Montodine, 28 agosto 2026
(Annalisa Andreini) Il racconto del cremasco Roberto Riseri: era appena ritornato a casa dopo un viaggio proprio nella parte del Nepal devastato dal crollo del ghiacciaio.
A commentare lo scampato pericolo e le sconvolgenti immagini delle inondazioni che hanno colpito il Nepal, a causa del collasso di un ghiacciaio, è Roberto Riseri, uno dei due titolari (oltre che chef) dell’agriturismo La Sorgente di Montodine.
“Nel vedere le immagini in televisione dei villaggi inondati e della distruzione con morti, dispersi e feriti, sono rimasto attonito. Fino a poche ore prima mi trovavo proprio lì, tra quei villaggi e sono veramente stato fortunato nella tempistica. Tutto è accaduto quando io ero appena arrivato in aeroporto. Ho deciso di andare, per la prima volta, proprio in quei luoghi per il mio interesse per la spiritualità legata anche alle religioni locali. Diciamo che, già quando ero sul posto, le escursioni e diverse tratte erano sconsigliate a causa della stagione dei monsoni. In effetti, quando ho attraversato la valle di Katmandu (meta molto amata per i percorsi spirituali) mi sono reso conto della pericolosità delle piogge e dei cambiamenti repentini del terreno dopo gli acquazzoni improvvisi e forti. In un attimo sparivano letteralmente le stradine appena percorse, diventando dei fiumi in piena. Non oso immaginare ora come sia grave la situazione”.
“Per me - continua Roberto - è una terra meravigliosa, come paesaggio (natura, monasteri buddhisti e templi induisti), come spiritualità e come persone, che si incontrano e danno indicazioni e consigli. Hanno una gentilezza, una disponibilità e un’accoglienza uniche. E, viaggiando da solo, ho avuto modo di parlare con loro (della famiglia e del lavoro) e conoscerli da vicino, per cui è stato veramente molto brutto vedere spazzati via gli stessi villaggi percorsi solo qualche giorno prima. Fa uno strano effetto e mi ha fatto davvero male assistere a queste scene”.
Roberto Riseri è anche preoccupato per come questo popolo potrà reagire:”Mi sono sembrati villaggi un po’ abbandonati a sé stessi e in cui costruzioni e lavori vengono portati avanti in qualche modo, spesso con strumenti di fortuna e senza un vero coordinamento. In alcune zone stavano ancora sistemando i danni alle abitazioni dopo il terremoto di anni fa. Non oso immaginare come faranno ora in questa situazione drammatica”.