Immagine esemplificativa
Montodine, 07 maggio 2026
(Andrea Biraghi) Madre e figlio condannati per il finto incidente organizzato a Montodine per incassare il risarcimento dell’assicurazione. La donna, 55 anni e il figlio, 34, entrambi residenti nel pavese, sono stati condannati rispettivamente otto mesi e un anno per simulazione di reato. Erano difesi dall’avvocato Riccardo Germani. Il pubblico ministero onorario Silvia Manfredi aveva chiesto nove mesi per la madre e un anno per il figlio.
A spingere la donna dentro la messinscena erano stati i problemi economici. La 55enne aveva raccontato le proprie difficoltà a un cittadino albanese conosciuto come la Strega. Da quel contatto era nata la proposta: costruire un falso investimento stradale, presentarlo come incidente reale e ottenere il risarcimento dall’assicurazione. Alla donna era stato promesso il 20% del premio.
Per portare avanti il piano era stato coinvolto anche il figlio, usato come tramite perché gli altri partecipanti non volevano trattare direttamente con una donna. Nell’inchiesta erano finite cinque persone. Oltre a madre e figlio, hanno già definito la loro posizione i due falsi ciclisti, un 39enne e un 50enne entrambi palermitani e un 37enne milanese, che aveva messo a disposizione i locali del proprio ristorante per preparare la messinscena.
Il finto incidente era stato messo in scena la sera del 4 febbraio 2019 nella zona industriale di Montodine, lungo la Sp591. All’arrivo dei soccorsi la scena sembrava quella di un investimento: due ciclisti feriti a terra, le biciclette danneggiate e una Hyundai ferma sulla strada. Alla guida c’era la donna, con il figlio seduto accanto.
La 55enne aveva raccontato agli agenti della Polizia stradale di Crema di non essersi accorta dei ciclisti, entrati sulla provinciale dall’intersezione con via dell’Artigianato e diretti verso Montodine-Codogno. Aveva spiegato di non avere dato loro la precedenza perché distratta mentre parlava con il figlio.
Ma la scena non reggeva. Le ferite dei due uomini erano troppo gravi rispetto ai danni riportati dall’auto. I falsi ciclisti avevano fratture scomposte, mentre la Hyundai presentava segni lievi, incompatibili con un investimento di quella portata.
A chiarire tutto sono state le immagini di una telecamera della zona industriale. Nei filmati si vede arrivare un’auto scura. Alcune persone scendono, sistemano le biciclette sull’asfalto e preparano la scena. Poi arriva la Hyundai, che colpisce le bici. Solo dopo vengono fatti scendere dall’auto scura i due uomini, già visibilmente claudicanti, e vengono sistemati davanti alla vettura per fingere l’investimento.
Nella sequenza compare anche un’auto bianca arrivata da Montodine. Il veicolo rallenta, lampeggia verso le persone ferme vicino all’auto scura e resta con le luci accese sulla corsia Montodine-Codogno.
Il piano era costruito per far risultare i due uomini come ciclisti investiti e presentare la richiesta di risarcimento all’assicurazione. Le telecamere hanno però mostrato la preparazione della scena: le biciclette erano state piazzate prima dell’arrivo della Hyundai e i due presunti feriti erano stati portati davanti all’auto soltanto dopo.