Crema, 10 ottobre 2026

In Francia, per denunciare le condizioni in cui versano gli edifici scolastici, gli studenti scendono in piazza. A decine di migliaia.

In Italia no, ma questo non vuol dire che le condizioni siano migliori.

Crema non fa eccezione. Le Rsu dell’istituto superiore Munari denunciano le condizioni logistiche e strutturali precarie della loro scuola. Le hanno segnalate alla Provincia, ente competente per gli istituti di secondo grado: ascensore fuori servizio, numerosi bagni inutilizzabili, infiltrazioni dal tetto, impianti elettrici con fili scoperti, muri con crepe profonde e estese.

Di mail sul tavolo della Provincia da parte di scuole superiori cittadine ce ne sono a decine. Il Pacioli, per esempio, segnala a più riprese da fine luglio 2023, dopo la violenta grandinata, un palo di sostegno di un lampione spezzato con la lampada penzolante sul cortile utilizzato come parcheggio. Il consigliere cremasco Eugenio Vailati ha lui stesso sollecitato gli uffici provinciali, ma gli è stato risposto che il lampione non è della Provincia. Strano, considerato che si trova all’interno del muro di cinta dell’edificio. Se dovesse cadere, chi risponde? Sempre al Pacioli, dove pure sono stati spesi 2,5 milioni di euro, soltanto pochi anni fa, i soffitti dei corridoi dell’ultimo piano sono in condizioni pietose, mentre le porte delle aule, che erano state tutte cambiate con un modello ultra economico, sono già mezze scassate. In quanto ai servizi igienici, anche qui non tutti sono funzionanti. A tutto ciò si aggiunge lo sfalcio dell’erba delle parti esterne, che viene fatto soltanto quando l’altezza è tale da permettere agli studenti di nascondersi.