Crema, 18 aprile 2026
Gentile Direttore,
la tragica vicenda del giovane Hamza, ucciso a Crema, lascia sgomenti e profondamente inquieti. Non solo per la violenza in sé, ma anche per ciò che, a mio avviso, è mancato dopo: una risposta collettiva, visibile, condivisa, capace di unire la comunità civile in un momento di dolore e riflessione.
Di fronte a una simile tragedia, non basta il cordoglio individuale o il racconto dei fatti. Sarebbe stato necessario fermarsi, tutti. Un minuto di silenzio cittadino, una fiaccolata, un momento di riflessione laica avrebbero rappresentato non solo un gesto simbolico, ma un atto concreto di responsabilità collettiva. Occasioni per dire, insieme, che la vita spezzata di un ragazzo riguarda tutti, senza distinzione.
La mancanza di questi momenti pubblici lascia un vuoto difficile da ignorare. Perché una comunità si riconosce anche nella sua capacità di reagire, di stringersi, di educare sé stessa alla memoria e al rispetto. Non si tratta di ritualità vuote, ma di strumenti fondamentali per costruire consapevolezza, soprattutto tra i più giovani.
Sarebbe auspicabile che, anche a distanza di tempo, si possa ancora promuovere un momento condiviso. Non per rimediare a ciò che non è stato fatto, ma per evitare che il silenzio diventi indifferenza.
Mercoledì ero presente al funerale di Hamza e mi ha stupito la passerella inutile del Centro sinistra che poi di fatto non ha fatto nulla per sensibilizzare la città.
In più qualcuno di loro anziché tacere ha strumentalizzato anche quel funerale per farsi pubblicità sui social.
Alex Corlazzoli