Il ministro Adolfo Urso
Offanengo, 04 agosto 2026
Il caso Chromavis arriva in parlamento.
Dopo lo sciopero indetto dai sindacati Filcams CgilL, Filctem Cgil e Nidil Cgil per protestare contro la disparità di trattamento tra i dipendenti Chromavis e quelli della Argos, circa 120 lavoratori, l'onorevole Marco Grimaldi (Avs) ha portato all'attenzione del Parlamento. L'onorevole chiede al governo di intervenire sul caso che denuncia una anomalia contrattuale prodotta da appalti, esternalizzazioni e somministrazione.
Ecco l'interrogazione che alla Camera è sottoscritta anche da Mari (Avs), Scotto (Pd) e Carotenuto (M5s) mentre al Senato la prima firma è di Tino Magni (Avs) con Susanna Camusso(Pd) e Orfeo Mazzella (M5s)..
Al Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso. Per sapere - premesso che:
presso lo stabilimento di Chromavis S.p.A. di Offanengo (Cremona), appartenente al Gruppo Fareva, opera stabilmente Argos S.r.l., società controllata da Chromavis e inserita nella medesima filiera produttiva; nel sito lavorano dipendenti Chromavis e circa 120 dipendenti Argos nonché lavoratori in somministrazione, impegnati anche in attività di confezionamento direttamente funzionali alla produzione e alla spedizione dei prodotti, quindi in attività funzionali al medesimo processo produttivo; secondo quanto denunciato dalle organizzazioni sindacali Filcams CGIL, Filctem CGIL e Nidil CGIL, ai lavoratori Chromavis viene applicato il CCNL Chimica e Chimico-Farmaceutica, mentre ai lavoratori Argos viene applicato il CCNL Multiservizi; la diversa disciplina contrattuale comporterebbe differenze significative sotto il profilo salariale, normativo e delle tutele, con particolare impatto su una forza lavoro composta in larga parte da donne; le organizzazioni sindacali hanno pertanto denunciato il verificarsi di un fenomeno di dumping contrattuale e sociale, determinato dall'applicazione di un contratto collettivo con condizioni economiche e normative meno favorevoli rispetto a quello applicato ai lavoratori direttamente dipendenti della società committente e operanti nel medesimo contesto produttivo; a seguito delle assemblee del 24 luglio 2026, le organizzazioni sindacali hanno proclamato lo stato di agitazione e il 31 luglio 2026 si è svolto uno sciopero presso lo stabilimento di Offanengo, chiedendo l’apertura di un confronto finalizzato all’applicazione del CCNL Chimica e Chimico-Farmaceutica; le organizzazioni sindacali hanno, inoltre, denunciato l’ipotesi di trasferire lavoratori attualmente impiegati a Offanengo verso un reparto esternalizzato nello stabilimento di Madignano, con il rischio di un ulteriore ricorso al CCNL Multiservizi e di un peggioramento delle condizioni economiche e normative; la vicenda di Argos e Chromavis si inserisce in una più ampia problematica generale che interessa il comparto della cosmetica e, più in generale, i settori caratterizzati da esternalizzazioni e frammentazione dei processi produttivi, nei quali il ricorso a differenti contratti collettivi può determinare significative disparità di trattamento tra lavoratori inseriti nel medesimo ciclo produttivo :-
se non ritengono necessario promuovere un tavolo d confronto sulla vertenza di Offanengo tra l’ azienda Chromavis e le organizzazioni sindacali, al fine di favorire una soluzione che assicuri, alle lavoratrici e ai lavoratori coinvolti, adeguate condizioni salariali e normative, anche alla luce delle mansioni effettivamente svolte e della loro stabile integrazione nel ciclo produttivo di Chromavis; se siano a conoscenza dell’eventuale trasferimento di attività e lavoratori da Offanengo a Madignano e quali iniziative intendano assumere affinché eventuali processi di riorganizzazione o esternalizzazione non determinino il peggioramento delle condizioni occupazionali, retributive e contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori interessati; se le società coinvolte abbiano avuto accesso a misure di sostegno pubblico, anche al fine di garantire che tali strumenti siano coerenti con il mantenimento di livelli adeguati di occupazione, retributivi e qualità del lavoro; se intendono adottare iniziative, anche di carattere normativo, per contrastare il dumping contrattuale e sociale derivante dall’utilizzo di appalti, esternalizzazioni, somministrazione e differenti contratti collettivi all’interno del medesimo ciclo produttivo, evitando che la competizione tra imprese si traduca nella compressione dei salari e delle tutele dei lavoratori.