Lodi, 06 febbraio 2026

(Francesco Carrubba) Tempo di innovazioni tecnologiche all'Ospedale Maggiore di Lodi. Oltre al robot-chirurgo Da Vinci, è stato acquisito un nuovo software in Urologia: permette di individuare meglio un sospetto di tumore alla prostata, la neoplasia più diffusa fra gli uomini; in Italia rappresenta il 18-20% dei tumori maschili, con 40.000 nuovi casi all’anno.

L'importante innovazione introdotta in questi giorni , grazie ad un sistema Gps, "incrocia" un’immagine di risonanza magnetica con le ecografie identificando, con precisione, l’area di un sospetto tumore prostatico, per poi eseguire una biopsia centrata.

Questo consente sia di abbattere i rischi di imprecisione sia di ridurre i tempi e il disagio, anche psicologico, per il paziente. “Di fatto – spiega Piero Incarbone, primario di Urologia – si è più selettivi, efficaci e rapidi nell’iter diagnostico”.

La tecnologia "favorisce la possibilità – aggiunge lo specialista - di creare a Lodi una prostate cancer unit, una unità multi specialistica a cui stiamo pensando per una migliore gestione del carcinoma prostatico”. Anche qui, l’obiettivo è velocizzare e semplificare il percorso del malato.

Va in questa direzione quindi la definizione di un PDTA, percorso diagnostico terapeutico assistenziale, per la presa in carico di un paziente con tumore alla prostata. "Diversi specialisti sono impegnati per ultimarne la stesura", fanno sapere dall'Asst. Incarbone confida che possa essere pronto fra tre-quattro mesi.

L’incidenza del tumore alla prostata è in aumento, soprattutto negli over 50, "ma la sopravvivenza a 5 anni è elevata: supera il 90%", ricorda l'azienda sociosanitaria territoriale, "E ciò grazie alla diagnosi precoce e a un’ottima risposta ai trattamenti terapeutici". Intanto l'Urologia di Lodi può contare in sala operatoria sul robot Da Vinci, installato di recente e in grado di intervenire sulle patologie oncologiche - anche benigne - della prostata, "in ambito demolitivo e ricostruttivo".