Don Natale con il suo cane
Cremasco, 28 giugno 2026
13 ª Domenica ordinaria anno A
La Parola: 2Re 4,8-11.14-16 Sal 88 Rm 6,3-4.8-11 Mt 10,37-42
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 10,37-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
(Don Natale Grassi Scalvini) Più di una volta durante il Grest qualcuno dei più piccoli è venuto a chiedermi il permesso di andare a bere e col caldo che fa in questi giorni non potevo assolutamente opporre un rifiuto. Se poi ripenso al brano evangelico odierno, mi sento anche felice di poter essere in linea con lo stile evangelico e quindi pronto a ricevere la ricompensa di chi offre anche solo un bicchiere d’acqua a uno di questi piccoli.
Ovviamente voi direte che mi sono subito precipitato a leggere solo l’ultima parte del brano, quella più vantaggiosa nel mio caso. Non posso negarlo, però vi assicuro che sono ben consapevole anche di tutto il resto che viene prima, pensando che davvero per tutti noi vale la semplicità dell’ultimo gesto per guadagnarci la ricompensa del giusto però questo gesto deve essere anche accompagnato dalla disponibilità a prendere la propria croce ogni giorno alla sequela di Gesù.
Su questo punto dobbiamo davvero essere tutti più consapevoli che abbiamo tanto ancora da imparare da Gesù, anche noi che ci sentiamo vicini al Signore eppure rispetto alla sua volontà cerchiamo sempre le vie più comode e tranquille sia nel trattare con giustizia e amore i nostri fratelli come anche per riservare a Dio un po’ del nostro tempo. Ci mancherebbe! Siamo cristiani e quindi seguaci fedeli di Gesù e siamo pronti ad accogliere la sua parola proclamata ogni domenica però nello stesso tempo siamo anche molto bravi ad accontentarci un po’ e magari, anche con la scusa del gran caldo, lasciare sempre all’ultimo posto la nostra scelta preferenziale per il Signore.
Insomma, buoni si, ma non troppo.
Credo che oggi la parola di Gesù venga proprio incontro a questo nostro consueto modo di fare per chiederci di superare finalmente la misura del minimo sindacale. Da una parte ci assicura che basta davvero poco, purché sia fatto col cuore e con retta intenzione, per meritarci la ricompensa preparata dal Signore per ciascuno di noi. Nello stesso tempo ci viene ricordata come la richiesta prima e fondamentale di Gesù sia innanzitutto la sequela di lui, per essere pronti ad assumerci le responsabilità, anche umane e storiche, della nostra scelta cristiana, capaci quindi di portare davvero la nostra croce, le nostre difficoltà quotidiane nell’impegno a servire i fratelli ponendoci all’ultimo posto proprio come ha fatto lui che è venuto per dare la vita e portare la croce prima di noi e per tutti noi, dandoci un esempio ed operando così la nostra salvezza, riaprendoci la via dell’amicizia con Dio e offrendoci la promessa della vita eterna.
Ciò che davvero fa la differenza agli occhi di Dio e del Figlio suo Gesù non è certo la grandezza o la straordinarietà delle nostre opere, quanto piuttosto l’intenzione che guida quotidianamente le nostre scelte anche quelle della carità amorevole che dobbiamo praticare ogni giorno nelle comuni circostanze della vita. Possiamo infatti illuderci di sistemare le cose col Signore con qualche opera buona che tutti, prima o poi, riusciamo a compiere, ma non possiamo certo illuderci di prendere in giro il Signore che legge nei nostri cuori e sa benissimo le intenzione che guidano le azioni e le parole quotidiane.
Nello stesso tempo non dobbiamo neanche preoccuparci troppo se, nonostante la nostra buona volontà, non riusciamo a cambiare in meglio il nostro mondo e tante volte neanche quelli di casa nostra. Per essere graditi a Dio basta davvero poco e l’esempio banale scelto da Gesù con il semplice bicchiere d’acqua non può che sollevarci dalla nostra presunta responsabilità nei confronti del mondo intero: non spetta a noi salvare l’universo. Se solo riuscissimo a vivere nella quotidianità dei momenti felici e di quelli più complicati con la certezza di essere sempre operatori della volontà di Dio potremo allora ritenerci davvero conteggiati tra gli eletti che un giorno parteciperanno alla gioia del Padre che vuole felici tutti i suoi figli.