Don Natale Grassi Scalvini
Cremasco, 17 maggio 2026
VII Domenica di Pasqua Ascensione anno A
La Parola: At 1,1-11 Sal 46 Ef 1,17-23 Mt 28,16-20
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Parola del Signore.
(Don Natale e Grassi Scalvini) Pochi giorni fa eravamo convinti che la primavera fosse già arrivata e che ormai a breve saremmo piombati, come ci stanno ripetendo da alcuni anni, nella estate più calda di sempre. Ci siamo dovuti ricredere subito con alcuni giorni, pochi speriamo, di brutto tempo e con un calo drastico delle temperature.
Anche per quanto riguarda il Vangelo di questa domenica, ovviamente obbligato in quanto si celebra la solennità della Ascensione al cielo del Signore Gesù, mi ero già preparato a sottolineare il piccolo errore di traduzione che presenta la versione ufficiale della Cei, come tante altre traduzioni precedenti. Invece i nostri cari liturgisti, a cui di solito non risparmio critiche, questa volta mi hanno costretto a ricredermi perché la versione liturgica del brano è sicuramente più vicina all’originale della lingua greca antica. Infatti in passato, forse per addolcire un po’ il testo e non far fare proprio brutta figura agli apostoli, si traduceva dicendo che ‘alcuni’ dubitavano. Ma il testo in greco dice proprio che essi dubitavano, comprendendo quindi tutti gli apostoli.
Per la verità noi, che conosciamo un poco i vangeli, non ci scandalizziamo più di tanto. Sappiamo bene, dai racconti evangelici, come la fede degli apostoli fosse debole e sempre bisognosa di conferme da parte del Signore con le sue parole o i suoi miracoli. Davvero fino all’ultimo, appena prima della Ascensione definitiva di Gesù al cielo, anche i più vicini e fedeli al Signore dubitavano.
Questo fatto non è tanto importante per comprendere o scusare la debole fede degli apostoli e il loro modo lento di rispondere alle promesse di Gesù, quanto per giustificare e comprendere, almeno in parte, le nostre difficoltà nella fede e nel vivere con coerenza quanto professiamo ogni domenica recitando il credo.
Passando a tappeto in questi giorni le case della parrocchia per la benedizione pasquale, capita infatti spesso di trovare persone non lontane dalla fede, infatti accolgono anche con molto piacere la visita del sacerdote e la preghiera di benedizione, ma che si scusano garbatamente per alcune loro difficoltà nel credere e ancor di più nel partecipare alla vita di fede nella comunità. Ma anche per noi che cerchiamo di partecipare regolarmente alla celebrazione eucaristica comunitaria, il segno più evidente dell’impegno cristiano di stare con il Signore per ascoltare la sua parola, accogliendo il dono del suo corpo come sostegno per la vita quotidiana, non è una grave colpa se ogni tanto ci sovviene qualche dubbio di fede, sentendoci quindi in buona compagnia proprio con gli apostoli. Non per questo dobbiamo sentirci allora completamente a posto e tranquilli. Sappiamo bene infatti che gli apostoli, solo pochi giorni dopo l’ascensione, proprio dal giorno di Pentecoste, con la discesa dello Spirito Santo, che celebreremo domenica prossima, si sono trasformati in testimoni coraggiosi e coerenti fino alla morte delle parole e degli esempi di Gesù. Quindi noi, che veniamo dopo tanti secoli di storia cristiana e innumerevoli segni e testimonianze delle verità della nostra fede, dovremmo essere un po’ più convinti della bontà del messaggio che abbiamo ricevuto e quindi più pronti a continuare oggi l’opera degli apostoli testimoniando al nostro mondo tutto quanto Gesù ha fatto e insegnato.
La nostra società, sazia e soddisfatta per le tante cose che ci offre, non sembra molto desiderosa di ascoltare e accogliere il messaggio di Gesù ma ugualmente ci sentiamo in dovere di condividere con tutti, anche se in forma semplice e magari anche superficiale, il grande insegnamento dell’amore. Sentiamo che ce n’è un grande bisogno, sia a livello mondiale, viste le guerre e i problemi planetari, come anche nelle nostre strade e case, dove possiamo intervenire subito con un buona parola, tanta pazienza e fiducia nell’opera del Signore Gesù, che è asceso al cielo ma che non ci lascia mai da soli e accompagna sempre le nostre buone intenzioni e le nostre opere giuste.