Don Natale Grassi Scalvini su un nevaio
Cremasco, 18 gennaio 2026
II Domenica Ordinaria A
La Parola: Is 49,3.5-6 Salmo 39 1Cor 1,1-3 Gv 1,29-34
Dal Vangelo secondo GiovanniGv 1,29-34
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) Uno dei disastri che sta compiendo la rivoluzione digitale su noi tutti, e in particolari sui più giovani, è sicuramente quello di aver abbassato il tempo di attenzione che riusciamo a dedicare a ogni argomento che ci viene proposto. Questo non significa che presto dovremo anche noi preti adeguarci ai tempi di tik-tok, cioè a proporre prediche di venti o trenta secondi al massimo, ma certamente ci dobbiamo pian piano abituare al fatto che delle esperienze che facciamo ci rimangono in memoria poche cose perché la fretta e la velocità del cambio scena ci mangiano tutti i particolari, a partire da quelli più semplici e piccoli.
San Giovanni Battista, che non è della nostra generazione, invece sembra molto attento anche ai particolari al punto da fondare la sua fede sulla divinità di Gesù, fino a proclamarlo Figlio di Dio, per un piccolo evento particolare accaduto durante il Battesimo di Gesù al fiume Giordano: la presenza di una colomba svolazzante. Probabilmente fossimo stati noi al suo posto neanche l’avremmo notata la colomba che volava sopra Gesù, magari scambiandola addirittura per un uccellaccio che veniva a disturbare un momento così importante. Mentre per il Battista questo è stato davvero un segno dal cielo talmente forte da convincerlo della vera realtà di Gesù senza neanche averlo sentito parlare o aver visto qualcuno dei suoi miracoli; e subito diventa testimone di questo grande evento: l’incarnazione del Figlio di Dio.
Non so quanti segni, piccoli o grandi, abbiamo avuto della presenza di Dio nella nostra vita ma sicuramente la nostra più grande difficoltà è quella di essere poi testimoni del suo amore. Ma il primo passo per poter diventare credibili e convincenti rimane sempre quello di essere convinti noi per primi della bontà e verità di quanto abbiamo ricevuto e vogliamo testimoniare agli altri. Come possiamo pretendere che i nostri ragazzi, per i quali ci siamo pur preoccupati che ricevessero il Battesimo e la Prima comunione e la Cresima, diventino davvero testimoni della fede se noi per primi facciamo fatica a riconoscere i segni presenti nella creazione e nella nostra vita della presenza di Dio. Tocca evidentemente prima a noi adulti, genitori, catechisti, e tutto il popolo cristiano essere credibili nella nostra condotta di vita e nelle manifestazioni della nostra fede se vogliamo almeno sperare che la stessa fiamma della fede si accenda nei nostri ragazzi.
Non dobbiamo però aspettare i grandi segni che possono toccare, come un miracolo straordinario, le nostre coscienze assopite e addormentate dai problemi quotidiani o dal benessere coinvolgente e rassicurante delle nostre case, stravolgendo così le consuetudini di ogni giorno. Anzi è proprio nelle piccole vicissitudini quotidiane, quelle che ci vedono indaffarati nelle corse che tanti genitori o nonni devono fare per i loro impegni personali per il lavoro e per l’accompagnamento dei figli alla scuola e alle mille altre attività che hanno e che pensiamo utili per la loro formazione e crescita, che tutti noi siamo chiamati a riconoscere la presenza semplice e continua del Figlio di Dio. Lui ha voluto diventare figlio dell’uomo proprio per condividere in tutto la nostra esperienza e per essere sempre e comunque vicino a noi. Inoltre a noi non è richiesto poi di compiere chissà quali opere di carità e giustizia per poter diventare testimoni credibili della nostra fede nel Signore Gesù. Non siamo chiamati come Giovanni il Battista a dare la vita per la coerenza con la nostra fede. Ma certamente un comportamento quotidiano più attento alle richieste di Dio e capace di mostrare a tutti la nostra coerenza tra la convinzione interiore e le opere esteriori, è possibile e necessario per tutti noi.