere in comunione profonda con Gesù per poter portare i frutti di bontà e generosità che lui desidera da noi, vivendo con semplicità i nostri rapporti quotidiani con quelli di casa o i vicini che a volte, specialmente in questo periodo di pandemia, son diventati quasi un peso o un disturbo, visto che pian piano ci hanno insegnato a isolarci sempre di più, con la giusta preoccupazione di non diffondere stupidamente il virus, ma con il rischio reale di diventare sempre più egoisti e sospettosi nei confronti degli altri. Apriamo il nostro cuore alla presenza di Gesù in noi perché ci sospinga con cuore sincero ad incontrare i nostri fratelli nella ricerca del vero bene comune.

(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/cYxu3NN3dFU )


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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