La copertina del libro
Crema, 15 agosto 2026
(Dario Dolci) Anche le persone che sembrano avere una vita perfetta incontrano difficoltà durante la loro esistenza. Perché il dolore è un tema molto umano e universale.
Lo racconta il cremasco Mario Caccialanza nel suo libro Ho anch’io una triste storia, che costituisce la sua ottava fatica letteraria.
Il protagonista del romanzo psicologico è Giampiero, un cinquantenne psicologo di successo, ricco, famoso e abituato ad aiutare gli altri ad affrontare i loro problemi emotivi. Quando però è lui a vivere una profonda crisi sentimentale, le sue sicurezze iniziano a vacillare. La situazione diventa particolarmente interessante perché Giampiero, pur essendo un professionista della psicologia, ha bisogno dell'aiuto di una persona apparentemente molto diversa da lui: Fausto, un pensionato di ottant'anni. Fausto non possiede una preparazione accademica paragonabile a quella di Giampiero, ma ha accumulato una grande esperienza attraverso la vita e le difficoltà che ha affrontato. Il suo ruolo mostra come spesso anche le esperienze quotidiane possano insegnarci qualcosa che non si trova necessariamente sui libri. Non si tratta di imporre verità dogmatiche, ma di offrire il proprio vissuto come una lanterna per chi cammina nel buio, con l'unico nobile fine di aiutare l'altro.
Uno degli aspetti più interessanti dell'opera è proprio il confronto tra conoscenza teorica e esperienza pratica. Giampiero rappresenta la competenza professionale, mentre Fausto incarna la saggezza maturata attraverso gli anni. Il loro rapporto suggerisce che per aiutare veramente una persona non basta conoscere le teorie: è importante anche saper ascoltare, comprendere e condividere la propria esperienza senza pretendere di avere sempre la verità in tasca.