Crema News - Vailate - Colombo e il dialetto Gianfranco Colombo e Barbara Fogazzi

Vailate, 10 aprile 2026 

(Gianluca Maestri) Storico, naturalista e divulgatore, Gianfranco Colombo da qualche tempo è anche personaggio televisivo. Il pensionato vailatese cura infatti una rubrica su Telecolor dal titolo “La Curiosità è ... Colombo” in cui parla (e lui è una sorta di enciclopedia vivente) delle sue passioni: viaggi, fauna e flora, ambiente e natura, territorio e tradizioni. Fra queste ultime anche il dialetto, tema di una delle scorse puntate del suo programma che è possibile recuperare su You Tube.

Se da un lato fa piacere sentir raccontare del dialetto, lingua del cuore in cui è custodita la tradizione di un luogo e dei suoi abitanti, dall’altro lo è molto meno sentirsi dire da un esperto che il dialetto stesso è destinato a morire. Eppure è così. 

“Il dialetto - ha spiegato Colombo, intervistato dalla giornalista Barbara Fogazzi – è una lingua orale, non scritta, che un tempo tutti indistintamente conoscevano perché era il modo di esprimersi, di comportarsi, di parlare col prossimo. Il dialetto è rimasto nella storia finché non è sopravvenuto il linguaggio ufficiale, che per noi è l'italiano, che alla fine degli anni Sessanta lo ha soppiantato. Tutto quello che è accaduto dopo la seconda guerra mondiale ha portato alla sua distruzione poiché che era visto come la lingua degli zotici. 

Secondo Colombo oggi il dialetto non gode di buona salute perché non viene più parlato dai giovani che non lo conoscono proprio. Sopravvive, certo, ma solo grazie a qualche appassionato. Colombo stesso l’anno scorso ha organizzato delle serate dedicate alla parlata vailatese. A Rivolta d’Adda c’è un gruppo di cittadini che tiene moltissimo al dialetto locale, al punto da aver organizzato dei corsi per impararne, almeno, i termini più diffusi e anche ad Agnadello la Pro Loco si è data da fare per mantenerne viva la tradizione.

“Oggi - ha spiegato Colombo - tengo diversi incontri sul dialetto: non c’è un giovane sotto i 30 anni che sappia 100 parole. È destinato a morire. Lasciamo almeno dei ricordi affinché, se ci fosse qualcuno interessato a conoscerlo, possa ricostruire parole, frasi e detti”. Ed è quello che Colombo sta facendo.

E’ proprio il caso di dire: “Colombo, mòla mia!”