Don Natale Grassi Scalvini
Cremasco , 22 marzo 2026
V Domenica di Quaresima A
La Parola: Ez 37,12-14 Sal 129 Rm 8,8-11 Gv 11,1-45
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 11,1-45
In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) Venerdì scorso abbiamo percorso il cammino della Via Crucis partendo dalla chiesa parrocchiale per concluderlo alla cappella della Motta, dove sono raccolti i resti dei caduti della battaglia avvenuta in quel luogo il 5 Giugno 1139. Queste povere vittime di quell’antica battaglia attendono da quasi nove secoli la risurrezione finale della carne. Anche Marta nel racconto evangelico di oggi proclama a gran voce la sua fede nella risurrezione dell’ultimo giorno, ma il fratello Lazzaro ha la fortuna, assai rara, di sperimentare la risurrezione dopo una attesa di soli quattro giorni. Vivere nell’attesa del compimento finale della vita non solo quella fisica attuale ma anche di quella definitiva alla fine dei tempi non è più il nostro modo normale di credere nella parola di Gesù. Noi abbiamo fede in lui ma il più delle volte, anche a causa della rivoluzione digitale che stiamo vivendo, non riusciamo più a vivere bene l’attesa perché ci hanno abituati ad avere tutto subito e facilmente: basta un click. Dobbiamo riconoscere che siamo molto, troppo appiattiti sul presente e sugli aspetti più materiali della nostra vita senza più il desiderio e l’attesa di un qualcosa di grande e definitivo che venga a riempire di vera gioia la nostra esistenza: ci accontentiamo facilmente delle piccole gioie quotidiane sperando di avere la salute e un po’ di tranquillità. Invece noi come cristiani in cammino verso la festa di Pasqua del Signore Gesù in realtà ci stiamo preparando a vivere in anticipo, nella risurrezione di Gesù,il nostro destino di gloria. Non si tratta di soddisfare il precetto pasquale di confessarsi e comunicarsi almeno a Pasqua partecipando con fede alla S. Messa, ma di far rinascere in noi il desiderio della vita eterna per poter un giorno partecipare in pienezza alla stessa gloria del Cristo risorto. Se ci accontentiamo di una buona vita cristiana senza gravi peccati e con un po’ di messe ogni tanto ma senza il profondo e vivo desiderio della vita eterna, credo proprio che ci stiamo accontentando del minimo sindacale. Probabilmente la bontà del Signore supera la nostra superficialità e supponenza ma certamente non possiamo sentirci vicini a lui e suoi veri discepoli se viviamo solo a metà il nostro destino di figli di Dio, chiamati a realizzare il suo regno su questa terra e a completare il nostro destino con la vita eterna nel regno dei cieli.