Crema News - La voce del padrone Don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 26 aprile 2026

IV Domenica di Pasqua  anno A

La Parola:      At 2,14.36-41  Sal 22  1Pt 2,20-25  Gv 10,1-10

Dal Vangelo secondo Giovanni        Gv 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza».

Parola del Signore.

 

(Don Natale Grasii Scalvini) Giovedì ci siamo ritrovati a pranzo noi sacerdoti dell’Unita Pastorale Maria Regina della pace e come sempre abbiamo approfittato del momento insieme per programmare anche i prossimi impegni pastorali dell’Unità. Ricordo bene però che la proposta del ristorante era un primo detto delle ‘tre P’. Lascio a voi indovinare quali fossero gli ingredienti del piatto , ma poiché avevo appena guardato il vangelo di questa domenica subito ho fatto un accostamento, forse un po’ irriverente, al fatto che anche questo brano può essere chiamato delle ‘tre P’: Pastore, Porta e Pecore.

Normalmente ci attira subito nel brano la figura del Buon Pastore, ma come si capisce bene, Gesù innanzitutto ci tiene a presentarsi come la Porta attraverso la quale noi tutti dobbiamo passare per entrare nel regno di Dio. In effetti noi tutti siamo passati attraverso la porta dei sacramenti, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, per poterci dire pienamente cristiani e visto che nella nostra comunità, come in tante parrocchie, in questo periodo ci sono le feste per la prima comunione o per la Cresima, è giusto ripensare con gratitudine a quei momenti che anche per noi sono stati importanti per il nostro cammino di cristiani. Ugualmente non posso dimenticare come, durante la visita alle famiglie per la benedizione pasquale, incontri molti cristiani che dopo essere entrati per la porta dei sacramenti di Gesù nella chiesa. ne sono usciti, magari anche senza strepito e senza sbattere la porta, ma certamente un po’ dimentichi delle grazie ricevute e degli impegni presi.

La presenza del sacerdote in casa può così diventare per molti un umile richiamo alla vita di fede nella Chiesa, però intanto cerchiamo almeno noi, fedeli alla messa domenicale, di mantenere ben salda la certezza di essere veri amici di Gesù se rimaniamo con lui e non solo entriamo attraverso lui, la Porta del regno di Dio, ma anche lo seguiamo come nostro pastore e guida quotidiana, sentendoci davvero le pecore conosciute e amate dal Buon Pastore.

Forse a volte anche noi sentiamo come un peso e un obbligo la nostra partecipazione alla vita di comunità e ancor di più l’impegno a vivere quotidianamente, anche nella nostra società, così distante tante volte dal messaggio evangelico, secondo gli insegnamenti e le proposte che il nostro Buon Pastore ci presenta.

Non possiamo pretendere che il mondo, così preso dall’avidità e dagli interessi che il capitalismo, sia quello teorico come quello praticamente vissuto tante volte anche da noi, si trasformi magicamente per permetterci di vivere tranquillamente secondo i valori e gli esempi che il Signore continua a proporci come via certa e sicura per il regno. Ma se vogliamo arrivare al premio promesso, e non si tratta di poca cosa ma addirittura della vita eterna, non possiamo neanche adagiarci a vivere tranquillamente secondo il buon senso comune accontentandoci di non fare troppo male ai nostri fratelli, perché tanto c’è già chi si impegna a farlo in abbondanza con la guerra o con le malvagità quotidiane.

Probabilmente a questo punto anche a voi sarà venuta in mente una quarta ‘P’ molto importante in questo periodo: la Pace. Non solo perché il mondo ne ha davvero un tremendo bisogno ma perché è il primo dono del Cristo risorto ai suoi discepoli e quindi attraverso loro a tutti noi e a tutti gli uomini.

Non stanchiamoci mai allora di chiedere al Signore questo dono così prezioso e di sostenere continuamente in noi la buona volontà e le piccole opere quotidiane di giustizia e carità con cui costruirla e mantenerla, almeno vicino a noi, cercando di allargare sempre più il cerchio dell’onda del bene che facciamo perché si viva davvero tutti in pace e con lo sguardo sempre rivolto alle vie che ci indica il Signore Gesù.