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Cremona, 15 ottobre 2026
(Andrea Biraghi) Due dei tre uomini condannati per il pestaggio avvenuto nel novembre 2023 nel parcheggio del CremonaPo sono latitanti. Gian e Sukhdev, condannati a sette anni e un mese ciascuno per tentato omicidio, risultano irreperibili dopo essere evasi dagli arresti domiciliari. Si sospetta che possano trovarsi all’estero, tra Stati Uniti e Messico. Il terzo imputato, Navmeet, è stato condannato a quattro anni e nove mesi.
Secondo l’accusa, il gruppo aveva atteso l’arrivo della vittima vicino all’ingresso del centro commerciale per poi aggredirla con calci, pugni, un martello, un tubo metallico e altri oggetti contundenti. Il 26enne aveva riportato lesioni giudicate guaribili in 81 giorni.
Per il pm Giannangelo Maria Fagnani si era trattato di una spedizione punitiva organizzata con volontà omicidiaria. Per Gian e Sukhdev erano stati chiesti 12 anni e sei mesi, per Navmeet otto anni e sei mesi.
La difesa ha sostenuto invece che non ci fosse l’intenzione di uccidere. “È vero che il mio assistito aveva un martello, ha agito alle spalle e ha colpito la vittima alla testa, ma se avesse voluto ucciderla avrebbe potuto farlo – spiega l’avvocato Michele Barrilà –. Non solo la persona offesa non è morta, ma non ha riportato neppure una frattura cranica. Per questo avevamo chiesto di riqualificare il fatto da tentato omicidio a lesioni volontarie”.
In subordine la difesa aveva richiamato anche l’articolo 56 del codice penale, sostenendo che gli aggressori si fossero fermati volontariamente prima di arrivare all’omicidio. “Erano armati e avrebbero potuto proseguire, ma non lo hanno fatto. Non risultano essere fuggiti per l’arrivo delle forze dell’ordine. Dalle stesse frasi rivolte alla vittima emergeva l’idea che quella volta volessero solo picchiarla e che eventualmente sarebbero tornati”.
La richiesta di riqualificare il fatto in lesioni non è stata accolta, ma i giudici hanno escluso premeditazione e futili motivi. “Secondo noi non erano stati dimostrati”, aggiunge Barrilà.
Sul rapporto tra le persone coinvolte, la difesa ha richiamato anche vecchi dissidi personali. La vittima e uno degli imputati avevano abitato insieme con una terza persona e tra loro si erano verificati contrasti precedenti.