La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 18 aprile 2021

3a Domenica di Pasqua anno B

La Parola: At 3,13-15.17-19 Sal 4 1Gv 2,1-5 Lc 24,35-48

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus narravano agli Undici e a quelli che era- no con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».




Da tutta la settimana sto attendendo con ansia e gioia questa Domenica. Già lo avevamo annunciato un paio di mesi fa e finalmente possiamo vivere questo momento tanto atteso. L’avvenimento che amplifica ancor di più la pienezza della gioia pasquale per la nostra comunità, e vi assicuro anche per me personalmente, è la presenza tra noi di Padre Gigi Maccalli, invitato dal nostro gruppo missionario a portarci la ricchezza della sua esperienza, così vicina a quella del Signore Gesù, visto che possiamo proprio dire che dopo due anni di prigionia è tornato alla vita. Se già i discepoli, dopo solo due giorni di assenza, di fronte al Signore Gesù che parla e mangia con loro, pensano di vedere un fantasma, cosa dovremmo pensare noi dopo due anni di oscura e silenziosa prigionia? Davvero è di nuovo qui tra noi e anche se l’abbraccio dovrà essere fugace e contenuto, visto che siamo ancora chiamati a rispettare alcune precauzioni anti contagio, la gioia del cuore nel rivedere un carissimo amico, per il quale ho anche una grandissima stima per la scelta di vita missionaria, non sarà limitata da nessuna regola e potremo davvero scoppiare di gioia e allegrezza, cantando i canti di Pasqua, così pieni di alleluia, con una partecipazione e convinzione sicuramente unica e irripetibile. Il brano del vangelo di questa Domenica poi si chiude con l’ultimo comando di Gesù ai suoi discepoli, quello di essere testimoni a tutti i popoli della sua risurrezione. Questo ci trova pienamente in sintonia e certamente siamo aiutati anche dalla presenza di Padre Gigi, perché davvero possiamo essere anche noi tutti, qui e adesso, testimoni credibili e gioiosi del Signore Gesù, come lo è stato Padre Gigi nella sua esperienza di missionario e ancor di più nella sua unica e particolare condivisione della croce. Ma più ancora del racconto della storia della sua prigionia, che lo ha portato a rischiare anche la morte, credo sia significativo e importante per noi accogliere la sua lunga e quotidiana testimonianza offerta alle sue comunità cristiane, non solo con l’annuncio e la predicazione, ma anche con il servizio concreto nel favorire lo sviluppo umano e materiale delle persone che ricorrevano a lui. Per noi non si tratta naturalmente di ripetere le stesse cose, visto che qui non rischiamo di essere rapiti da gruppi di guerriglieri, e attorno a noi non si vive in povertà assoluta come in certi territori di missione, ma ugualmente l’impegno di essere testimoni della resurrezione di Cristo non solo a parole ma soprattutto con le opere di attenzione, rispetto e carità verso i fratelli, ci si impone come condizione necessaria per dirci ed essere veri cristiani. Anche il nostro stanco mondo occidentale, così materialistico e consumistico, può essere ancora toccato e rivitalizzato dalla vittoria di Cristo sul male e sulla morte, ma solo se ciascuno di noi, con semplicità e grande coerenza, cerca di vivere secondo l’esempio e gli insegnamenti del Signore Gesù, sempre vivo e accanto a noi quando lo serviamo con fedeltà.

(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/BFKwxQXN7Gc ) 3a Domenica di Pasqua anno B


Nella foto,

don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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