Visita di controllo delle anche
Crema, 03 luglio 2026
*Se anche i neonati diventano un problema di mercato per la sanità pubblica...
Quando lo smantellamento della sanità pubblica arriva fino ai neonati, non è più semplice disservizio ma qualcosa di indecente.
Tra la quarta e la sesta settimana di vita, prorogabile fino all’ottava, ogni neonato deve effettuare un controllo importante alle anche: un’ecografia necessaria per verificare che non ci siano malformazioni e, se serve, intervenire in tempo.
Eppure, al momento della prenotazione, a mia moglie è stato riferito che Asst Crema, dal 9 luglio, non erogherà più questo servizio essenziale.
La soluzione indicata? Spostarsi a Vigevano, in provincia di Pavia, o a Casalmaggiore. Tradotto: per una visita necessaria a un neonato di poche settimane, anche un’ora e mezza di auto all’andata e un’ora e mezza al ritorno.
Tre ore di viaggio per un controllo che dovrebbe essere garantito vicino a casa.
Oppure pagate il privato.
Questa volta il racconto non è per sentito dire: riguarda mio figlio. Ma il punto non è la mia vicenda personale. Una famiglia non dovrebbe scoprire sulla pelle di un neonato quanto si sia impoverita la sanità pubblica del proprio territorio.
Questi sono i fatti. Una madre ha provato a prenotare una visita necessaria per il proprio bambino e si è sentita indicare il privato o strutture lontane decine di chilometri. Poi si è rivolta allo Sportello Salute di Crema, che ringraziamo per il supporto e per il lavoro che svolge ogni giorno accanto ai cittadini.
Nei giorni scorsi Asst Crema ha risposto a chi denunciava i problemi strutturali di una sanità con sempre meno servizi e sempre più attese. Lo ha fatto con numeri raccontati in modo autoassolutorio, formule vaghe, parole rassicuranti.
A tratti sembrava il miglior Conte Mascetti: “attrattività prematurata”, “percorso di crescita con scappellamento a destra”.
Ma fuori dalle supercazzole, la realtà è ben diversa.
Se un servizio pubblico sparisce, chi può paga il privato.
Chi ha tempo, macchina - e aria condizionata, viste le temperature - e possibilità si sposta.
Chi non ha soldi, tempo o tutele? Fatti suoi.
E obbligare una famiglia a scegliere tra privato, distanza o rinuncia non è un problema organizzativo. È il segno di una sanità pubblica che sta smettendo di fare il suo mestiere. È il segno di una sanità sempre più piegata al profitto del privato e sempre meno fedele a quello che dovrebbe essere il suo primo obiettivo: : curare le persone, non spingerle verso il mercato.
La situazione non nasce oggi. La conosciamo da anni: disservizi, liste d’attesa, l’ipocrita pratica dell’intramoenia dentro le strutture pubbliche, il drenaggio di fondi pubblici prima e di utenza poi verso la sanità privata.
Prima si finanzia il privato. Poi si indebolisce il pubblico. Poi si dice ai cittadini: arrangiatevi.
E quando questo smantellamento colpisce persino i neonati e non per prestazioni occasionali, specialistiche o rare, ma per visite previste nelle prime settimane di vita, allora chiamarlo disservizio è già troppo gentile.
Un neonato di quattro settimane non dovrebbe attraversare mezza Lombardia per una visita che la sanità pubblica stessa considera necessaria.
È semplicemente uno schifo".
Paolo Losco, padre
E dopo l'esternazione, ecco la retromarcia dell'Asst.
L’Asst di Crema interviene per fare chiarezza dopo la denuncia di Paolo Losco relativa alla presunta sospensione dell’ambulatorio dedicato alle ecografie delle anche per i neonati. L’azienda sanitaria precisa: “Il servizio dedicato ai neonati con indicazione clinica non viene meno e continuerà a essere regolarmente garantito”, sottolineando che a cambiare sarà esclusivamente il percorso organizzativo, in linea con le più recenti linee guida internazionali.