La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 26 settembre 2021


26a Domenica ordinaria anno B

La Parola: Num 11,25-29 Sal 18 Giac 5,1-6 Mc 9,38-43.45.47-48

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

"Questa settimana ho girato un po’ di ospedali e ambulatori per cercare di risolvere un problema alla vista. Pur dovendo sopportare solo un po’ di offuscamento e difficoltà a focalizzare nella lettura credo di aver compreso ancor meglio, sulla mia pelle, la tremenda richiesta di Gesù di cavare addirittura un occhio pur di essere degno di entrare nel regno dei cieli. Non che le altre richieste siano più abbordabile ma sicuramente quella dell’occhio mi pare proprio esagerata. Ovviamente Gesù non pensava a un regno dei cieli colmo di persone menomate. L’uso di iperboli così forti è volutamente scelto per aiutarci a capire il valore della posta in gioco. Come ormai tutti ci siamo accorti, siamo stati bravi ad accettare e vivere con determinate limitazioni pur di salvaguardare la nostra e l’altrui salute dall’infezione del morbo, eppure non siamo ancora abbastanza consapevoli che la destinazione finale della nostra esistenza, la vita eterna insieme al Signore Gesù, meriterebbe molta più attenzione e impegno da parte di tutti noi. Dopo il bellissimo esempio di domenica scorsa, accompagnato dal gesto concreto dell’abbraccio del bambino, non potevamo aspettarci delle richieste semplici e banali come mettere la mascherina o salutarci con il gomito, gesto che in realtà mi fa sempre un po sorridere pensando a come il virus abbia schifo dei nostri gomiti e li proprio non ci vuole stare. Torniamo seri e meditiamo sul fatto che se la misura del regno dei cieli è un bambino, la sua semplicità ed innocenza ci obbligano ad evitare davvero ogni tentazione e occasione di peccato per poter essere degni della amicizia von Gesù. E proprio oggi che in parrocchia celebriamo la bellissima festa della Prima comunione dei nostri bambini, non possiamo perdere questo ulteriore richiamo a dare una svolta positiva alla nostra vita con scelte adeguate alle esigenze della vita cristiana. Il primo pensiero magari corre subito all’impegno di dover essere di buon esempio per i nostri piccoli, ma forse sarebbe meglio stavolta ribaltare la situazione, proprio come suggerisce Gesù cioè diventare noi coloro che guardano i bambini e cercano di prendere da loro l’esempio e lo stile giusto per accostarci ai doni del Signore, alla sua parola e al suo corpo. La semplicità e l’innocenza devono diventare anche la cifra del nostro servizio agli altri, quando doniamo loro qualcosa di nostro. Non conta infatti la quantità dei beni che offriamo, sappiamo bene che anche a dare in maniera esagerata non risolveremmo comunque i problemi di tutti i bisognosi, perché son troppo tanti e grandi. Ma basta anche poco, un solo bicchiere d’acqua dato nel nome di Gesù e nella prospettiva di vivere e testimoniare la venuta del regno per poterci dire veri amici suoi e meritevoli della sua grande e smisurata ricompensa: la vita eterna.


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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