Il ponte sull'Adda
Lodi, 21 gennaio 2026
(Andrea Biraghi) L’ipotesi di un ponte Bailey come alternativa temporanea al ponte storico di Lodi non è esclusa, ma non risulta compatibile con i tempi previsti per l’avvio del maxi cantiere. È quanto emerge dal sopralluogo effettuato dal 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona, richiesto dal prefetto di Lodi Davide Garra.
Il sopralluogo si è svolto lo scorso 22 dicembre sul ponte Napoleone Bonaparte, nell’ambito delle valutazioni avviate dopo la decisione di chiudere il ponte per un periodo di 180 giorni a partire dal 2 marzo. Già nel vertice d’emergenza del 18 dicembre, il prefetto aveva annunciato il coinvolgimento dell’Esercito per verificare possibili soluzioni in grado di ridurre i disagi legati alla lunga chiusura.
Durante l’analisi tecnica sono state prese in considerazione due ipotesi principali: la realizzazione di un ponte Bailey a due campate, con una pila intermedia sull’isolotto Achilli, e l’installazione di una passerella ciclopedonale a sbalzo su una porzione del ponte, così da garantire un flusso continuo per pedoni e ciclisti senza ricorrere all’apertura alternata delle passerelle esistenti.
Entrambe le soluzioni, tuttavia, richiedono approfondimenti tecnici, autorizzativi e progettuali che non risultano compatibili con le tempistiche attuali. In assenza di uno stato di emergenza dichiarato, un ponte alternativo dovrebbe infatti seguire l’iter ordinario di progettazione, esecuzione e collaudo, rendendo impossibile una realizzazione entro l’avvio del cantiere previsto per inizio marzo.
Il fattore tempo resta quindi il principale vincolo. La finestra individuata, da marzo per circa sei mesi, è stata definita per concentrare i lavori nel periodo ritenuto più sicuro dal punto di vista idraulico e per rispettare il cronoprogramma dei 180 giorni di chiusura.
Dal comune è stata ribadita la volontà di proseguire il confronto con Aipo e con gli enti competenti per valutare eventuali soluzioni alternative in grado di mitigare i disagi, tenendo però conto delle tempistiche, dei costi e delle complessità procedurali.
Aipo ha confermato la disponibilità al dialogo, precisando che un eventuale rinvio dell’intervento non può essere valutato con leggerezza, trattandosi di un’opera legata alla sicurezza idraulica e a una programmazione già definita.