Il senatore Renato Ancorotti
Crema, 23 agosto 2026
A dicembre dello scorso anno aveva presentato in Senato il disegno di legge per introdurre la figura dello psicologo forense e per apportare modifiche al codice penale per rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne. L’obiettivo era duplice: l’educazione al rispetto e nuove misure immediate per interventi celeri.
Alla luce degli ultimi fatti di cronaca nera che hanno visto vittima proprio delle donne, il senatore cremasco Renato Ancorotti (FdI) , membro della Commissione femminicidio e violenza di genere, è intervenuto con una riflessione: “È necessario rompere il ciclo della violenza strutturale, perché a questo punto non si tratta più di un’emergenza. L’ennesima sequenza di vittime ci pone di fronte a una realtà ineludibile: la violenza di genere in Italia nei fatti è un fenomeno strutturale e sistemico. Parlare di raptus, gelosia incontrollabile o tragedie familiari serve solo ad assolvere la società dalle proprie responsabilità. In tutti i casi c’è stata una valutazione del rischio errata, perché molte vittime avevano già denunciato, attivato ammonimenti o segnalato minacce letali. Il problema risiede nella mancata applicazione o sottovalutazione tempestiva delle misure cautelari di protezione”.
Ma non è tutto: “C’è, inoltre una prevenzione secondaria insufficiente – prosegue Ancorotti - se il sistema non intercetta i reati spia, come stalking, maltrattamenti e minacce, prima dell’escalation, le tutele legali restano inefficaci. La violenza è, troppo spesso, il prodotto di una cultura del possesso e del controllo ancora radicata, alimentata spesso da una narrazione mediatica che facilmente indugia sul voyeurismo. Dobbiamo insistere nell’educazione al rispetto nelle scuole e in questo senso è molto importante l’inserimento delle nuove linee guida del ministero sull’educazione civica, che prevedono anche l’educazione al contrasto della violenza di qualsiasi genere. Ma è necessario anche proseguire con la formazione obbligatoria e continua degli operatori per la valutazione standardizzata del rischio di reiterazione e di escalation e ovviamente richiamare le famiglie ad un maggiore controllo all’interno del proprio nucleo familiare. Non possiamo più accettare il bilancio continuo di questa guerra silenziosa. Bisogna proseguire nelle scelte politiche coraggiose, nell’incrementare le risorse necessarie e nell’assunzione di una responsabilità collettiva”.