Bosso, la sua tromba, il jazz. Al S. Domenico

Crema, 13 maggio 2022

(Valentina Ricciuti) La tromba del grande Fabrizio Bosso insieme ai “Carovana Tabù”, provenienti da ogni parte d’Italia, domani al teatro San Domenico di Crema, alle 21. Sul palco il progetto discografico “Miles To Go” che dona nuova veste alla musica di Miles Davis attraverso una Suite composta da sette arrangiamenti originali di brani celebri e tre inediti.

Fabrizio Bosso è un musicista conosciuto in tutto il mondo che oltre al conservatorio ha seguito i corsi di alto perfezionamento a Saluzzo (Cn) con il M° Pierre Thibaut, prima tromba dell’Opéra di Parigi. Ha studiato e suonato con tantissimi artisti: Kenny Wheeler, George Russel, Irio De Paula, Enrico Rava, Gianni Basso, John Faddis, Renato Sellani, Marco Tamburini, Carla Bley, Dee Dee Bridgewater, Dianne Reeves, Javier Girotto. Molte le collaborazioni con cantautori italiani: Claudio Baglioni, Fabio Concato, Fiorella Mannoia, Renato Zero, Zucchero, Franco Califano, Mario Biondi, Sergio Cammariere, solo per citarne alcuni.

Ciao Fabrizio benvenuto a Crema. Com’è nato l’incontro con i Carovana Tabùe il progetto su Miles che presenterete al S. Domenico?

"È nato dall’amicizia con il loro trombettista, Tony Santoruvo. Sono otto ragazzi con meno di 30 anni, bravissimi e pieni di entusiasmo, voglia di fare e imparare: questo naturalmente mi ha coinvolto da subito. Il progetto su Miles è stato ideato da loro e in particolare dal pianista. Hanno attinto in modo intelligente al lavoro di Miles Davis tenendo un filo conduttore sulla musica moderna ed elettronica. Suoniamo pietre miliari del primo periodo di Miles ma rivisitando con la chiave di pensiero del suo ultimo periodo. A metà concerto suoneremo “Blue in Green”, una ballad meravigliosa del ’59 riarrangiata per soli fiati. Il concerto coinvolge tutti i sensi e comprende anche una parte video proiettata alle nostre spalle e che si fonde con la musica e le luci curate nel dettaglio”.

Com’è possibile suonare la musica di Davis senza essere Davis?

“Le prime volte che sono stato coinvolto in concerti per omaggiare un trombettista mi preoccupavo del fatto di dover suonare nel suo stile. Crescendo, invece, ho maturato il pensiero di poter tributare un artista con il proprio linguaggio e suono".

In un’intervista hai parlato di “rendere sullo strumento” e “rendere musicalmente” come due cose distinte. Spiega questo tuo pensiero?

“Per poter sfruttare al massimo la parte creativa e musicale bisogna essere preparati sullo strumento, avere più mezzi possibile a disposizione in modo da poter far uscire dalla tromba le idee che ti vengono in mente. C’è bisogno di una preparazione tecnica e di uno studio accademico che va al di fuori della parte musicale. Inoltre occorre dedicarsi allo studio di “mantenimento” sulla tromba che è uno strumento molto faticoso dal punto di vista dell’approccio fisico, ancor prima della parte creativa e mentale. Studierò anche oggi, non appena in hotel, grazie alla sordina”.

Qual è la cosa più impellente da risolvere per cercare di far vivere meglio voi musicisti? 

“Sono amico di Andrea Lucchi, prima tromba dell’Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Mi raccontava che, durante il lock down, non è stato riconosciuto ai musicisti lo smart working durante il quale hanno continuato a studiare per prepararsi ai concerti futuri. Lo trovo assurdo. Questo naturalmente avviene anche per tutti i liberi professionisti. Credo invece che sia fondamentale investire maggiormente nelle orchestre stabili. Inoltre, i giovani hanno molte occasioni per studiare e formarsi qui in Italia ma si dovrebbe investire per creare nuovi spazi di fruizione. Fortunatamente alcuni festival investono nei musicisti emergenti”.


Nella foto, Fabrizio Bosso (Credit Ph: Fabrizio Cirulli)


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