Cremona, 26 ottobre 2026

In sala operatoria c’è una presenza nuova. Il robot è accanto al tavolo, con più bracci posizionati attorno al paziente. Il chirurgo, invece, è seduto a pochi metri di distanza, davanti a una console. Guarda il campo operatorio attraverso una visione tridimensionale ingrandita e, utilizzando mani e piedi, guida ogni movimento degli strumenti.

 Le braccia del robot si muovono, entrano nel campo chirurgico e consentono di raggiungere angoli complessi. Ma non fanno nulla da sole. Ogni movimento è comandato dal chirurgo seduto alla console, mentre accanto al paziente restano gli assistenti del chirurgo e l’équipe di sala, che seguono tutte le fasi dell’intervento, collaborano con il primo operatore e intervengono direttamente al tavolo quando necessario.

 È così che la chirurgia robot-assistita è entrata nell’attività dell’Asst di Cremona. Il robot chirurgico, installato nei mesi scorsi all’ospedale è ora operativo: a utilizzarlo per la prima volta è stata l’équipe dell’Urologia diretta da Fabrizio Verweij per una nefroureterectomia, l’asportazione del rene e dell’uretere. 


COME CAMBIA IL GESTO CHIRURGICO

"Il robot da solo non fa nulla – spiega Verweij. – Trasferisce i movimenti del chirurgo all’interno del campo chirurgico. La differenza è negli strumenti: hanno più gradi di movimento rispetto a quelli della laparoscopia tradizionale, possono orientarsi con maggiore libertà e raggiungere angoli altrimenti più difficili da affrontare. Questo facilita alcune dissezioni e il lavoro negli spazi anatomici più complessi, mantenendo sempre il controllo diretto da parte del chirurgo".

  

IL CAMPO OPERATORIO SEMPRE DAVANTI AGLI OCCHI

A cambiare è anche il modo in cui il chirurgo guarda il campo operatorio. Seduto alla console, ha lo schermo direttamente davanti agli occhi e segue i propri gesti attraverso una visione tridimensionale e ingrandita, in una modalità più vicina alla naturale coordinazione tra ciò che vede e ciò che fanno le mani.

 È lo stesso chirurgo, inoltre, a governare la telecamera: può scegliere il punto di osservazione, modificare l’ingrandimento e mantenere stabile l’immagine sul campo in cui sta lavorando. 

Cambia anche la postura di chi opera. Alla console il chirurgo lavora seduto, con lo schermo davanti agli occhi e senza dover sostenere direttamente gli strumenti per tutta la durata dell’intervento. "È una differenza che si sente soprattutto negli interventi più lunghi – aggiunge Verweij. – In laparoscopia si può lavorare per ore in piedi, mantenendo determinate posizioni e manovrando gli strumenti. Alla console sono seduto e lavoro in una posizione più ergonomica. La fatica fisica si riduce e questo, per chi opera, è un vantaggio concreto".

 

NON TUTTO VA FATTO CON IL ROBOT

Avere una possibilità in più non significa doverla utilizzare sempre. La scelta della tecnica resta una decisione clinica, valutata dal chirurgo sulla base del tipo di intervento, delle caratteristiche della persona e dei vantaggi che ciascun approccio può offrire in quello specifico caso.

 "L’indicazione è sempre del chirurgo e viene valutata sul singolo paziente – sottolinea Verweij –. Ci sono interventi nei quali la robotica offre vantaggi importanti e altri nei quali la laparoscopia tradizionale resta altrettanto appropriata".

  

BELLERI: «DALL’INVESTIMENTO ALL’ATTIVITÀ CHIRURGICA»

"Quando, lo scorso maggio, abbiamo ricevuto il via libera all’acquisizione del robot chirurgico, avevamo sottolineato quanto fosse importante mettere questa tecnologia a disposizione dei nostri professionisti e dei nostri pazienti – afferma Ezio Belleri, direttore generale di Asst di Cremona. Oggi quell’investimento è diventato attività clinica e il robot è entrato concretamente in sala operatoria. Ringrazio regione Lombardia, che ci ha consentito di dotare l’Asst di questa tecnologia".