Crema News - Dal territorio - Dodici anni allo stupratore di San Zenone

San Zenone, 24 febbraio 2026

(Andrea Biraghi) Il gup di Lodi Alice Tettamanti ha condannato a 12 anni di reclusione il 26enne originario del Mali Harouna Sangare, ritenuto responsabile di violenza sessuale e lesioni ai danni di una ragazza di 18 anni aggredita la sera del 30 agosto 2025 nel parcheggio della stazione ferroviaria di San Zenone al Lambro, a circa dieci chilometri da Lodi. Il pubblico ministero Martina Parisi aveva chiesto una pena di 11 anni. Il giudice ha inoltre disposto l’espulsione dal territorio nazionale a pena espiata.

L’imputato, attualmente detenuto, ha scelto il rito abbreviato che consente la riduzione della pena di un terzo e si è presentato personalmente alle udienze. L’identificazione è avvenuta attraverso accertamenti genetici che hanno consentito di attribuirgli con certezza la responsabilità dei fatti.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei carabinieri di San Donato Milanese, coordinate dalla procura di Lodi, la violenza è avvenuta intorno alle 23 di sabato 30 agosto. La giovane, che aveva trascorso la giornata a San Zenone da parenti, si stava incamminando da sola verso la stazione per prendere l’ultimo treno diretto a Milano.

L’uomo è spuntato dalla vegetazione facendosi luce con il telefono cellulare. Dopo aver colpito la ragazza con un pugno per tramortirla, l’avrebbe trascinata dietro una siepe, sottoponendola a violenza sessuale e provocandole lesioni. Quindi se ne è andato e quel punto la 18enne ha chiesto aiuto, chiamando il 112.

Il 26enne, sposato e padre di due figli, nei mesi precedenti era stato denunciato dalla moglie per maltrattamenti e si era allontanato dall’abitazione. Al momento dei fatti era ospite da alcune settimane di una struttura di accoglienza in zona, dove lavorava in cucina; dalla stessa struttura è arrivata la piena collaborazione agli investigatori.

Nel corso del procedimento l’imputato ha chiesto scusa e ha versato un risarcimento alla vittima, commisurato alla propria condizione di richiedente asilo in attesa di un’occupazione stabile. La giovane non si è costituita parte civile.

La sentenza di primo grado chiude il rito abbreviato, ma resta possibile il ricorso in Appello.