Crema News - Siamo tutti Pietro Don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 23 agosto 2026

21 ª Domenica ordinaria anno A

 La Parola: ​Is 22,19-23  Sal 137  Rm 11,33-36 Mt 16,13-20

 Dal Vangelo secondo Matteo Mt 16,13-20

 In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore.

 

(Don Natale Grassi Scalvini) C’è un libro, da cui è stato tratto anche un film bellissimo, La storia infinita, che inizia con il libraio che cerca di mettere in guardia il ragazzino sulla natura strana e pericolosa del libro. Gli dice infatti che mentre tutti gli altri libri parlano della vita di altri personaggi, in questo diventi protagonista tu stesso. Proprio come il Vangelo.

Oggi in particolare potremmo fermarci a riflettere sul scelta di Gesù di porre Pietro a capo degli apostoli con una formula così solenne e definitiva. Ma in realtà la ricchezza di queste poche righe del vangelo di Matteo, la scopriamo solo se ci fermiamo un attimo e pensiamo seriamente alla domanda che Gesù ha fatto agli apostoli come a un domanda fatta a ciascuno di noi. 

Capite subito che se impostata la lettura in questo modo diventano davvero pericolose e importanti queste righe del Vangelo. Tocca anche a noi, come alle miriadi di cristiani che ci hanno preceduto e ci seguiranno, decidere con consapevolezza e a livello personale chi davvero sia il Signore Gesù per la nostra vita. Una domanda davvero scomoda che ci raggiunge oltretutto in un periodo poco adatto diremmo noi. Siamo ancora in periodo di ferie e di varie feste, non siamo tutti pronti a mettere in discussione i fondamenti della nostra fede e della nostra vita. Ma Gesù, sappiamo bene, si serve dei momenti più impensati e strani per toccare le corde profonde del nostro cuore. Magari per i tanti distratti e superficiali neanche si pone il problema e passano velocemente ad altro. Qualcuno invece si pone in ascolto e in riflessione. Sappiamo bene come anche per san Pietro, la risposta così decisa alla domanda di Gesù in effetti avrà ancora bisogno di tempo ed esperienze per diventare quella fede robusta capace di sostenere anche quella dei fratelli più deboli.

Quindi non spaventiamoci se di fronte ad una richiesta così perentoria e decisa da parte del Signore non ci sentiamo pronti a fare la stessa professione pubblica di fede con tutte le conseguenze annesse. Credo sia però importane non far finta di niente e di non accontentarci di tornare al nostro tranquillo periodo di fine agosto rimandando a chissà quando la risposta a un interrogativo così decisivo per la nostra vita. 

Probabilmente la nostra vita di cristiani non cambierà subito radicalmente, ma se nel nostro cuore si afferma con certezza la verità della vita divina del Cristo venuto a condividere il suo essere figlio di Dio e fratello dell’uomo, pronto a servire fino a dare la vita per i fratelli, allora pian piano anche le nostre semplici giornate saranno illuminate da una presenza importante e decisiva. Il rischio di assopirci al tran tran quotidiano di una società che ci riempie di cose e divertimenti pur di non farci pensare alle domande più importanti della vita è davvero troppo grande anche perché dobbiamo riconoscere che l’industria del divertimentificio con cui abbiamo a che fare è di una potenza e capacità di convinzione davvero eccezionale.

Le nostre povere forze personali non basterebbero certo per sopravvivere indenni agli attacchi della pubblicità e dei vari social e mass media. Abbiamo come minimo bisogno della comunità, di non sentirci soli nello sforzo di seguire sempre più da vicino e coerentemente il Maestro. Ma poi soprattutto abbiamo davvero bisogno del suo aiuto, della sua vicinanza, del suo amore, che ci attiri a lui così come noi desideriamo che lui venga vicino a noi e sia presente nelle vicende quotidiane della nostra esperienza terrena. 

Credo che il Signore attenda ogni giorno che qualcuno in più si incammini con decisione sulla via di una fede robusta, capace di cambiare, anche se di poco, il mondo in cui ci troviamo perché divenga sempre di più regno di Dio in mezzo agli uomini.