Crema, 23 aprile 2021
Pena ridotta in appello per l'imprenditore Antonio Silvani di Chieve, accusato di estorsione nei confronti dei suoi clienti, dai quali prima si faceva pagare in nero e poi emetteva fattura, esigendone il saldo, sotto minaccia di procedere a sequestro. I giudici della Corte d'appello di Brescia hanno rivisto la sentenza di primo o grado riducendo la pena da cinque anni e tre mesi a quattro anni e dieci mesi e riservandosi 90 giorni per il deposito della sentenza.
"I giudici hanno fatto cadere tutte le aggravanti - dice l'avvocato Fabio Schembri - e questo ha comportato lo sconto di pena e la nuova sentenza. Ma questo apre la strada a una nuova definizione della pena perché, cadendo le aggravanti, molti dei reati commessi ora sono in prescrizione. Quando sarà depositata la sentenza di certo ricorreremo in cassazione, dove faremo valere la prescrizione. Inoltre, l'avvocato aveva già ottenuto un'altra importante affermazione perché era riuscito a ottenere dalla Cassazione il dissequestro e la restituzione dei beni posti sotto sequestro. Nel 2015 all'imprenditore di Chieve erano state poste sotto sequestro25 unità immobiliari, ubicate nelle province di Brescia, Cremona, Bergamo e Monza Brianza, 16 autoveicoli e motoveicoli, quote societarie di due società, nonché delle disponibilità finanziarie e somme di denaro individuate nei rapporti bancari intestati a Silvani, ai membri del suo nucleo familiare e a cinque società allo stesso riconducibili, per un totale di circa 140mila euro. Il totale del sequestro era stato valutato in otto milioni di euro. Nel 2017 era arrivato anche il provvedimento di confisca, ma l'avvocato Schembri aveva ottenuto l'annullamento della confisca in quanto il valore di quanto sequestrato era di molto superiore all'eventuale danno arrecato.
Nella foto, l'avvocato Fabio Schembri