Crotta d'Adda, 18 febbraio 2026
(Andrea Biraghi) I due cedimenti della passerella ciclopedonale tra Crotta d’Adda e Maccastorna non sono soltanto un fatto tecnico o giudiziario. Sono diventati anche un tema di opportunità e di priorità.
L’opera, inserita nel progetto della ciclovia VenTo (Venezia - Torino) e finanziata con quattro milioni di euro da regione Lombardia, è stata affidata ad Aipo (Agenzia Interregionale per il Fiume Po). Il cantiere era ormai in fase di collaudo quando si sono verificati i crolli.
Maccastorna è uno dei comuni più piccoli d’Italia, con poco più di sessanta abitanti. Il contesto non è quello di un centro urbano densamente popolato o di un nodo infrastrutturale strategico. È un’area rurale, con un traffico limitato. Un elemento che, secondo alcuni osservatori, rende legittima una domanda: era necessario spendere quattro milioni di euro per quest'opera?
Tra le voci che seguono da vicino la vicenda c’è quella di Stefano Rotta, osservatore del fiume e attivista ambientale che sostiene: "Parliamo di una strada che non ha praticamente traffico. Prima di costruire passerelle, forse serviva un lavoro serio sulle sponde, sulla fruibilità del fiume e sulla qualità dell’acqua".
Il suo punto non è una bocciatura ideologica della ciclovia, ma una riflessione sulle priorità: "Se vogliamo attrarre turismo, bisogna rendere il fiume più accessibile e più curato. Sistemare le sponde, creare percorsi sicuri, migliorare l’ambiente. Qui invece si è partiti da un’infrastruttura complessa sistemata in un punto delicato".
I cedimenti hanno inevitabilmente rafforzato queste perplessità. Una struttura nuova che cede due volte prima ancora del collaudo solleva interrogativi non solo tecnici, ma anche di programmazione.
Il collegamento con Lodi resta sullo sfondo. Aipo, ente che ha gestito l’appalto della passerella, sarà coinvolto anche nei lavori sul ponte principale di Lodi. Non esiste alcun elemento che leghi i due cantieri sul piano tecnico, ma è evidente che quanto accaduto a Maccastorna insinua qualche timore.
"Non è una questione di allarmismo - conclude Rotta. - È una questione di fiducia. Se un’opera nuova presenta criticità così evidenti, è normale che la comunità voglia capire meglio come vengono pianificati e controllati questi interventi".
Le cause dei cedimenti restano oggetto di accertamenti da parte della procura di Lodi. Ma accanto al piano giudiziario si è aperto anche un dibattito più ampio: non solo su come si costruisce, ma su cosa si decide di costruire.