La sede centrale del Galilei
Crema, 10 ottobre 2026
Arrivano dal Sud, firmano il contratto, prendono servizio e poi se ne tornano a casa e il giorno dopo mandano il certificato di malattia. Cosicché la scuola si trova a dover chiamare il sostituto del sostituto per ovviare a una carenza di personale che, stante certi comportamenti, rimane cronica.
A spiegare l’originale malcostume di alcuni collaboratori scolastici (i cosiddetti bidelli) è Nicola Caprara, direttore amministrativo dell’istituto superiore Galilei. “Purtroppo è così da tempo e non solo da quest’anno. Abbiamo chiamato due collaboratori scolastici per una supplenza annuale. Sono arrivati entrambi con la stessa macchina, dallo stesso paese in provincia di Salerno (dove tutti sembrano aver scelto la provincia di Cremona, ndr), hanno firmato il contratto e la mattina seguente se ne sono tornati a casa, da dove poi hanno mandato un certificato di malattia. Sul quale, ovviamente, la scuola non può sindacare”.
Di due bidelli che servivano, però, il Galilei si è trovato con zero. “Ne abbiamo chiamato un altro dalla graduatoria – prosegue Caprara – e ha fatto la stessa cosa, mettendosi pure lui in malattia. Dopo la loro malattia, di solito, mandano un certificato di qualche figlio piccolo e in questo modo stanno a casa”.
E la scuola si ritrova senza collaboratori, che sono indispensabili per la sorveglianza. “
Su tre che abbiamo chiamato, non se ne è fermato uno. Si fa sempre più fatica a trovarne. Il fatto che il primo stipendio sia di 1100 euro e che qui gli affitti costino parecchio non aiuta a risolvere il problema”.
Problema che ha anche un altro lato altrettanto originale. “Avendo noi collaboratori part time, che il sabato non sono in servizio – prosegue il direttore amministrativo – abbiamo bisogno di personale che venga anche per un solo giorno alla settimana. Pure loro accettano l’incarico e poi si mettono in malattia, oppure se devono fare una visita specialistica la fanno il sabato. Per questo, abbiamo un’impiegata che praticamente si deve occupare solo di questo e che ogni giorno è al telefono per chiamare gente che poi viene ma non si ferma”.
Debellare questo fenomeno non è semplice. “Lo stipendio – spiega Caprara – di fronte a un certificato di malattia non si può toccare. Bisognerebbe però che a chi effettivamente non lavora non venisse assegnato punteggio. Così, invece, tra due anni, queste persone entreranno in ruolo”.
Alla luce del malcostume, gli organi preposti hanno comunque iniziato dei controlli, anche perché il Galilei non è l’unica scuola in questa situazione.
“Un bidello è stato licenziato perché aveva anche un’altra attività. Si stanno controllando anche i titoli di studio, perché ce ne sono che sono stati rilasciati da scuole che non esistono più, diplomifici che sono stati chiusi per vari illeciti”.