Crema, 07 luglio 2022
Nel corso della sua ultima conviviale - prima del passaggio delle consegne - il Rotary Club Crema ha ospitato come gradito, illustre relatore Alvise Borghi, volto noto della TV ma anche - pochi lo sanno - socio fondatore e primo Presidente del Rotaract di Crema.
Una laurea in Medicina e Chirurgia, specializzato in Psichiatria, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Alvise Borghi ha lavorato sulla Psicologia della comunicazione, per poi dedicarsi alla TV, in seno alla quale vanta una carriera di quasi 35 anni, come autore e produttore esecutivo di programmi molto amati dal pubblico, appartenenti a tutti i generi televisivi; attualmente è capo progetto e autore del pre serale di Canale 5, ‘Caduta libera’.
“Amo dire - ha esordito il relatore, chiamato a raccontare “il format televisivo” - che ho semplicemente cambiato manicomio”, nel senso che “l’autore televisivo è una specie di cuscinetto tra le esigenze delle reti televisive, delle società di produzione e delle personalità debordanti dei conduttori televisivi”.
Entrando nel merito del tema, ha precisato che “il format televisivo non va confuso con il programma televisivo: tutti i format sono programmi ma non tutti i programmi sono format”. Ciò che va in onda è collocabile in poche caselle: il mondo del giornalismo - con le hard news (i TG) e le soft news (i talk show e i programmi di approfondimento) -, i programmi di animazione, quelli di fiction e di intrattenimento.
Oggi, in realtà, la distinzione è tra programmi scripted e unscripted. Gli scripted sono recitati da attori, il patto con i telespettatori è chiaro: tutto ciò che avviene è finto (film, telefilm, fiction); gli unscripted sono…tutto il resto, quelli in cui ciò che avviene è, in qualche modo, vero: le persone sono davvero concorrenti, vengono davvero portate su un’isola…
In tutto ciò si è inserito un fatto storico: la nascita del mercato globale dei format.
Già all’inizio della TV italiana c’erano i format. I primi programmi di Mike - ‘Lascia o raddoppia’, ‘Rischiatutto’ - avevano le caratteristiche dei format; erano ispirati dall’estero, perché Mike viaggiava molto, vedeva la TV americana e portava in Italia alcuni programmi, modificandoli un po’. Persino il primo utilizzo de ‘La ruota della fortuna’ avvenne al di fuori del meccanismo dei diritti televisivi. Poi, a un certo punto, l’allora Fininvest decise di comprare i diritti di alcuni programmi presso le società di produzione, le quali Ti vendono un ‘know how’, i segreti industriali, i disegni e tutta la palette dei colori della scenografia, il piazzamento delle camere e delle luci, le ipotesi di domande e di copione, tutta la conoscenza del programma sviluppata negli anni.
Quindi, il format televisivo è un prodotto commerciale, che può essere venduto.
Si tratta di un mercato in cui l’Italia è ai margini, dal punto di vista commerciale, non dal punto di vista professionale. Vi sono, infatti, italiani ai vertici di importanti società di produzione, per esempio Marco Bassetti e Andrea Scrosati, le quali ‘hanno in pancia’ migliaia di programmi televisivi realizzati in tutto il mondo; sono gruppi, holding che controllano magari 100/150 piccole società di produzione che facevano programmi in varie parti del mondo e di cui hanno fatto incetta tra gli anni ‘90 e 2000.
Quindi i personaggi italiani ci sono, non ci sono i programmi italiani; questo perché i programmi italiani non si prestano alla ‘formatizzazione’, essendo troppo legati all’ambito nazionale. Per esempio, il Festival di San Remo non è ‘formatizzabile’: è costituito da una serie di cantanti, presentati da un presentatore, la location non può essere venduta e nessuno pagherebbe una cosa che potrebbe fare da sé; diverso è comprare un progetto di programma, tipo ‘Chi vuol esser milionario’, che ha tutte le caratteristiche del format, che non potresti costruire a tavolino, senza impiegare tempo e denaro.
Secondo la definizione della FRAPA - associazione nata a livello mondiale per il riconoscimento e la protezione dei format - “il format è un tipo specifico di proprietà intellettuale che permette e guida la replica dell’idea originale in iterazioni successive, attraverso media, piattaforme e territori”, ossia consente di rifare un programma in tutto il mondo.
Il format deve avere caratteristiche di originalità - non relativamente all’idea di base, che deve essere libera, non brevettabile -, nel senso che deve essere diverso da altre cose che vanno in onda; deve avere uno sviluppo narrativo - la metafora dell’eroe, l’avventura del concorrente che, per vincere il premio finale, deve confrontarsi con le sue debolezze, il fermarsi rinunciando a vincere di più, il proseguire rischiando di perdere tutto -: deve avere una caratterizzazione visiva, (la busta e il postino in studio in ‘C’è posta per te’, l’idea della X, in ‘X Factor’…): io posso attuare la stessa idea (il talent show) ma devo distinguerla visivamente.
Ebbene, noi in Italia facciamo fatica a fare cose che vadano bene anche a un pubblico diverso da quello italiano: non sempre ciò che piace agli italiani piace anche agli stranieri.
Spesso dobbiamo prendere format stranieri e localizzarli. ‘Caduta libera’, per esempio, è un format israeliano: il programma non prevede la figura del campione. Gli italiani vogliono il campione e hanno necessità di avere puntate conclusive, con un gioco finale.
Nel pre serale, poi, occorre tenere ‘legato’ il telespettatore, accompagnarlo al Telegiornale. “Se hai concorrenti che subentrano rapidamente l’uno all’altro, senza aver vinto molto, e devi dare la linea al TG…sei rovinato. Per tutte queste ragioni abbiamo dovuto localizzare il format, adattarlo”.
All’interessante relazione sono seguite le numerose domande dei soci, unitamente all’intenso ricordo personale - da parte del relatore - della bella figura umana e professionale di Mike Bongiorno.
Nelle foto, Alvise Borghi e il presidente Antonio Agazzi